Ultimo Aggiornamento:
15 luglio 2020
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Si prepara la battaglia d’autunno?

Paolo Pombeni - 03.06.2020
Elezioni autunno 2020

Parlare di quel che accadrà in autunno quando non abbiamo ancora chiaro cosa accadrà nei prossimi mesi può sembrare strano. Ma è quello su cui ragiona la politica italiana, convinta che per il momento ci sia uno spazio di manovra relativo. Ciò non significa ovviamente starsene con le mani in mano, ma semplicemente limitarsi ad un poco di pre-tattica in vista della battaglia che si ritiene inevitabile si avrà in autunno.

Non è possibile sapere in quali condizioni, perché non poco dipenderà da cosa accade in questi mesi estivi, ma alcuni elementi si possono intravvedere. Non è per esempio chiaro in quali condizioni si troverà il paese. Molti scommettono che avremo una diffusa rabbia popolare, più o meno “sorda”, perché per allora sarà maturata una presa di coscienza dello stato di difficoltà in cui si muove l’economia italiana. Può essere, ma c’è da dire che questa situazione colpirà duramente alcuni settori, in maniera sopportabile altri, quasi per nulla altri ancora. La proporzione fra questi settori è difficile da calcolare, ma lo è ancor più la loro psicologia.

Prendiamo un settore che, almeno al momento, non vedrà alcun cambiamento, ed è quello di chi lavora nel pubblico impiego o gode di un reddito da pensione. Per ora stipendi e pensioni sono stati pagati regolarmente come sempre e non c’è ragione di pensare che non lo saranno ancora. Qui però potrebbe giocare la paura di perdere quel che si ha. E’ un fenomeno storico noto e lo vediamo già serpeggiare fra quelle categorie, messe in ansia anche dalla comprensibile invidia di coloro che invece si sono viste ridurre le entrate e che chiedono che qualcosa pesi anche su questi “garantiti”. Lo spauracchio che viene agitato è l’aumento della tassazione.

All’altro estremo chi si vedrà espulso dal suo lavoro tradizionale potrebbe non essere così disposto alla cieca rabbia sociale se potrà vedere una possibilità di nuovo impiego, magari anche in condizioni migliori. E’ quanto sarebbe almeno in buona parte possibile se i fondi europei che sembrano in arrivo fossero impiegati per ridare slancio agli investimenti economici. Non che sia una operazione facile, tutt’altro, ma non è impossibile, e se fosse tentata con una certa credibilità accrescerebbe il consenso sociale per chi mostra di lavorare in quella direzione.

Come si è già avuto modo di osservare, è in questo turbolento contesto sociale che si andrà alla prova elettorale delle regionali e delle comunali: abbastanza per essere un test inevitabile per gli equilibri politici attuali. I partiti lo sanno, ma sono stretti da una serie di condizionamenti da cui non possono liberarsi con facilità. I più pesanti sono i rapporti con i vari centri di potere che hanno capacità di intervento sul sociale. L’elenco potrebbe essere lungo e riguarda ovviamente i vertici delle categorie che nomineremo: magistrati, alti burocrati, agenzie economiche (pubbliche, private e cooperative), sindacati, giornalisti e comunicatori in genere, banchieri e finanzieri, per non dire di tutte quelle “agenzie” che sono in grado di influire sulla formazione della pubblica opinione (vedi la spettacolarizzazione di medici e virologi).

Poi ci sono naturalmente le aspettative sulla gestione dei quattrini di cui già si dispone (quelli allocati dai vari decreti già predisposti) e quelli di cui si spera di disporre grazie ai fondi europei. Non è una normale partita di distribuzione di risorse, sia perché la loro quantità è davvero stra-ordinaria, sia perché da esse ci si aspetta una ripartenza sulle cui caratteristiche e coordinate non c’è al momento un consenso veramente largo.

E’ chiaro che i risultati che usciranno dalle urne d’autunno (ormai ci sembra molto improbabile che si voti a luglio, anche se in questo paese le sorprese son sempre possibili) si inseriranno nel contesto che abbiamo cercato di descrivere. Con quale peso e con quali effetti non si può dire prima di vedere in concreto i numeri. Dire che potrebbero avere un effetto di stabilizzazione come uno esattamente contrario è dire una assoluta banalità. Quel che si può affermare è che non è semplicemente dall’esito della lotta fra i partiti che dipenderà quello della battaglia d’autunno.

A determinarlo saranno piuttosto due fattori: la tenuta o meno della coesione sociale e il riflesso della situazione internazionale sull’Europa e sull’Italia. La coesione sociale non è determinata solo dalla geografia del consenso ai partiti presenti in parlamento, ma altrettanto dalla fuga da questi che si potrebbe registrare, vuoi con dispersione in molte piccole formazioni, vuoi con un massiccio ritorno dell’astensionismo. Quanto alla situazione internazionale, la lotta senza quartiere che il presidente americano Trump sta conducendo per la sua rielezione sta già destabilizzando il sistema internazionale. Vedremo ora se e come, per esempio, negli USA rientrerà la sollevazione razziale in corso. Aggiungiamoci che sarà da vedere come si muove la Cina, ma se per questo anche la UE che al momento è guidata bene dalla mano franco-tedesca, ma non è detto che possa reggere.

In queste condizioni è preoccupante la mancanza di visione che sembra dominare nella classe politica, purtroppo tanto di governo quanto di opposizione. L’unico problema sembra essere se il governo regge o meno e per converso se l’opposizione può o meno andare direttamente al potere, entrambi preoccupati solo che si eviti un governo in varia forma “tecnico”, visto che di andare ad una prova elettorale ci sono scarse possibilità.

Non ci sembra che siamo messi molto bene.