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24 febbraio 2024
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Salvare la Domus Aurea e smentire Goethe (almeno per una volta)

Gabriele D'Ottavio - 06.11.2014
Domus aurea

«I Romani hanno lavorato per l’eternità ed hanno previsto tutto, meno la ferocia devastante di quelli che sono venuti dopo». Così scriveva Johann Wolfgang Goethe nel suo Viaggio in Italia. Il poeta tedesco aveva ammirato le opere romane, la bellezza e la solidità degli edifici, dei templi, dei teatri ma non aveva potuto fare a meno di lanciare un grido di rabbia e di dolore nel vedere come erano male conservati. Tra le vittime eccellenti di questa «ferocia devastante di coloro che erano venuti dopo» c’è anche la Domus Aurea, l’imponente villa che l’imperatore Nerone fece costruire dopo l’incendio del 64 d.C che distrusse Roma: 16.000 metri quadrati, 153 stanze, pareti ricoperte di marmi pregiati, volte di dodici metri decorate d’oro e di pietre preziose, giardini popolati con animali, fontane e ninfee.

Alla morte di Nerone i suoi successori cercarono di cancellare ogni traccia del palazzo imperiale. Nell’anno 104 d.C. Traiano fece interrare la reggia per costruirvi sopra le terme traianee che la protessero per secoli. Le fastose decorazioni a fresco e a stucco della Domus Aurea rimasero nascoste fino al Rinascimento. Allora alcuni artisti appassionati di antichità, tra cui Pinturicchio, Ghirlandaio, Raffaello, Giovanni da Udine e Giulio Romano, calandosi dall’alto con le torce, iniziarono a copiare i motivi decorativi delle volte. Con la riscoperta di questo tesoro nascosto iniziarono i problemi della conservazione delle pitture e degli stucchi, che sbiadirono velocemente a causa dell’umidità e finirono per essere dimenticati.

Solo dopo i ritrovamenti degli affreschi di Pompei, gli studiosi tornarono a interessarsi della Domus Aurea e nel 1772 furono ripresi gli scavi. Riconosciuta patrimonio Unesco nel 1980, la Domus Aurea venne aperta al pubblico a singhiozzo tra il 1999 e il 2005, poi riaperta nel 2006 e subito richiusa per il rischio crolli. Nel 2009 venne annunciata l’apertura entro il 2011: non passava nemmeno un anno e nel 2010 crollavano sessanta metri quadrati di volta, che misero a rischio l’intero sito.

Dal 26 ottobre è finalmente possibile entrare nel grande cantiere della Domus Aurea con visite guidate nei soli giorni di sabato e domenica, cioè quando i restauratori impegnati nell’ambizioso progetto di recupero non saranno al lavoro. Per i lavori di consolidamento e di restauro sono già stati spesi quasi 19 milioni di euro di fondi pubblici. Tuttavia, gli sforzi finora fatti potrebbero essere vanificati. Senza il rifacimento dei giardini sovrastanti, che con le infiltrazioni e le radici degli alberi stanno mangiando intonaco e il colore dei dipinti, i lavori di consolidamento continuano a essere a rischio. Per ridurre il peso dei giardini e aumentare l’isolamento termico ci vorranno ancora 4 anni e un investimento di 31 milioni di euro, soldi che al momento non ci sono. Per completare il progetto sarà fondamentale l’aiuto dei privati, di mecenati generosi, ma anche delle aziende e dei singoli visitatori che vorranno, in qualche modo, legare il loro nome alla Domus Aurea. I benefattori potranno usufruire del 65% di deducibilità dell’Art bonus, previsto per le donazioni devolute per il restauro dei beni culturali pubblici.

Secondo l’ultimo aggiornamento effettuato dal Comitato per il patrimonio dell’umanità a Doha tra il 15 e 25 giugno scorso, la lista dei siti del patrimonio Unesco è composta da un totale di 1007 siti (di cui 779 beni culturali, 197 naturali e 31 misti) presenti in 161 paesi. L’Italia, pur rappresentando soltanto lo 0,65% della superficie delle terre emerse, è il paese che detiene il maggior numero di siti inclusi nella lista (50), seguita dalla Cina (47) e dalla Spagna (44). Per conservare questo primato, l’Italia dovrà dimostrare di volerlo difendere.

La raccolta fondi per il completamento del progetto di recupero della Domus Aurea, lanciata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, sarà un importante banco di prova per testare la volontà dell’Italia e dell’Europa di salvaguardare il patrimonio culturale mondiale situato sul proprio territorio. Sarebbe bello, almeno per una volta, poter smentire il poeta tedesco.