Ultimo Aggiornamento:
17 luglio 2019
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Mattarella e l'"attuazione" costituzionale

Luca Tentoni - 05.01.2016
Sergio Mattarella

"Tutti siamo chiamati ad avere cura della Repubblica". Questa frase, apparentemente seminascosta nella penultima pagina del messaggio di fine anno del Capo dello Stato, spiega il senso di un discorso liquidato talvolta in modo un po' frettoloso come se gli interlocutori fossero solo i comuni cittadini e non anche la classe politica. In realtà il discorso di Mattarella è stato molto "politico": non nel senso di assecondare la dialettica quotidiana che occupa i pensieri e l'azione dei partiti, ma spostandosi su un piano più alto. Ricordare, come ha fatto il Presidente, che "rispettare le regole vuol dire attuare la Costituzione, che non è soltanto un insieme di norme, ma una realtà viva di principi e valori" e ribadirlo "all'inizio del 2016, durante il quale celebreremo i settant'anni della Repubblica" significa "per i cittadini, farne vivere i principi nella vita quotidiana e civile". Queste affermazioni sono eminentemente politiche, così come lo è l'implicita ma chiarissima "dedica" del messaggio, scritto per mostrare agli italiani (e alla classe politica, dati la portata e il gran numero dei problemi sollevati nel discorso) che esiste un'"altra Costituzione". Una Carta Fondamentale che, nella sua prima parte, non è affatto vecchia o superata e non ha bisogno di revisione (infatti nessuno ha mai chiesto di riscriverla) e che, anzi, va "attuata". Più precisamente, riguardando i temi affrontati (il lavoro, la disoccupazione femminile, il Mezzogiorno, le diseguaglianze economiche e sociali, l'eccessiva evasione fiscale, la centralità del problema ambientale, la necessità di valorizzare il patrimonio culturale, la difesa della pace, l'accoglienza - nella legalità - dei migranti, la lotta a tutti i tipi di emarginazione, il rifiuto "di chi ruba, inquina, sfrutta e in nome del profitto calpesta i diritti più elementari", la richiesta di onestà e correttezza, il pensiero ai più deboli come i disabili, gli anziani, i malati) si ritrova tutto il contenuto dei 54 articoli della Prima Parte della nostra Costituzione: i principi fondamentali (articoli 1-12) e la Prima Parte vera e propria (articoli 13-54) dedicata a "diritti e doveri dei cittadini". Cosa ci può essere di più "politico", nel senso nobile del termine, che richiamare l'attenzione sulla necessità di far vivere nell'animo degli italiani e nell'azione della classe dirigente quei valori che sono alla base del nostro patto di convivenza civile? Chi si attendeva che Mattarella avrebbe ripetuto nel messaggio di fine anno quanto aveva già espresso in occasione dell'incontro col corpo diplomatico accreditato in Italia e con i rappresentanti delle istituzioni non ha forse compreso la natura e lo stile che il nuovo Presidente ha voluto imprimere - già dal messaggio d'insediamento, peraltro - al suo mandato. Se dunque non si può limitare la lettura dell'intervento del Capo dello Stato a un approccio di "basso profilo", non lo si può neppure liquidare come il naturale prodotto della cultura cattolico-sociale di Mattarella. Il Presidente della Repubblica è, in primo luogo, un costituzionalista, oltre che - da qualche mese - il custode e il notaio della Carta Repubblicana. Mentre il Parlamento si occupa di una vasta riforma della Seconda parte della Costituzione sulla quale gli italiani si esprimeranno col voto nel prossimo autunno, il Capo dello Stato svolge la sua naturale e - potremmo aggiungere - doverosa azione di rilancio dei principi e dei valori. La battaglia trentennale sulla Grande Riforma, infatti, ha finito per coinvolgere l'intera Carta Repubblicana nella "vulgata" mediatica secondo la quale tutto è obsoleto. Dicendo che invece certi principi vanno "attuati", Mattarella ci ricorda che i primi 54 articoli della Costituzione sono materia viva: un percorso ancora e sempre valido sul quale non smettere di camminare. Sui diritti inviolabili, sul lavoro, sull'uguaglianza, sulla solidarietà, sulla pace e sulla valorizzazione del nostro patrimonio artistico, naturale, paesaggistico, oltre che sui doveri (fra tutti, quello di concorrere alle spese pubbliche col proprio contributo fiscale) nulla può essere dato per scontato. Se ancora oggi "l'uscita dalla recessione economica e la ripresa non pongono termine alle difficoltà quotidiane di tante persone" (giovani, 40-50enni, donne) e se la diseguaglianza e le discriminazioni aumentano anzichè diminuire, vuol dire che gli obiettivi politici, sociali ed etici della Costituzione vanno riscoperti, non superati. Nulla di quanto è contenuto nei primi 54 articoli della Carta repubblicana può essere considerato acquisito: è questo il cuore del messaggio di Mattarella, quando afferma - come ricordavamo all'inizio - che avere cura della Repubblica "vuol dire anzitutto farne vivere i principi nella vita quotidiana sociale e civile". Non è una sorta di "catechesi laica", quella del Quirinale, ma la richiesta di un impegno da parte di tutti, forze politiche incluse, anche se non sono state espressamente citate: del resto, non è nelle forze politiche che - secondo l'articolo 49 della Costituzione - ciascuno "concorre a determinare la politica nazionale"? L'ambientazione, il tono del discorso, l'accento sui temi più vicini alla sensibilità dei cittadini costituiscono certamente una modalità espressiva tipica dell'attuale Presidente, ma anche, forse, l'unico mezzo possibile (molto "politico") per incidere profondamente nel sentire comune. Allorchè, nel concludere il discorso, Mattarella ricorda che "quando si parla di noi italiani le prime parole che vengono in mente sono genio, bellezza, buon gusto, inventiva, creatività" ma "che spesso vengono seguite da altre: scarso senso civico, particolarismo, individualismo accentuato" è ben chiaro il motivo che lo spinge ad utilizzare l'espressione "attuare la Costituzione". Nulla, nel messaggio, sembra lasciato al caso, neppure la chiusura, dedicata al futuro del Paese e alle giovani generazioni alle quali - fa intendere il Capo dello Stato - dobbiamo consegnare un'Italia più giusta, più simile a come l'hanno voluta i Padri Costituenti. È di quell'"Italia ricca di persone e di esperienze positive" cui Mattarella ha rivolto un particolare ringraziamento, che la collettività nazionale e la classe politica debbono mostrarsi degni, avendo come bussola il complesso di diritti e di doveri della nostra Carta repubblicana. Una richiesta all'apparenza semplice, ma in realtà, nel nostro contesto, quasi "rivoluzionaria", come dimostra il richiamo – centrale e decisivo – alla legalità come presupposto per l’eguaglianza.