Ultimo Aggiornamento:
22 gennaio 2022
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"Se Atene piange Sparta non ride". Si privilegi il dialogo

Francesco Domenico Capizzi * - 05.01.2022
Se Atene piange

La contrapposizione aperta fra cittadini no-vax, da una parte, e Istituzioni politiche e scientifiche, sostenute da una larga maggioranza di cittadini, dall’altra, rischia di concludersi con quanto la sapienza antica ha mirabilmente voluto rappresentare nell’espressione “se Atene piange Sparta non ride”: qualunque sarà l’esito della tensione crescente le conseguenze socio-sanitarie della pandemia danneggeranno, comunque, ambedue i contendenti, compresa la frazione, anche se maggioritaria, che prevarrà. Tali saranno i guasti prodotti sul piano sociale da poterli assimilare agli effetti di una guerra, anche se vinta. Vi saranno innumerevoli “morti e feriti” ed uno sconquasso sociale assimilabile al periodo post-bellico che ricadrà su tutti indistintamente e irrimediabilmente.

Di fronte al dilagare della pandemia e al rifiuto di vaccinarsi di circa un decimo della popolazione sarà, con ogni probabilità, inevitabile ricorrere a forme coercitive, dall’obbligo vaccinale previsto dall’articolo 32 comma 2 della Costituzione a forme di divieti, confinamenti e penalizzazioni, su cui, come è noto, si è orientata la totalità dei Paesi europei che, ancor più dell’Italia, mostrano una situazione pandemica al limite, forse estremo, di ogni attuabile controllo di natura medica e di ordine politico-sociale con possibili conseguenze sulla tenuta del tessuto sociale e democratico.

Le proteste e le opposizioni che provengono dalle file composite di cittadini no-vax e no-green pass sono basate su alcune convinzioni, divenute impropriamente cardini, alle quali corrispondono risposte oggettive facilmente verificabili e tranquillamente discutibili:

-        la tesi del “complotto internazionale” è contraddetta dalla frenetica attività di molteplici centri scientifici ben qualificati e noti, dislocati in ogni parte geografica, compresa l’Italia, che stanno cercando di fronteggiare la pandemia. Bisogna aggiungere che tutti i Governi del Mondo stanno ponendo al primo posto delle loro attività la difesa dai contagi virali. Dunque, non è comprensibile come “un colpo di mano” possa essere organizzato da potentati economici, e di qualunque natura, e portato a termine da centinaia di miglia di persone sparse nell’intero globo che detengono interessi lavorativi differenti e poteri e funzioni tanto disomogenee e sotto gli occhi di tutti e con la correità di tutti i mezzi d’informazione;   

-        la “dittatura sanitaria” non esiste: bisognerebbe immaginare una centrale medica internazionale che non riesce neppure a salvare sé stessa avendo subito fra le proprie fila oltre 250 decessi soltanto in Italia;

-        i dati diffusi non sono falsi: provengono dall’insieme delle schede nosologiche compilate da medici e inviate, tramite le Regioni, al Ministero della Salute e all’Istituto Superiore di Sanità: la catena è troppo lunga ed articolata per sospettare brogli e complicità, a parte la riconosciuta autorevolezza di questi Istituti e di professionisti che in quelle sedi lavorano;

-        le probabilità di ricovero nei reparti Covid, in terapia intensiva e di decesso risultano di 10-20 volte superiori nei non immunizzati;

-        nell’ultima settimana i ricoveri di bambini non vaccinati hanno subito un incremento di oltre il 97%;

-        i decessi sono tutti avvenuti “per il Covid” e non “con il Covid”;

-        i vaccini rappresentano l’unico presidio efficace contro l’infezione virale, la quale si trasforma in malattia grave in misura di circa 20 volte in più in persone non vaccinate;

-        tutte le terapie praticate a malattia instaurata si sono dimostrate con effetti nulli o palliativi;

-        vaccinazioni, mascherine da indossare anche all’aperto, distanziamento interpersonale e disinfezioni sono complementari fra loro e non dissociabili;

-        il certificato verde è un tentativo di ridurre i rischi di infezione regolamentando gli accessi nei luoghi di aggregazione sociale;

-        la malattia derivata dall’infezione virale lascia strascichi clinici significativi che in circa un terzo dei guariti si protrarranno per oltre sei mesi;

-        i vaccini posseggono una capacità di protezione che si aggira attorno al 90% per circa 5 mesi per attenuarsi successivamente. Di conseguenza necessitano di richiami:  

-        gli eventi avversi molto gravi dopo vaccinazione si sono verificati in misura di uno ogni 5 milioni di trattamenti. Ogni farmaco, anche il più semplice e comunemente utilizzato, ed ogni atto medico compiuto a scopo diagnostico e terapeutico non sono esenti da rischi analoghi per qualità e quantità;

-        l’85% della popolazione vaccinata con due dosi e, di questa, il 50% sottoposta a richiamo costituiscono una vera e propria barriera biologica contro la diffusione del virus e la formazione di varianti a vantaggio della incolumità propria e dei non vaccinati, i quali si troverebbero ulteriormente scoperti in sua assenza o minor consistenza;

-        approssimazioni, sottovalutazioni ed errori, nella condizione della emergenziale campagna antivirale, compiuti nelle variegate sedi decisionali ed operative, politiche e sanitarie, sono derivate dall’eccezionalità dell’evento pandemico in un’epoca in cui interscambiabilità e mobilità fra popoli di tutte le aree geografiche del pianeta hanno raggiunto livelli storicamente sconosciuti.

Alle proposizioni esposte non può che scaturire l’invito a prendere in considerazione la vaccinazione come procedura utile a rafforzare l’incolumità personale e dell’intera comunità, barriera invisibile ma altamente efficace contro la diffusione del virus e delle sue nefaste conseguenze

 

 

 

 

* Già docente di Chirurgia generale nell’Università di Bologna e direttore delle Chirurgie generali degli Ospedali Bellaria e Maggiore di Bologna