Ultimo Aggiornamento:
15 giugno 2019
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Venice Beach, un museo a cielo aperto

Daria Reggente * - 13.09.2017
Venice Beach

Visitando l’America si ha l’impressione che tutti i suoi stereotipi abbiano più o meno un fondo di verità. Strade immense, città colossali, grandi distanze, storia recente (cliché molto amato da noi antichi europei), molta immagine e poca sostanza. Certo, l’America rimane la terra degli americani: un popolo eccentrico, contraddittorio e chiassoso. Forse, persino un po’ kitsch. Eppure, a confutare questa teoria, esistono ancora certi luoghi capaci di sorprendere: così è Venice Beach.

Quartiere a ovest della città di Los Angeles, è forse l’angolo più bohémien  e folcloristico della California. Plasmato all’inizio del 900 dall’imprenditore e costruttore Abbot Kinney, non è difficile capire da dove derivi il suo nome: i vecchi canali (oramai per lo più chiusi da colate di asfalto) e i moderni murales sono modellati sulla Venezia rinascimentale.

Nonostante un breve periodo di degrado - dagli anni Venti agli anni Ottanta – fin dalla sua nascita Venice ha sempre avuto l’anima da avanguardista e tutt’oggi merita di essere considerata un piccolo avamposto della cultura e dell'arte di strada.

 

Passeggiando per la Ocean Front Walk, la stradina sul lungomare, una serie di negozi e minuscole boutique affollano la vista con i loro colori sgargianti e opere di ogni genere...statue, dipinti, vecchi dischi, poster d'epoca, serigrafie. Sull'altro lato della via, gli artisti di strada intrattengono i passanti sulle piste da skateboard, nei campi da basket, vendendo dischi auto-prodotti, ballando.

Una cultura tutta particolare, che si fonde perfettamente con l'atmosfera hippie che si respira: ognuno qui è libero di esprimere (e perché no, vendere) la propria arte, o quanto meno ciò che nella sua personale e privata visione ritiene esserlo. Ma è proprio questo il bello: non c'è limite a quello che si può incontrare a Venice Beach e ogni passante è trasformato in un modesto "critico d'arte".

Certo, il giudizio del critico- passante, se tanto è autorevole nel decidere se comprare o meno una tavola dipinta a bombolette spray, deve fermarsi di fronte a certi convalidati pezzi d'arte.

 

Venice è la casa, ad esempio, di alcune opere dell'architetto canadese Frank Owen Gehry, considerato tra i fondatori della corrente decostruttivista . A lui si devono per esempio il Walt Disney Concert Hall di Los Angeles, il Guggenheim di Bilbao e la Casa danzante di Praga. Suo è pure il Binocular Building, che spicca tra le stradine del quartiere losangelino, edificio a forma di binocolo costruito a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta e attualmente sede di alcuni uffici della Google.

 

Insomma a Venice beach ci si perde continuamente in un grande mix tra ciò che è universalmente concordato essere forma d'arte e ciò che invece lo è solo in potenziale. Quello che è certo è che in questo piccolo angolo d'America se ne incontra ogni particolarissima accezione: dall'architettura alla pittura, dalla scultura alla musica e lo sport, tutto è in mostra.

E a mettersi in mostra sono specialmente acrobati e sportivi, ragazzi di ogni età che si impegnano in coreografie ed evoluzioni straordinarie: come quelli che si trovano sulle piste da skate. Molti di loro rimarranno anonimi artisti, altri magari seguiranno le orme di qualche grande nome che nel loro quartiere ci è nato e cresciuto. Tony Alva tra gli altri, che se ai più ricorda solo “un nome già sentito da qualche parte”, per il mondo dello sport è da considerarsi uno degli skateboarder più influenti di sempre.

Non è lui l'unico caso che possa essere d'ispirazione a giovani performer, magari a quelli che per strada ti fermano per farti ascoltare i loro pezzi, registrati su cd autoprodotti. Un altro celebre nome, inevitabilmente e indiscutibilmente noto a tutti, legato a Venice beach è quello di Jim Morrison: la spiaggia della Ocean Front Walk è il luogo dove nel 1965 lui e Ray Manzarek fondarono i The Doors.

 

Al contrario di quello che si immagina, l'America può ancora essere vista con occhi nuovi...non è solo una grande landa desolata dal consumismo e dal kitsch, trita e ritrita...è anche un luogo dove i vecchi valori dell'America delle possibilità sono ancora vivi, dove i giovani artisti sentono di potersi esprimere in una società che ormai è dominata da social, visibilità spiccia e pochi contenuti. Tutto questo grazie, anche, ad un quartiere, museo a cielo aperto.

Si legge su un cartello appoggiato accanto ad un ragazzo intento a dipingere: “This is art”. Poco importa che lo sia per tutti o solo per lui. Siamo a Venice Beach e si può fare.

 

   

 

 

 


* Daria Reggente è giornalista pubblicista dal 2015 e collabora con alcune testate  nei settori arte, architettura e design