Ultimo Aggiornamento:
15 giugno 2019
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Una democrazia impoverita

Francesco Provinciali * - 22.05.2019
Crisi tra Di Maio e Salvini

Del loro contratto di governo - finché dura - i due soggetti contraenti evidenziano le rispettive riforme di cui si attribuiscono la paternità non senza stigmatizzare gli errori e i difetti del partner con accentuata enfasi in prossimità del voto europeo. Dentro la coalizione gialloverde c’è tutto: maggioranza e opposizione, infatti si parla appunto di contratto e non di alleanza. Ma il crescendo del conflitto è impressionante, va ben oltre la diaspora o i distinguo altrimenti ricomponibili perché si esprime con attacchi diretti assai più pesanti di quelli che vengono riservati alle altre forze politiche. Ogni tema o singolo episodio è occasione per litigare e accentuare il gap che separa anziché unire i due partiti e i loro leader, scivolando spesso nella personalizzazione di critiche, accuse, insulti.

Tutto questo indebolisce il governo fino al limite della rottura ma finisce per indebolire la stessa democrazia perché in un marasma del genere non solo vengono meno stabilità e identità, concretezza, coerenza d’azione e di visione ma si ha quasi l’impressione che nella partita del botta e risposta si attenda ormai solo di sapere quale dei due giocatori riuscirà a piazzare il match point finale.

E mentre gli aspetti coreografici e le invettive prendono il sopravvento sui problemi reali del Paese si assiste al paradosso di una gara ad accaparrarsi più voti con lo sguardo rivolto più alle future alleanze parlamentari di Strasburgo che al consolidamento del patto a due.

La stagnazione economica e il disorientamento sociale restituiscono l’immagine di un Paese fanalino di coda in Europa, affidando ai decimali le prospettive di crescita o decrescita fino alla piena recessione.

Mentre all’orizzonte si profila la necessità di una manovra correttiva dei conti pubblici dentro la quale l’aumento dell’IVA sembra ormai inevitabile. Due forze politiche che enfatizzano e non poco le iperboli e le promesse giocando d’azzardo sugli scenari futuri dimostrano di non avere capito che fino a un certo punto l’elettorato si fida di frasi ad effetto, luoghi comuni e spettacolarizzazioni: quando si comincia a tastare nelle loro tasche gli italiani non sono così sprovveduti da non saper fare i conti con la realtà.

Tutto questo accade mentre sullo sfondo restano mali endemici e irrisolvibili, in primis l’evasione fiscale stimata in più di 130 miliardi l’anno e la corruzione dilagante che attraversa il Paese dal centro alla periferia in tutti i suoi gangli vitali: si tratta di cancri difficilmente estirpabili perché la loro deriva è datata e si trascinano da decenni in modo irrisolvibile e finora irrisolto.

La causa di questa malattia incurabile consiste nella stessa struttura del potere in Italia: è un dato oggettivo che si esprime ad ogni livello favorito da una produzione legislativa che consente vie d’uscita e scappatoie ed è, al tempo stesso, il frutto di una mentalità radicata in tutti i meandri più reconditi della burocrazia e dei comportamenti individuali e sociali: un mix malvagio e incurabile di fattori oggettivi e soggettivi che finiscono per essere connotativi di un accreditamento negativo dell’immagine-Paese al suo interno e agli occhi degli osservatori esterni. Critichiamo l’Europa ma subiamo l’aperta diffidenza dell’Europa verso di noi.

Da troppo tempo la politica che si contende la guida del Paese gioca di sponda e di rinvio, senza affrontare queste piaghe ormai strutturali ad ogni livello, come un fatto ineludibile che si accantona, curandosi di corollari legislativi che lasciano aperti nuovi spazi per evasione e corruzione, oltre ad incrementare in modo incosciente la spesa pubblica e perciò il debito e il deficit ma anche una mentalità dilagante basata sulla rivendicazione di diritti e sull’obsolescenza dei doveri.

Al capezzale di questa democrazia malata e indebolita si attendono nuovi medici e nuove cure: ci sarà – si spera – prima o poi qualcuno che sappia applicare la terapia del buon esempio, dell’etica pubblica e del bene comune.

Per questo il voto per l’Europa è il correlato speculare di ciò che accadrà in Italia dopo il 26 maggio: ci aspetta un autunno rovente sul piano politico ed economico, a cominciare dalla tenuta dell’attuale coalizione dove entrambi i contraenti sono attesi da una resa dei conti.

Quelli che riguardano le promesse dispensate a piene mani e quelli che l’inevitabile manovra correttiva presenterà, come scrisse Leopardi, “all’apparir del vero”.

 

 

 

 

* Ex dirigente ispettivo MIUR