Ultimo Aggiornamento:
26 settembre 2020
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Invisibile. Il culto islamico in Italia e l’immagine fotografica

Maurizio Cau - 15.01.2015

Tra le reazioni seguite agli attacchi terroristici che hanno scosso la Francia, una delle più discusse e meno felici è stata senz’altro quella dell’assessore veneto all’Istruzione Elena Donazzan. In una circolare ai dirigenti scolastici dell’intera regione ha chiesto di condannare il terrorismo di matrice islamica, espressione di una «cultura che predica l'odio contro la nostra cultura», come dimostrerebbe – in un improbabile e spericolato gioco di specchi analogico – il recente accoltellamento di un uomo italiano da parte di un quattordicenne tunisino.

L’improvvida uscita di Donazzan mostra come in Italia la riflessione sulle forme di integrazione dei “nuovi cittadini” continui a percorrere strade incerte, segnata com’è da una profonda indifferenza (forse varrebbe la pena chiamarla ignoranza) rispetto al paesaggio sociale e culturale della comunità musulmana italiana. L’origine di questa indifferenza, vera e propria anticamera del pregiudizio, va del resto imputata, almeno in parte, agli stessi organi di informazione e di approfondimento, che nei rari tentativi di dare voce alle posizioni articolate e complesse del mondo islamico italiano non sembrano voler oltrepassare lo stereotipo. leggi tutto

A colpi di immagine. L’Isis e le forme di mediatizzazione del terrore

Maurizio Cau - 20.11.2014

Continua l’offensiva mediatica condotta dall’Isis a colpi di decapitazioni, omicidi cruenti, spot inneggianti alla violenza. È degli ultimi giorni la messa in rete delle immagini che riprendono l’uccisione dell’ostaggio americano Peter Kassing (è il sesto) e di quindici soldati siriani. A colpire è, una volta di più, la cura meticolosa con cui vengono messe in forma le immagini lanciate sul web come veicolo di violenza. A impressionare non è tanto la qualità di ripresa dei video, ma la loro vicinanza a codici narrativi e modelli iconografici figli della cultura cinematografica occidentale. Vale dunque la pena riflettere sul ruolo che le immagini hanno nella guerra senza quartiere condotta in Siria e in Iraq dalle forze jihadiste. 

Che le immagini costituiscano un aspetto centrale del “marketing del terrore” non è certo una scoperta di queste settimane. Al Qaeda l’abbiamo imparata a conoscere attraverso i video sgranati in cui Bin Laden inneggiava alla guerra santa contro l’Occidente, e negli anni la propaganda del terrore ha utilizzato in misura sempre più massiva le potenzialità della tecnologia digitale. Twitter, youtube, siti dedicati: l’azione di arruolamento delle coscienze e la minaccia alle potenze occidentali corrono sempre più sulla rete. Ma cosa è cambiato tra le immagini piatte e un po’ incerte che un tempo mostravano gli addestramenti dei talebani o i loro capi racchiusi in set improvvisati tra le rocce in compagnia dell’immancabile kalashnikov e i video che in questi mesi ritraggono processi sommari, combattimenti, fucilazioni? leggi tutto

Aspettando Godot. Lo stallo parlamentare nell’elezione dei giudici costituzionali

Maurizio Cau - 25.10.2014

Che la nomina da parte politica dei giudici della Corte Costituzionale sia un terreno di scontro non è una novità. Da un certo punto di vista la litigiosità interna alle forze parlamentari accompagna la vita della Consulta fin dal tormentato percorso legislativo che ha portato alla sua istituzione. L’approvazione della legge costituzionale n. 1/1953 e della legge ordinaria n. 87/1953, i due atti normativi che diedero struttura e contenuto a un organo che nella storia italiana rappresentava un’assoluta novità, fu raggiunta solo dopo lunghi e accesissimi scontri tra le forze politiche, tanto che Piero Calamandrei polemizzò apertamente con quella forma di “ostruzionismo della maggioranza” che, a suo dire, ostacolava il processo attuativo del disegno costituzionale del ’48.

Certo, si dirà, lì si trattava di individuare le norme di funzionamento di un organo il cui ruolo istituzionale era in molta parte da definire, mentre l’estenuante improduttività manifestata dalle forze parlamentari in queste settimane riguarda solo la nomina di due giudici della Consulta, e dunque è il segno di una inadeguatezza politica assai più marcata. Eppure questo stallo non è affatto una novità. Si pensi al caso emblematico di Vezio Crisafulli, giurista tra i più importanti del dopoguerra, intorno alla cui nomina PCI e DC ingaggiarono a metà degli anni Cinquanta una lotta di quasi tre anni che si concluse con la sua (momentanea) esclusione dal collegio dei giudici costituzionali. O si pensi al caso dell’elezione di Annibale Marini nel 1997, che arrivò dopo più di un anno e mezzo di tentativi falliti, leggi tutto

Svolta o evoluzione? Le posizioni del Vaticano sulla guerra

Maurizio Cau - 04.10.2014

Il recente intervento del segretario di Stato vaticano all’ONU non è passato inosservato. Prendendo la parola davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il cardinal Parolin ha puntato il dito contro le responsabilità di una comunità internazionale incapace di fronteggiare con forza e coesione i conflitti che stanno infiammando Siria, Iraq e Ucraina: “E’ deludente – ha ammonito Parolin - che fino ad ora la comunità internazionale si sia caratterizzata per le sue voci contraddittorie se non per il silenzio. E’ fondamentale che ci sia una unità di azione per il bene comune, evitando il fuoco incrociato di  veti”. La rapida ascesa dell’ISIS e la minaccia di una guerra civile su larga scala alimentata da un terrorismo religioso in via di trasformazione hanno messo in evidenza lo stallo della comunità politica internazionale, a cui il Vaticano chiede di fornire “una risposta unitaria, basata su solidi criteri giuridici e su una volontà collettiva di cooperare per il bene comune”.

 

Dalla preghiera all’intervento armato


Se confrontata con gli interventi e le azioni che papa Bergoglio ha promosso al principio del suo pontificato, e che miravano a rilanciare il dialogo e la preghiera come strumenti validi ad evitare la guerra, si tratta di un’evoluzione di non poco momento. Le posizioni della Santa Sede in ordine alle complesse vicende internazionali hanno di recente subito un profondo mutamento, come suggerivano in agosto le dichiarazioni rilasciate da papa Francesco al ritorno dal viaggio in Corea del Sud: «È lecito fermare l’aggressore ingiusto. Sottolineo il verbo: fermare. leggi tutto

Rappresentare l’irrappresentabile. Il Belluscone di Maresco

Maurizio Cau - 18.09.2014

La recente Mostra internazionale del cinema di Venezia ha evidenziato come l’interesse della cinematografia nostrana verso l’universo politico e i suoi lati più oscuri continui ad essere vivo, e come il filone che a partire dai maturi anni Duemila è tornato a indagare - dopo un paio di decenni di fiacca creativa - le opacità del sistema politico italiano non sembri voler scemare. Non siamo di fronte alla rinascita di un genere dai contorni particolarmente connotati, ma le pellicole che si confrontano (con alterne fortune) con l’altra faccia della politica si sono negli ultimi anni moltiplicate.

Pur nella loro diversità di approcci, esiti, modelli narrativi e intenti, Belluscone. Una storia siciliana di Franco Maresco e La trattativa di Sabina Guzzanti (il primo in sala in questi giorni, il secondo in arrivo sugli schermi i primi di ottobre) rappresentano due esempi di come il cinema stia tentando di fare i conti col sistema politico italiano e con le anomalie della nostra storia più recente. Il film di Maresco tentando di riflettere sulle radici siciliane dell’ascesa berlusconiana, quello della Guzzanti ricostruendo i contorni della trattativa che si sarebbe consumata tra lo Stato e la mafia a partire dalle stragi dei primi anni Novanta. leggi tutto

Sereno variabile. Renzi e i venti caldi d’autunno sul PD

Maurizio Cau - 26.08.2014

Sarà pure che, come si usa dire, non ci sono più le mezze stagioni, ma gli autunni - almeno nelle agende politiche - continuano ad essere caldi. Non c’è infatti estate in cui non ci si appresti a celebrare l’arrivo minaccioso di torridi autunni pronti a infuocare la vita politica nazionale.

Sembrerebbe, stando ai pareri degli analisti politici e dei titolisti dei quotidiani, che la coda di questa bizzarra estate confermerà le attese, e che per il governo si stia per aprire una stagione complessa e delicata. Al rientro dalle vacanze Renzi dovrà affrontare un calendario politico insidioso, a partire dal varo delle preannunciate riforme (scuola, sblocca-Italia, giustizia), cui si aggiungeranno lo scoglio del consiglio europeo del 30 agosto e la definizione di una linea politica chiara in rapporto agli scenari di guerra internazionali.

Per il premier si preannuncia una fine estate calda non solo sul fronte istituzionale, ma anche sul fronte interno del partito di cui continua a essere segretario. La ridefinizione del modello di governance intorno a una «segreteria unitaria» e la nomina dei membri rimasti vacanti dopo l’arruolamento di una sua parte tra le fila del governo sono solo una parte delle partite, che si allargheranno ulteriormente in vista delle elezioni in programma tra la fine dell’anno e la primavera del 2015 in alcune importanti regioni. Si vedrà, così, se il partito ha trovato davvero l’unità che cerca o se prevarranno, com’è avvenuto in questi anni, le faide leggi tutto

Eterni ritorni e silenzi. Gli intellettuali e il dramma di Gaza

Maurizio Cau - 12.08.2014

Era facile prevedere che la radicalizzazione del conflitto israelo-palestinese di queste settimane sarebbe stata accompagnata da appelli e prese di posizione pubbliche volte a condannare la sanguinosa strage che si sta perpetrando nella striscia di Gaza, e a riflettere sulle possibili vie di soluzione di uno dei nodi più intricati della storia internazionale dell’ultimo secolo.

 

La voce degli intellettuali

 

Nel dibattito pubblico che accompagna il confronto infuocato tra le ragioni del popolo palestinese e quelle degli israeliani uno spazio di rilievo è tradizionalmente occupato dalle opinioni degli intellettuali, che anche in queste settimane, almeno nel dibattito internazionale, non hanno fatto mancare la propria voce.

Zygmunt Bauman, l’intellettuale polacco di origini ebraiche che ha riflettuto a più riprese sui limiti della coesistenza pacifica nei territori palestinesi, ha stigmatizzato pubblicamente le logiche della violenza e della vendetta che sembrano orientare, ben più degli ideali della coabitazione pacifica, entrambi i fronti. «Ciò a cui stiamo assistendo - ha sostenuto Bauman criticando apertamente leggi tutto

La retorica politica al tempo di Twitter. I cinguettii di Renzi

Maurizio Cau - 05.08.2014

Dal «parlare stampato» ai pensieri in 140 battute

 

L’oratoria politica italiana, lo ha segnalato con acutezza Gabriele Pedullà (Parole al potere, Rizzoli, 2011), è segnata da svolte che ne hanno modificato a più riprese le forme. Se nei dibattiti parlamentari otto-novecenteschi la parola politica ha ricalcato gli stilemi della parola letteraria (si pensi all’emblematico caso di D’Annunzio o alla debordante ma abilissima arte oratoria di Mussolini), col secondo dopoguerra è maturato un sentimento di sostanziale insofferenza per i modelli tradizionali della retorica politica, logorati da una stagione autoritaria che aveva tradito anzitutto le parole leggi tutto

Riformare per valorizzare. Verso un nuovo assetto del sistema culturale italiano?

Maurizio Cau - 22.07.2014

Il messaggio che giunge dalla recente presentazione del rapporto annuale di Federculture parla chiaro: pur contando su un patrimonio artistico, storico e paesaggistico di straordinaria ricchezza, in ambito culturale l’Italia non si può permettere di vivere di rendita. Fino a quando la politica non riserverà al comparto culturale e turistico l’attenzione che merita, intervenendo con politiche incisive capaci di rilanciare la crescita in uno dei settori economici più rilevanti, non sarà possibile rovesciare le sorti di una situazione dai contorni avvilenti e paradossali, quelli di un Paese incapace di mettere a frutto l’enorme potenziale di crescita su cui può contare. leggi tutto

L’introduzione del salario minimo in Germania: svolta epocale o minaccia per la ripresa economica?

Maurizio Cau - 12.07.2014

Il 3 luglio, dopo mesi di trattative e modifiche significative proposte dalle forze politiche conservatrici, il parlamento tedesco ha approvato ad amplissima maggioranza (535 voti a favore, 61 astenuti, 5 contrari) l’istituzione di un salario minimo garantito di 8,50 euro lordi l’ora. Secondo le stime ufficiali la misura riguarderà circa 3,7 milioni di lavoratori, da cui sono esclusi i giovani di età inferiore ai 18 anni, i lavoratori stagionali e i venditori di giornali. La norma entrerà in vigore il 1 gennaio del 2015, ma per alcuni settori è previsto un biennio di transizione.

Secondo il prestigioso IAB (Institut für Arbeitsmarkt- und Berufsforschung), il bilancio pubblico potrebbe venire sgravato di una cifra compresa tra i 2,2 e i 3 miliardi di euro, sempre che l’occupazione non cali. Le sole entrate legate all’assicurazione sociale dovrebbero crescere tra i 2,9 e i 4,5 miliardi di euro, mentre il fisco dovrebbe recuperare più di un miliardo di euro dalle imposte sul reddito.
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