Ultimo Aggiornamento:
28 ottobre 2020
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La speranza del sabato come attesa e liberazione

Francesco Domenico Capizzi * - 04.04.2020
Human Rights

A volte la Storia, la antica e la contemporanea che ci scorre davanti, sembra contraddire l’aforisma di Ippocrate: “la democrazia produce cittadini sani, la tirannia  sudditi malati”. Il contesto culturale e politico, forgiato nientemeno che da Aristotele, Platone, Socrate, Democrito, Eraclito, Gorgia, Parmenide, Zenone, Pericle “primo cittadino di Atene”, gli consentiva tanta arditezza?  Si, certamente, ma non basta a spiegare il filo sottile, tanto da risultare pressoché invisibile, che lega  Ippocrate a medici e intellettuali di tutte le epoche, più o meno autocratiche, che sostennero l’influenza di fattori sociali, ambientali ed economici su salute e malattia: da Avicenna alla  Scuola medica salernitana, dall’umanesimo erasmiano all’universo newtoniano, da  Ramazzini a Locke, dai razionalisti illuministi all’olandese Tissot von Swieten, al berlinese Rudolph Virchow, al viennese Johan Peter Frank e a Manlio Rossi-Doria.

Quel filo sottile, nonostante i tanti regimi autoritari attraversati, non si è spezzato pur continuando a rimanere negletto nelle composite Istituzioni politiche democratiche, nonostante la proclamata Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo, la diffusione dei principi costituzionali ispirati al bene comune  e l’esistenza di Organi internazionali di controllo e cooperazione. In questo contesto internazionale democratico, addirittura, salvo l’Italia, l’attuale epidemia è stata lungamente ignorata, e in parte ancora lo è per sospetti interessi finanziari ed economico-produttivi, fino al suo svolgimento in pandemia.

Nel frattempo i Servizi sanitari universalistici hanno ridotto ovunque la loro portata.

In Italia la modifica del Titolo V ha condotto alla definizione di Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) mentre resta concreto e stringente l’interrogativo sulla reale possibilità di  assicurarne la fruizione. Intanto prende corpo il principio complementare di sa­nità compatibile. Il fabbisogno assistenziale, infatti, va crescendo e ridefi­nendosi a causa dell’invecchiamento della popolazione e l’accresciuto ed esponenziale tasso di malattie croniche ed acute nei giovani con esiti a dir poco drammatici, come sta accadendo in tutti i Paesi occidentali (British Medical Journal, 2020).

Nel Regno unito il governo Thatcher cercò di smontare il National Health Service, riuscendovi solo in parte grazie all’opposizione delle nuove generazioni di medici. Ma il processo demolitorio non si è arrestato ed è proseguito, sebbene lentamente.

Negli U.S.A la situazione sanitaria può rappresentarsi citando un’intervista di  Ignazio Marino, sì proprio lui, l’ex senatore e sin­daco deposto “con atto notarile preliminare”: “…cosa c’è di peggio di una bambina lasciata morire perché senza assicurazione o di una donna la cui polizza viene annullata perché nello stipularla non aveva confessato di aver avuto la candida, cioè una banale infezione? Oppure di un’infermiera che ha avuto bisogno di un trapianto. Lavorava in un grande ospedale, era assicurata e quindi fu trapiantata. Quando dopo un anno la rividi, in un baretto di quelli  vicini ad ogni ospedale, scoppiò in lacrime: dopo il trapianto aveva perso il po­sto di lavoro perché non poteva sostenere i carichi richiesti e con il lavoro aveva perso l’assicurazione sanitaria e quindi non riusciva più a pagarsi i farmaci antirigetto. Dopo qualche mese è morta.  ( La Repubblica, 17 agosto 2007 ).

Non è un caso che l’OMS continui a collocare, ancor oggi, l’assistenza sanitaria degli USA al 37° posto, nonostante il suo costo complessivo raggiunga il 17% del p.i.l. contro il 7-9% degli Stati europei: i cittadini del tutto sprovvisti di copertura sanitaria, che comunque quasi mai possiede un carattere universalistico, assommavano prima della Riforma Obama a circa 50 milioni, dopo la Riforma Obama ad oltre 27 milioni. Trump ha avviato il suo smantellamento complessivo, che riguarderà dozzine di milioni di cittadini, suffragato dal voto del Congresso, da una sentenza di incostituzionalità dell’Obama care e dal decreto che abolisce i buoni pasto a circa 700.000 persone che vivono sotto la soglia della povertà assoluta a fronte, secondo il Tax Cuts and Jobs Act approvati dall’Amministrazione, di zero tasse per Amazon e similari. Senza contare che oggi persone a rischio o contagiate dal virus preferiscano cavarsela con assunzioni di paracetamolo in assenza di controlli medici e indagini che peserebbero sui già magri bilanci familiari.

Dopo l’immunità di gregge di Johnson, la non curanza di Trump, la disinvoltura di Macron, la trascuratezza di Governi e Istituzioni internazionali è lecito domandarsi se davvero sempre la democrazia produca cittadini sani o la pratica democratica stia affievolendo, per dirla con Simone Weil, la speranza del sabato come attesa e liberazione” per  divenire “una cosa nel senso più letterale della parola: c’era qualcuno e un attimo dopo non c’è più nessuno”.





* Già docente di Chirurgia Generale nell’Università di Bologna e direttore di Chirurgia generale negli Ospedali Bellaria e Maggiore di Bologna