Ultimo Aggiornamento:
24 luglio 2021
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Vince Alternative für Deutschland, ma non è il «trionfo degli anti-immigrati»

Gabriele D'Ottavio - 15.03.2016
Alternative für Deutschland

La crisi dei profughi domina il dibattito politico tedesco ormai da diversi mesi. Era quindi facile prevedere che il tema della politica migratoria giocasse un ruolo importante nelle elezioni per il rinnovo delle assemblee regionali in Baden-Württemberg, Renania-Palatinato e Sassonia-Anhalt. Nessun analista ha saputo, però, prevedere l’entità del successo conseguito domenica scorsa da Alternative für Deutschland (AfD), l’unico partito apertamente contrario alla politica di accoglienza avviata da Angela Merkel. In tutti e tre i Länder in cui si è votato, il partito guidato da Frauke Petry ha conseguito un risultato migliore di quello che era stato pronosticato alla vigilia: il 15,1% dei consensi nella ricchissima e industrializzata regione Baden-Württemberg a sud-ovest, il 12,6% nel confinante Renania-Palatinato e addirittura un clamoroso 24,2% nel Land orientale Sassonia-Anhalt. Il dato politico più rilevante che emerge dal voto è sicuramente l’attestazione di uno nuovo partito sul lato destro dello spazio politico.   

Non convince invece l’analisi che è stata accreditata ieri dalle prime pagine dei principali quotidiani italiani secondo cui il voto di domenica avrebbe rappresentato uno «schiaffo alla Merkel» e in particolare alla sua politica di apertura ai migranti. Dai primi studi dei flussi elettorali emerge che AfD è riuscita a sottrarre voti non solo al partito della Cancelliera, la CDU, ma a tutti i partiti tradizionali. Secondo un’analisi condotta da Infratest dimap e pubblicata sulla «Frankfurter Allgemeine Zeitung», AfD sarebbe riuscita a intercettare, complessivamente, 390.000 astensionisti, 278.000 elettori della CDU, 147.000 elettori della SPD, 78.000 elettori dei Verdi, 62 000 elettori della Linke, 32.000 elettori della FDP e 250.000 elettori dei partiti minori che non sono rappresentati al Bundestag. Tra i sanzionati di domenica scorsa, oltre alla Cancelliera, andrebbero, quindi, annoverati anche i «dissidenti» Guido Wolf e Julia Klöckner, i due candidati di punta della CDU in Baden-Württemberg e in Renania-Palatinato, i quali alla vigilia del voto avevano cercato, invano, di guadagnare consenso prendendo le distanze dalla politica di accoglienza avviata da Angela Merkel. Ma soprattutto la lettura del voto nei termini di un «trionfo degli anti-immigrati» non regge se si tiene conto dell’ottimo risultato ottenuto nelle due regioni occidentali dai due ministri presidenti uscenti, i quali, diversamente da Wolf e Klöckner, alla vigilia del voto si sono invece schierati con Merkel in materia di politica migratoria. Il verde Winfried Kretschmann, in un Land conservatore quale è storicamente il Baden-Württemberg, ha trascinato il suo partito verso un clamoroso 30,3% di consensi, mentre in Renania-Palatinato è stato solo grazie all’elevata popolarità personale di Malu Dryer se la Socialdemocrazia tedesca è riuscita ad evitare la terza pesante sconfitta (negli altri due Länder la SPD ha perso più di dieci punti percentuali rispetto alla precedente tornata elettorale). La convenienza politica a schierarsi dalla parte della Cancelliera in materia di politica migratoria viene inoltre corroborata da un altro studio, questa volta condotto dalla Forschungsgruppe Wahlen, secondo il quale la maggioranza degli elettori in B-W e in R-P., rispettivamente il 54% e il 58%, avrebbe espresso un giudizio positivo sulla politica di accoglienza dei rifugiati. Solo in Sassonia-Anhalt il giudizio negativo sulla gestione del governo federale avrebbe prevalso su quello positivo (50% vs 42%).

D’altra parte, proprio l’eclatante successo elettorale conseguito da AfD in Sassonia-Anhalt, cioè nel Land che ospita il minor numero di profughi, richiedenti asilo o semplici immigrati, mostra non solo che non vi è alcuna relazione tra il voto al partito di Frauke Petry e la presenza di immigrati nei tre Länder, ma suggerisce anche l’ipotesi che siano altri i fattori da considerare per una spiegazione più esaustiva del voto a favore di AfD. Oltre alla già ricordata trasversalità (ossia la capacità del partito di attrarre i voti di persone con diverso orientamento politico), andrebbero tenuti presenti sia la geografia del voto, e in particolare il cleavage Est/Ovest tra le regioni ricche e quelle più povere, sia profilo il socio-demografico degli elettori. Dalle prime analisi sembrerebbe, infatti, che siano stati soprattutto i giovani disoccupati e i precari a votare per AfD. Anche questo è un dato che non era difficile da prevedere, che stride, però, con la narrazione del «trionfo degli anti-immigrati».