Ultimo Aggiornamento:
21 luglio 2021
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Argomenti

Occorre un immaginario correttivo (Non strumentalizzare la conta dei morti)

Massimo Nava * - 23.01.2021

Sono più di ottantamila le vittime per Covid dall’inizio della pandemia (83681 al 21 gennaio 2021): rapportata al numero di casi e abitanti, questa cifra racconta un Paese ai primissimi posti nel mondo per diffusione della malattia e decessi. Dal confronto con la media dei deceduti degli ultimi cinque anni, sappiamo anche che il Covid si è portato via migliaia di vite in più. Quante? Difficile stabilirlo con certezza.

Le stime possono essere per difetto, se riuscissimo a conteggiare anche le vittime “indirette” del Covid: decessi conseguenti al sovraccarico di pronto soccorso e di ospedali che ha imposto rinvii e cancellazioni di interventi chirurgici, ritardi di diagnostica e prevenzione. Proprio il sovraccarico delle strutture sanitarie è la grande emergenza, che peserà anche sul futuro, più ancora del conteggio dei morti avulso dal contesto. Le stime, peraltro, potrebbero essere per eccesso, se il dato assoluto sulle vittime di Covid fosse rivisto alla luce di diagnosi, concause, accuratezza dei certificati di morte che dovrebbero indicare anche le patologie sofferte dal paziente. La contabilità, rispetto agli anni precedenti, dovrebbe tenere anche conto del numero minore di morti per altre cause (ad esempio, per incidenti stradali e sul lavoro) in relazione ai mesi di lockdown e a ridotte attività economiche e mobilità sociale. leggi tutto

Il senso della vita nel Paese dei piagnoni

Massimo Nava * - 16.01.2021

La prima parola che viene in mente quando si prova a riflettere sulla pandemia che ci affligge ormai da un anno, fra momenti di effimero sollievo e di drammatiche ricadute, è “smarrimento”. Siamo quotidianamente bombardati - da giornali, programmi tv e dirette web -  da cifre e statistiche sull’andamento della pandemia, sul numero di contagi e di decessi, sul rapporto fra la situazione italiana e quella mondiale. Il tutto mescolato a pareri contraddittori di esperti - virologhi e scienziati, alcuni dei quali ormai più famosi di Vasco Rossi e Claudio Baglioni e c’è da scommetterci prossimi a candidature in parlamento - polemiche politiche strumentali, scorrerie mediatiche negli anfratti più bui della vicenda, che amplificano un caso singolo (ad esempio, il decesso o il contagio di una persona appena vaccinata) con il risultato di sollevare dubbi e confusione laddove occorrerebbe una comunicazione chiara, semplice e il più possibile univoca. Leggiamo ogni giorno decine di pagine sulla pandemia (ridotte soltanto il giorno della morte di Maradona e dopo l’assalto a Capitol Hill) che tuttavia non aiutano a trovare la bussola. L’effetto è di un tutto indistinto e quindi dello “smarrimento”. Ciascuno, alla fine, resta della propria opinione, si affida al sentito dire o all’esperienza personale di amici e parenti, leggi tutto

Stati di guerra, indeterminazioni, evitabilità

Francesco Domenico Capizzi * - 13.01.2021

Alla rappresentazione e all’esito positivo auspicato dello “stato di guerra” contro il Sars2-Covid19 è accostabile quanto la Rivista scientifica “Nature”, di assoluto prestigio mondiale, annotava il 2 aprile del 2015 riguardo ad un’altra differente ed ancor più grave pandemia: “la battaglia contro il cancro è ben lungi dall’essere vinta…la strategia d’attacco è di fatto incentrata su test diagnostici e terapie anziché su ricerche etiologiche e prevenzioni primarie”.

Ben lungi da gruppi fatalistici, apocalittici, no-vax e terrapiattisti, ritengo necessario attirare l’attenzione sulla opinabilità nel ritenere che esistano nessi inscindi­bili e definitivi fra attività di tipo medico-farmaceutico e attenuazione ed estinzione di gravi patologie planetarie: la loro eradicazione, infatti, è soprattutto da ricercare nei risanamenti ambientali e nelle migliorate condizioni di vita e di lavoro delle popola­zioni, e va attribuita principalmente a scelte politiche piuttosto che ad azioni di tipo sanitario.

Il grafico riportato dimostra, infatti, che l’introduzione nel 1964 in Italia e in Europa del vaccino antipoliomielitico ha effettivamente annientato la presenza del virus, ma la vaccinazione di massa ha corrisposto al significativo già realizzato declino della potenza diffusiva del virus a causa del migliore equilibrio ambientale e del raggiunto maggiore benessere socio-economico, segnato com’era stato duramente dalle macerie della II° guerra mondiale. leggi tutto

Vivere in epoche diverse sullo stesso pianeta

Francesco Provinciali * - 09.01.2021

In questo lungo, interminabile anno di terrore pandemico che ha cambiato la nostra vita siamo stati talmente assorbiti dalle vicissitudini ubiquitarie del nostro pianeta, minacciato dai pericoli della sostenibilità ambientale e del big crash dell’estinzione globale che credo in pochi abbiano alzato gli occhi al cielo per scrutare i misteri della volta celeste. Avvicinandosi un Capodanno mesto in cui non ci sarà nulla da festeggiare ma solo coltivare la speranza di affidare i nostri destini alla scienza e ai vaccini, mi è capitato di ripensare al 1° gennaio 2019 quando, alle 6.33 la sonda spaziale della NASA New Horizons aveva raggiunto in fly by “Ultima Thule” , il corpo celeste n° 486958 - 2014 MU69, appartenente alla “fascia di Kuiper”, ai confini del sistema solare e a 6,5 miliardi di km dalla Terra, inviandoci foto a 10.000 pixel che arrivavano insieme a segnali tecnici attesi dalla missione al Centro Applied Physics Laboratory della Johns Hopkins University, viaggiando alla velocità della luce, in 6 ore e 25 minuti. Non si parla più di questo viaggio nell’universo per raggiungere l’ultimo corpo celeste del sistema solare: è assai probabile che terminata la sua missione, New Horizons seguirà le sorti delle sonde Voyager 1 e 2, esplorando l'eliosfera esterna, l'elioguaina e l'eliopausa, che potrebbe raggiungere nel 2047. leggi tutto

Persone comuni e neoparnassianesimo

Francesco Domenico Capizzi * - 06.01.2021

A fronte della crescente diffusione di malattie cronico-degenerative, neoplastiche e virali, fino ad aver raggiunto dimensioni pandemiche, Scienza, Medicina e, di concerto, Politica ed istituzioni avrebbero già dovuto disporsi alla ricerca delle loro origini, per evitarle mediante le prevenzioni primaria e secondaria ed infine contrastarle con azioni diagnostiche e terapeutiche precoci. Intanto viene conservata intatta la propensione a solidarietà ed assistenza, ma astenendosi dal porre in atto validi antidoti contro l’insorgenza delle grandi classi di malattie prima ancora che si radichino e siano da curare.

L’autonomia medica, ribadita in ogni sede, rimane ancorata alla tradizionale impostazione anatomo-clinica e diagnostico-terapeutica, di ascendenza positivista, che diagnostica e cura malattie in larga parte evitabili (80% secondo l’OMS). Dal suo canto la Politica, attraverso le Istituzioni, ribadisce la necessità di rilanciare i consumi, in generale, per assicurare il maggior numero di posti di lavoro e sostenere l’economia pubblica e privata, ma in assenza di scelte sostanziali che tendano ad allontanare la malattia, le cui origini si annidano in ogni piega dell’organizzazione sociale e della vita quotidiana.

In tal modo la realtà politico-istituzionale si avvia verso la conservazione dell’esistente: valga come paradigma l’orientamento di Enti pubblici ad acquisire autobus a metano e di proporre progetti di leggi tutto

L'ambiente determina chi in esso si trova

Francesco Domenico Capizzi * - 09.12.2020

Nel lontano 2007 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stabilito che i livelli di saluteintesa come pieno benessere e non soltanto come assenza di malattia, vengono influenzati da vari fattori, fra cui prevalgono le condizioni del “mezzo esterno” in cui vive “il mezzo interno”, cioè, principalmente e in altre parole, dalle relazioni esistenti e a lungo permanenti fra l’organismo nella sua complessità ed interezza e le condizioni ambientali, l’organizzazione sociale, le modalità e le finalità di produzione e consumo. Questa fondamentale risoluzione non germoglia dal nulla, ma deriva da robuste radici ippocratiche: ricostruire il passato della persona malata a vantaggio della condizione futura, l’ambiente de­termina in maniera imprescindibile chi in esso si trova. Lasciare questi concetti in un cono d’ombra, ignorarli e non portarli a conoscenza di tutti i cittadini conduce a considerazioni erronee, come l’addebitare la pandemia virale ad un unico percorso che trova origine mitologicamente in una singola persona, di Wuhan e Codogno, per poi diffondersi al mondo interoLa realtà scientifica, accreditata da fonti autorevoli, anche preesistenti all’attuale emergenza, contraddice ampiamente l’ipotesi solistica, più volte sostenuta in varie circostanze, basata sul cosiddetto “paziente numero uno”. Ecco alcune osservazioni a proposito sulle conseguenze catastrofiche se non si prendesse leggi tutto

Edward Jenner fra obtorto collo e terrapiattismi

Francesco Domenico Capizzi * - 02.12.2020

L’ultimo e principale argine contro il Sars-2 Covid 19, da tutti invocato, meno qualche sparuto gruppo di irriducibili fatalisti, complottisti e terrapiattisti, è il vaccino sperimentato (per primo sul figlio) nel 1798 da un oscuro medico della campagna inglese, Edward Jenner, dapprima disprezzato dagli indispettiti snob e cenacoli accademici londinesi, poi guardato di sbieco e con il naso all’insù, tollerato, scetticamente esaminato e, infine, accettato obtorto collo ed utilizzato in ogni parte del Mondo, con circa mezzo secolo di ritardo nel Regno Unito e in alcuni Paesi d’Europa. In Italia quasi un secolo dopo. Servendosi della sola osservazione, oggi aggiungeremmo clinica, il medico-scienziato aveva constatato che gli addetti alla mungitura delle vacche (da cui, appunto, “vaccino”), le cui mammelle visibilmente presentavano pustole diagnosticate, con il solo metodo galileiano dell’intuizione obbiettiva, come vaiolose, risultavano esenti da forme gravi di vaiolo che a quel tempo, e per parte del secolo successivo, mieteva vittime fra gli infettati in misura di circa il 50% e, fra i sopravvissuti, lasciava tracce di cicatrici permanenti, deformazioni di arti e, addirittura, la cecità. Quel medico scoprì in una sola volta la via della protezione contro la variola vera e, in sostanza, l’immunità individuale e di gregge, quest’ultima invocata ancor oggi leggi tutto

Se la barca affondasse ...

Francesco Domenico Capizzi * - 25.11.2020

          Sembra nascere una nuova sindrome? La sindrome secondaria a Sars-2 Covid

          19, una miscellanea di singole e molteplici situazioni associate potenzialmente

          patogenetiche che potrebbero persistere nel tempo, anche dopo la fine della

         pandemia:

durante il lockdown della scorsa primavera i tabagisti abituali sono passati dal 23% a circa il 22% della popolazione adulta: 630 mila consumatori in meno mantenendo pressoché intatta la proporzione maschio/femmina. E’ confortante che oltre 200 mila persone tra i 18 e i 34 anni e circa 270 mila tra i 35 e i 54 anni abbiano rinunciato a fumare. Il fenomeno in sé positivo è, però, subito contraddetto dai quasi 4 milioni di persone che, nel medesimo periodo di chiusura, hanno debuttato nel club dei fumatori abituali e dai già fumatori, per così dire incalliti, che hanno incrementato il consumo quotidiano di tabacco. Il consuntivo complessivo, visto che “è la somma che fa il totale”, del consumo giornaliero medio di sigarette nel nostro Paese risulta balzare, in soli quattro mesi, dalle 11 alle quasi 13 sigarette consumate al giorno e, dunque, si è passati dai  circa 12 milioni ai quasi 14 milioni di fumatori. Nel medesimo tempo gli affezionati alla sigaretta elettronica sono aumentati di circa 500 mila che si aggiungono ai 2 milioni di “svapatori” preesistenti, che consumano in larga parte liquidi arricchiti di nicotina,

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Strategia a posteriori e mobilità sanitaria attiva e passiva

Francesco Domenico Capizzi * - 11.11.2020

Già nel 2017 il CENSIS affermava che “la Medicina moderna sta diventando troppo cara per essere vitale: la spesa sanitaria italiana cresce più rapidamente del PIL al punto che la forbice tra finan­ziamento statale e spesa prevedibile rischia di aprire una voragine nei conti pubblici”. Alla constatazione si potrebbe aggiungervi il motivo: il Servizio Sanitario Nazionale deve e non può non ricorrere a sistemi tecnologici complessi e molto onerosi di diagnosi e cura. Una problematica decisiva di politica socio-sanitaria che avrebbe dovuto già essere affrontata, per sé stessa da tempo cogente e di non facile soluzione, puntando decisamente sulla evitabilità e la prevenzione delle malattie cronico-degenerative e neoplastiche, in cresci­ta costante fino a rappresentare grande parte delle patologie affrontate quotidianamente dall’organizzazione sanitaria le cui risorse e forze sono destinate, in Italia come in altri Paesi industria­lizzati, essenzialmente alla loro diagnosi e cura e con risultati non entusiasmanti.

I capitoli che pesano sul piano organizzativo ed economico, permanendo l’attuale gestione sanitaria, sono molteplici:

-      Politica e Istituzioni sanitarie continuano ad essere concepite come amministrazioni contabili e gestionali di strutture edilizie e tecnologiche la cui unica, se non esclusiva, progettualità si conforma, in definitiva, come mantenimento e sviluppo dell’esistente; leggi tutto

Covid, Dpcm: un quadro generale confuso

Luca Tentoni - 07.11.2020

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur. Il dibattito che ha portato al varo del nuovo Dpcm ha fatto emergere le incertezze di tutti i soggetti coinvolti: il governo, il presidente del Consiglio, le regioni, i partiti di maggioranza e opposizione, le forze economiche e sociali, alcuni commentatori politici. L'unico ad essere rimasto saldo in questa tempesta è stato il Presidente della Repubblica, che ha invitato tutti all'unità. Il Dpcm è un compromesso al ribasso per non scontentare nessuno: Conte ottiene un allentamento robusto delle misure rispetto a marzo e in confronto a quanto si andava dicendo nelle ultime settimane (così può rivendicare il suo "no a nuovi lockdown generalizzati sul modello della primavera"), preoccupato com'è di non scontentare troppo chi scende in strada per protestare e di salvare le aziende che - anche nelle zone rosse - continueranno a restare aperte; le regioni scaricano - di fatto - la patata bollente delle chiusure al governo, ma il desiderio di Salvini di non lasciare sola la Lombardia leghista nel ristretto novero delle zone "da chiudere" è fallito, nonostante la buona volontà di Fontana (così la locomotiva del Paese si deve mettere in coda nel trenino sanitario delle regioni, stavolta); i partiti di opposizione rifiutano l'offerta di un tavolo col leggi tutto