Ultimo Aggiornamento:
03 agosto 2019
Iscriviti al nostro Feed RSS

E' la somma che fa il totale

Stefano Zan * - 22.05.2019
Armando Siri

Proprio a ridosso delle elezioni europee si ha l’impressione che l’immagine di Salvini come leader indiscusso si sia affievolita e stia mostrando alcuni aspetti che non piacciono a gran parte dell’elettorato. Certamente su questo ha inciso la sistematica campagna di contrapposizione alle sue posizioni che i 5Stelle hanno lanciato negli ultimi due mesi per distinguersi dalla Lega e per far valere la diversità delle loro posizioni. Ma questo da solo non basta. Come sempre, come diceva Totò, è la somma che fa il totale e sono numerosi gli addendi negativi che negli ultimi tempi hanno indebolito la leadership di Salvini.

Sulla questione morale, oltre alla vecchia ma non risolta storia della scomparsa dei 49 milioni, si sono aggiunti il caso Siri, l’arresto del sindaco di Legnano e resta aperta la questione Rixi. Su questo versante i leghisti sanno che non potranno contare su alcuna indulgenza del Movimento che ne ha fatto da sempre il suo principale cavallo di battaglia.

La questione sicurezza sembra ormai diventata una vera e propria ossessione che non solo non ha alcun riscontro con la realtà ma che non riesce andare al di là di roboanti e minacciose dichiarazioni. Gli sbarchi sono diminuiti ma in realtà i porti non sono chiusi e sistematicamente arrivano in territorio italiano imbarcazioni con migranti in difficoltà che, per iniziativa di Conte o delle Procure in qualche modo vengono fatti sbarcare. Anche l’ONU comincia a preoccuparsi per le posizioni dell’Italia. In compenso la sicurezza sulle strade di molte città italiane non sembra certo essere aumentata nell’ultimo anno.

Definire fascista Salvini è certamente una forzatura ma la simpatia e la tolleranza con cui guarda a tutte le forme di neo fascismo, Forza Nuova e Casa Pound, non è certo rassicurante nel medio termine e rende legittimi molti dubbi in proposito anche perché, di converso, si tiene lontano da ogni possibile dichiarazione di sostegno all’antifascismo istituzionale.

L’utilizzo mediatico dei simboli dei vari corpi dello Stato (divise, cappelli, felpe) se può risultare simpatico una prima volta alla lunga stanca e sono proprio gli stessi corpi che gli ricordano che sono servitori dello Stato e non del ministro in carica. E lo stesso vale per il cappello degli alpini.

La sua non presenza sistematica al ministero perché è sempre in giro per l’Italia a fare campagna elettorale non sembra tanto uno stile di leadership nuovo quanto piuttosto una costante sottovalutazione dei compiti di un ministro di tale importanza. E non è affatto chiaro chi, in sua assenza, stia a presidio dell’istituzione.

La furbesca, ancorché probabilmente legittima, utilizzazione dei voli di Stato per condurre la sua interminabile campagna elettorale lascia in molti il dubbio che prima organizzi gli eventi politici e poi, per giustificare i voli, organizzi un qualche evento istituzionale che gli consente di recarsi nella zona che gli interessa.

Non smette mai di dichiararsi democratico ma rifiuta i confronti diretti e manifesta sempre più fastidio per gli striscioni con cui sempre più spesso molti cittadini sottolineano il loro dissenso.

L’insistenza sulla volontà di introdurre la flat tax in un momento di grande difficoltà economica e con una finanziaria alle porte che non consente margini di manovra per nuove spese in deficit e la dichiarazione di essere disposto a superare tutti i vincoli europei ha come unico risultato l’aumento dello spread e un ulteriore indebolimento dell’immagine dell’Italia sui mercati.

Anche sull’Europa non è più chiaro quale sia la vera posizione della Lega e i potenziali alleati di cui si contorna non sono certo quelli più favorevoli alla redistribuzione dei migranti ma nemmeno alle politiche economiche dell’Italia, oltre ad avere posizioni preoccupanti sui diritti civili.

La grande manifestazione di sabato a Milano non è stata grande, ha dovuto registrare lo scandalo dei colleghi austriaci, ha fischiato Papa Francesco e si è chiusa con un ostensione del rosario e una invocazione alla Madonna per il voto di domenica prossima, che tutto il mondo cattolico ha stigmatizzato con grande enfasi.

Se è appunto la somma che fa il totale ce ne abbastanza per chiedersi se Salvini non abbia perso il controllo della situazione oppure se ancora ritiene che questa sia la strategia vincente. Il voto di domenica prossima potrebbe dare una prima risposta a questo interrogativo.

 

 

 

 

* E' stato docente universitario di Teoria delle organizzazioni. Il suo blog è ww.stefanozan.it