Ultimo Aggiornamento:
28 ottobre 2020
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Argomenti

L’epidemia ci ha fatto riscoprire la mortalità

Massimo Nava * - 22.04.2020

Dall’inizio della civiltà, culture e religioni s’interrogano sul mistero della morte. E’ il destino dell’uomo, la scadenza biologica cui nessuno può sfuggire. Per i credenti, secondo le più diverse concezioni, la morte è un ricongiungimento con Dio, il ritorno alla terra dei Padri, la possibilità di una reincarnazione.

Anche la cultura laica e occidentale riflette sulla morte. La certezza della fine stimola la riflessione sul senso dell’esistenza, pur in mancanza di “premi” dell’Aldilà.

Ma nel Terzo Millennio, la cultura laica e occidentale ha stabilito   un diverso rapporto con la morte. I progressi della scienza e della medicina hanno sconfitto epidemie e ridotto i “mali incurabili”. Benessere e protezioni sociali hanno offerto la straordinaria possibilità di fermare il tempo. Grazie al lifting e a “sostituzione” di parti del corpo - mani, gambe, cuore, fegato e in prospettiva persino il cervello - si è insinuata nella cultura di massa l’illusione o addirittura l‘aspettativa di un prolungamento indefinito dell’esistenza. Certamente continueremo a morire, ma il più tardi possibile e, probabilmente, più per cause accidentali che per le malattie sempre meno mortali. Il sociologo Harari ha parlato di A-mortalità come condizione del nostro futuro prossimo.

Società invecchiate, problematiche pensionistiche e demografiche, stili di vita, rapporti interpersonali, attività leggi tutto

Bere ai tempi del Covid 19

Claudio Ferlan - 18.04.2020

Per combattere le notizie false si deve partire dai dati, sembra scontato ma non lo è. Consapevoli di questa solo apparente ovvietà, iniziamo il nostro ragionamento attingendo dalle agenzie di stampa.

 

Vo’ Euganeo, Italia, 24 febbraio.  Tre ragazzi al bar si gustano l’aperitivo nel paese dove è possibile si trovi il paziente zero, responsabile del primo contagio da Coronavirus sul suolo italiano. Una giornalista scortata dal cameraman della propria rete  televisiva li intervista: «Non siete preoccupati?», chiede, ottenendo come risposta un disarmante e dissacrante «Ma no, c’è l’alcol che ci protegge».

 

New York, Stati Uniti, 22 marzo. Secondo l’analisi di mercato fatta dall’agenzia Nielsen nella settimana appena terminata le vendite di bevande alcoliche sono aumentate del 55% rispetto al 2019. Lo si deve soprattutto ai superalcolici (più 75%), ma pure vino e birra possono brindare (rispettivamente più 66% e più 42%). A New York i negozi di alcolici sono considerati attività essenziali dal governatore Andrew Cuomo e sono tra gli esercizi rimasti aperti, lo stesso succede in Massachusetts e in altri stati dell’Unione.

 

Nuuk, Groenlandia, 2 aprile. leggi tutto

Dicotomie strategiche

Francesco Domenico Capizzi * - 15.04.2020

La pandemia virale ci interroga se “dopo, tutto cambierà”. Non volendo affrontare il quesito in termini esistenziali, ma pratici, bisognerà prendere atto che, comunque, dovremo rallentare le velocità del vivere quotidiano in cambio di sicurezze, colorare con tocchi di diffidenza la globalizzazione, prevedere mascherine e guanti, scambiare il lavoro domiciliare con un’aggiunta  di instabilità al precariato, estendere le distribuzioni a domicilio, contingentare spazi comuni pubblici e privati, diradarci in bar, ristoranti e negozi, riscoprire l’utilità delle scale condominiali come palestre e per evitare gli angusti ascensori, entrare nelle abitazioni senza scarpe, attendere il vaccino, convertire i no-vax…

Un interrogativo si erge su altri: confermare aziendalizzazione e frammentazione regionale del Servizio sanitario che, in un crescendo rossiniano, ha mostrato incoerenze nei percorsi gestionali  antivirali?  Meglio una sola voce autorevole anziché un polifonico coro stonato: “chiudere tutto… aprire tutto…mascherine solo per infetti…per tutti…anche per strada…distanza di un metro…anzi di due…mascherine di garza…tamponi e esami sierici per tutti…solo per sintomatici e sanitari…mancanze e accaparramenti di mascherine, posti-letto, sanitari, ventilatori…corpi intermedi contro regioni che a loro volta si scagliano contro il governo centrale…

Bisogna ammettere che sarebbe complicato, seppur necessario, leggi tutto

Ma tutti questi soldi non si potevano trovare prima?

Massimo Nava * - 15.04.2020

Federal Reserve, duemila miliardi di dollari, BCE 750 miliardi di euro, Fondo Salva Stati, cinquecento miliardi, Germania seicento miliardi, Francia cinquecento, Italia quattrocento, e tutti a promettere “tutto il necessario, fino a quando sarà necessario”. In pratica sembra che il mondo, grazie al coronavirus, abbia vinto la lotteria. “Milioni? Macché, miliardi!” Avrebbe detto Totò. A pioggia. Per imprese, Paesi indebitati, artigiani, commercianti, famiglie, baby sitter e badanti, sanità, polizia ed eserciti, ospedali, scuole, palestre, musei, agenzie di viaggi, compagnie aeree, palestre e persino beauty farm. Basta avere una partita Iva. Stando alle cifre, relazionate alle dimensioni della tragedia che stiamo vivendo, ce ne sarà per tutti. Per tamponare il disastro e possibilmente ripartire. Qualcuno si lancia anche in architetture ideali, genere mondo migliore, solidarietà europea, globalizzazione controllata, fine dei sovranismi, sviluppo sostenibile, riforma della burocrazia.

Tutto bene? Non è detto. Nessuno sa dire quando finirà la pandemia mondiale e nessuno riesce a prevedere come sarà la nostra vita in un domani ravvicinato.

Ma almeno molti governi e L’Europa, - dopo esitazioni e qualche gaffe - stanno prendendo, come si dice, il toro per le corna. Non c’è ancora intesa sui coronabond, ma intanto è stato accantonato il MES, almeno nei criteri di funzionamento e controllo leggi tutto

Il Partito della "Libera uscita"

Luca Tentoni - 11.04.2020

Col passare dei giorni, le temperature diventano sempre più miti; siamo ormai a Pasqua, tradizionale occasione per le "gite fuori porta". Quest'anno, però, trascorreremo a casa il periodo festivo - e, verosimilmente, tutto il resto del mese di aprile, se non anche una parte di maggio - per via delle restrizioni legate al contenimento del Covid 19. Secondo un sondaggio di Index Research, il 75,4% degli italiani condivide le norme, mentre il 7,6% le vorrebbe addirittura più severe. Ma un 15,4%, che corrisponde circa a sette milioni e mezzo di italiani adulti, non è d'accordo. Il partito "della libera uscita", dunque, non è proprio una minoranza trascurabile, ed è destinato a raccogliere più consensi con l'andare del tempo, soprattutto se il governo procederà troppo gradualmente (un conto è chiarire che resteremo in casa per un mese, un altro conto è prorogare il blocco per tre volte ogni dieci giorni). Fra chi vorrebbe attenuare o cancellare il "lockdown" c'è chi vive nelle zone nelle quali la pandemia è stata meno ampia e violenta (molti cittadini non conoscono persone contagiate, soprattutto nel Centrosud, quindi non sono sempre in grado di percepire appieno la gravità della situazione); c'è chi non resiste in casa e va più volte al giorno a fare la spesa; chi ha leggi tutto

Europa, Germania, Italia alla prova del coraggio

Francesco Cannatà * - 11.04.2020

“Qualcosa di utile alla mia patria ma dannoso all’Europa o qualcosa di utile all’Europa ma dannoso al genere umano, per me sarebbe un crimine”. Parole, scritte nel XVIII secolo da Montesquieu, da tenere presenti mentre un rabbioso dibattito lacera il nostro continente. La crisi che viviamo è un prisma dalle molte facce. Dal punto di vista sanitario una pandemia imparagonabile a quelle del passato, da nuovo volto a questioni antiche. Quella tra razionalità e irrazionalità. Quella tra vite umane da salvare e i costi della recessione. Quella tra autocrazie e diritti dei popoli. Infine quella tra la costruzione o la dissoluzione europea. Un’equazione che in Italia sembra dipendere solo dalla questione tedesca. O meglio dal suo eterno ritorno.
Il processo europeo di integrazione, non è stato altro che il costante tentativo di armonizzare “un sistema di distinzioni”.  Chi si occupa di relazioni internazionali deve onestamente riconoscere la storia europea come un susseguirsi di continuità e discontinuità. La vita delle nazioni e quella del continente è da sempre un intreccio tra fratture e linearità. A ciò si aggiunge il lungo “dissidio tra Germania ed Europa”, la “sua lontana preparazione” e il momento, ancora recente, della “sua terribile esplosione”. Anche questa discordia però non è altro leggi tutto

Eroi o caduti sul lavoro?

Stefano Zan * - 08.04.2020

Uno dei dati più sorprendenti tra i tanti che ci troviamo ad analizzare in questi giorni è l’elevato numero di decessi tra i medici e il personale sanitario. Il ruolo di prima linea che svolgono nel contrastare il virus ha indotto molti osservatori e tutta l’opinione pubblica a considerarli degli eroi, proprio perché nello svolgere la loro indispensabile attività mettono a rischio la propria vita. Credo però che, al di là del grande apprezzamento sociale e della giusta gratitudine che viene veicolata dall’idea di eroismo, questa prospettiva ci impedisca di vedere con chiarezza cosa sta dietro il numero elevato di decessi.

Per definizione l’eroismo è un atto unico, istintivo, improvviso, non programmato, individuale o di piccolo gruppo che, in situazioni particolari, può esprimersi in diverse condizioni. Noi in realtà stiamo parlando di miglia di professionisti che tutte le mattine si alzano per andare al lavoro negli ospedali o negli ambulatori, non certo con l’idea di non tornare a casa la sera, e che invece in questo periodo muoiono in misura consistente e sorprendente. In condizioni normali, cioè prima del coronavirus, il tasso di mortalità sul lavoro di questi professionisti, era decisamente basso, soprattutto se rapportato a quello di altre categorie professionali come leggi tutto

Emergenza COVID-19 e trasformazioni della politica

Michele Amicucci * - 08.04.2020

Le recenti dichiarazioni di Mario Draghi sullo stato di emergenza attuale e futuro si soffermano sulle parole “solidarietà”, “protezione delle persone” spostandone forse l’orizzonte dopo un lungo decennio di crisi congiunte. La possibilità degli Stati europei di ricorrere ad emissioni del proprio debito pubblico (per un periodo probabilmente più indefinito rispetto ai tempi di una ricostruzione post-bellica) imporrebbe naturalmente un salto di mentalità. O forse un passo indietro: alla ricerca di un modello perduto ma pur sempre “storicamente” europeo, quale quello fondato sul compromesso sociale e l’intervento pubblico. Ben si sa come, sia nella teoria che nella prassi politica, il dibattito su ruolo e copertura della protezione sociale negli ultimi decenni è stato gradualmente abbandonato a favore di quello sul debito pubblico. In Europa la politica, intesa come spazio decisionale pubblico, ha parallelamente lasciato il passo alle “politiche”, intese come direttive economiche ed adeguamenti finanziari su scala internazionale. Attualmente, come il corollario silenzioso alle parole dell’ex Presidente della BCE suggerisce, sembra necessario traslare una dimensione pubblica e democratica, leggi tutto

La speranza del sabato come attesa e liberazione

Francesco Domenico Capizzi * - 04.04.2020

A volte la Storia, la antica e la contemporanea che ci scorre davanti, sembra contraddire l’aforisma di Ippocrate: “la democrazia produce cittadini sanila tirannia  sudditi malati”. Il contesto culturale e politico, forgiato nientemeno che da Aristotele, Platone, Socrate, Democrito, Eraclito, Gorgia, Parmenide, Zenone, Pericle “primo cittadino di Atene”, gli consentiva tanta arditezza?  Si, certamente, ma non basta a spiegare il filo sottile, tanto da risultare pressoché invisibile, che lega  Ippocrate a medici e intellettuali di tutte le epoche, più o meno autocratiche, che sostennero l’influenza di fattori sociali, ambientali ed economici su salute e malattia: da Avicenna alla  Scuola medica salernitana, dall’umanesimo erasmiano all’universo newtoniano, da  Ramazzini a Locke, dai razionalisti illuministi all’olandese Tissot von Swieten, al berlinese Rudolph Virchow, al viennese Johan Peter Frank e a Manlio Rossi-Doria.

Quel filo sottile, nonostante i tanti regimi autoritari attraversati, non si è spezzato pur continuando a rimanere negletto nelle composite Istituzioni politiche democratiche, nonostante la proclamata Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo, la diffusione dei principi costituzionali ispirati al bene comune  e l’esistenza di Organi leggi tutto

Memorandum per la Germania

Massimo Nava * - 01.04.2020

Di fronte all’ampiezza della crisi per l’epidemia del coronavirus, prudenze e riserve di parte tedesca per un’azione finanziaria convergente a livello europeo sembrano fuori luogo e fuori tempo. Non solo minacciano la definitiva implosione dell’Europa, ma vanno contro gli stessi interessi della Germania. Angela Merkel rischia di passare alla Storia non per avere salvato l’Europa e dato finalmente al suo Paese un ruolo di guida e indirizzo, ma per avere difeso fino all’ultimo un castello di regole non più adeguato all’emergenza che ci sta travolgendo.

All’indomani della riunificazione, un grande cancelliere, Helmuth Schmidt, disse : « Noi tedeschi abbiamo accresciuto la nostra capacità di ricostruzione negli ultimi decenni non da soli, non solo con le nostra forze. Questa capacità non sarebbe stata possibile senza gli aiuti delle potenze vincitrici occidentali, senza il nostro inserimento nella comunità europea e senza la fine della dittatura comunista. Abbiamo il dovere di mostrarci degni della solidarietà ricevuta con la nostra solidarietà nei confronti dei vicini. La classe politica non è sufficientemente consapevole di questa solidarietà (...) Non abbiamo bisogno solo di razionalità, ma anche di un cuore che sappia immedesimarsi nei nostri vicini e partner. »

Schmidt non è stato ancora ascoltato. Né ieri, né oggi.

Il 28 giugno 1919 fu firmato leggi tutto