Ultimo Aggiornamento:
24 luglio 2021
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L’accordo sull’ambiente tra Cina e Stati Uniti: prove di un nuovo “bipolarismo regolato”?

Giovanni Bernardini - 13.11.2014

Le relazioni diplomatiche vivono spesso di dinamiche discontinue e largamente segrete, o peggio ancora vincolate a formalismi specialistici che il pubblico più vasto considera alla stregua di riti esoterici, noiosi e privi di suspense, dato che raramente i loro risultati sembrano avere conseguenze dirette per l’esistenza quotidiana. Eppure una conoscenza minima delle relazioni internazionali lungo l’arco del Ventesimo secolo fornisce prove di quanto gli aspetti simbolici siano talvolta più rivelatori rispetto ai contenuti delle discussioni, e di come gli apparati scenici e coreografici che circondano la stipula di accordi e convenzioni siano persino più gravidi di conseguenze dei loro contenuti. Dato che, come ricorda un vecchio adagio, gli stessi accordi rimangono dei “pezzi di carta” se non sono supportati dalla volontà delle parti di tenere fede agli impegni sottoscritti.

Sono queste le ragioni che potrebbero conferire un surplus di significato storico all’accordo bilaterale sottoscritto dal Presidente statunitense Barack Obama e dal Presidente cinese Xi Jinping, che vincola i rispettivi paesi alla riduzione delle emissioni responsabili dell’effetto serra e dei mutamenti climatici. Un accordo che, vale la pena di sottolineare, può costituire “una pietra miliare” (secondo le parole dei protagonisti) ma che di certo rimane ben lontano dal fornire leggi tutto

La politica ambientale di Obama

Alessandra Bitumi * - 10.06.2014

L’Environment Protection Agency (EPA), l’agenzia federale americana per la Protezione dell’Ambiente, ha annunciato il 2 giugno scorso la nuova proposta di politica ambientale dell’Amministrazione Obama. Approvata per decreto dal Presidente sulla base del Clean Air Act degli anni ‘70, il provvedimento impone alle centrali elettriche di ridurre le emissioni di biossido di carbonio del 30% rispetto ai livelli del 2005.

Entro il 2030, gli stati dovranno tagliare i livelli di CO2 prodotti dalle oltre 600 centrali attive nel paese, responsabili oggi del 38% dei gas inquinanti. Insieme ai trasporti (32%), esse costituiscono le principali fonti di inquinamento negli Stati Uniti. La flessibilità del governo federale rispetto alle modalità di applicazione del decreto lascia ampia discrezionalità ai singoli stati che possono scegliere quale strategia attuare. Potrebbero incentivare la creazione di mercati statali di “cap-and-trade”, ovvero fissare un tetto massimo di emissioni consentite e regolare la possibilità per le aziende di comprare e vendere la propria quota di inquinamento. O potrebbero decidere di promuovere l’uso di fonti alternative piuttosto che sostenere misure di risparmio energetico.  Qual è il significato politico di questa decisione e quali sono le sue implicazioni? leggi tutto