Ultimo Aggiornamento:
23 ottobre 2019
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Ucraina e Russia: opportunità per l’Europa

Gianpaolo Rossini * - 06.05.2014
Ucraina e Russia

L’Ucraina è tagliata in due dal Dnepr che la percorre da Nord a Sud. Una zona russofona ad est mentre ad Ovest si trova la regione che guarda verso l’Europa e che parla una propria lingua anche se affine al russo.  Il Dnepr è uno dei grandi fiumi dell’Est europeo al centro della storia politica e religiosa delle civiltà slave. Dalla capitale Kiev, adagiata sulle sue rive, si è irradiata, quasi mille anni fa, la cristianizzazione delle Russie. L’Ucraina è terra di mezzo, e, come tale  vittima di grandi conflitti, ma è anche un polo culturale con forti legami con l’intero universo slavo e russofono, dal quale non è possibile pensarla separata.  Una parte del paese dei cosacchi anela  alle garanzie in termini di qualità della democrazia civile ed economica che l’Europa, nonostante la profonda crisi economica, rappresenta. E dunque il dilemma se aderire ad una integrazione più profonda con l’UE staccandosi dalla Russia o entrare nell’Unione doganale con il paese di Putin.  Scegliere una delle due alternative vuol dire per l’Ucraina andare incontro a spaccature con effetti destabilizzanti su tutto l’est Europa extra Ue. Gli scontri e le tensioni di questa prima parte del 2014 ne sono la prova, così come le reazioni scomposte della Russia che minacciano di spostarsi sul piano militare  a fronte di una diafana “personalità” internazionale della Ue.

Avvicinarsi all’Europa è vantaggioso per l’Ucraina. Avrebbe più facile accesso ad un mercato di oltre 400 milioni di consumatori. Si potrebbe eliminare la barriera alla mobilità dei suoi cittadini rappresentata dal visto. Una maggiore integrazione finanziaria avrebbe benefici anche per molti operatori bancari europei (ed italiani) che operano sulle rive del Dnepr. La Ue costituirebbe forse anche un’ àncora per diritti civili e democrazia.  A sfavore della scelta pro Ue gioca una profonda lacerazione nel paese e l’allontanamento dalla Russia, nazione vicina in senso culturale, economico ed soprattutto energetico.

Se l’Ucraina invece aderisce all’Unione Doganale di Putin l’avvicinamento all’Europa diviene arduo. Una unione doganale infatti prevede la cancellazione delle barriere protezionistiche al commercio tra chi vi partecipa e l’ introduzione di un dazio comune verso i paesi terzi, tra cui la Ue. E già questo renderebbe improponibile l’aggancio all’Ue.

Come muoversi allora tra Scilla Europa e Cariddi Russia? Con la crisi ucraina è venuto al pettine un nodo che in questi ultimi anni l’Europa non ha voluto riconoscere, soprattutto in occasione di ripetute crisi del gas tra Ucraina, Russia ed Europa. Si tratta delle relazioni commerciali, politiche e militari tra Ue e Russia.  A quasi 25 anni dalla caduta del muro di Berlino, questi temi non sono ancora stati affrontati seriamente. Il risultato è la rivitalizzazione di una anacronistica parvenza di cortina di ferro. La crisi di Kiev è allora un’occasione, purtroppo drammatica, per affrontare un problema accantonato di grande portata. Ma come?

Occorre iniziare mettendo mano ad una maggiore apertura commerciale e ad una mobilità più aperta delle persone e delle risorse finanziarie tra Ue e Russia. Un primo passo, ma non piccolo. Poi ne potrebbero seguire altri nel corso degli anni a venire.  Si può sciogliere infatti il nodo apparentemente irrisolvibile dell’Ucraina solo avvicinando la Russia alla Ue in modo deciso, anche se graduale.  Si tratta di una mossa coraggiosa che passa ancora una volta dall’ufficio un po’ dimesso della politica estera della Ue. E potrebbe produrre notevoli benefici per tutto il continente non solo sul piano economico. Perché non escogitare una formula istituzionale simile all’associazione, con uno status prossimo a quello di cui godono Turchia ed Israele? Se questa è stata da poco accordata all’Ucraina, ahimè con colpevole ritardo, forse si può pensarla anche per la Russia come gesto di apertura per svelenire le relazioni. Il nostro paese se ne gioverebbe parecchio, visto che siamo al 5° posto per esportazioni in Russia dopo Cina, Germania, Paesi Bassi e Ucraina e al 3° per importazioni dopo Cina e Germania, mentre nei confronti dell’Ucraina siamo il terzo partner commerciale per importazioni e il settimo per esportazioni. Un avvicinamento della Russia consentirebbe all’ Ucraina di divenire più europea conservando i legami con Mosca in un contesto più aperto e meno vincolante sul piano economico. Ad un avvicinamento economico tra Ue e Russia si oppongono ovviamente alcuni paesi. In primis la Gran Bretagna, energeticamente indipendente.  In secondo luogo la Polonia, e altri paesi vicini, per ragioni che meglio sarebbe consegnare alla storia. Un avvicinamento alla Russia potrebbe avere anche un positivo effetto collaterale. Abbasserebbe quella frontiera militare tra Russia ed Europa che l’allargamento ad est della Ue ha prodotto solo in parte in quanto purtroppo è stato seguito da uno spostamento ad est dei confini della Nato. E’ soprattutto questo il motivo del sordo rancore della Russia verso l’Ue. Certo, la soluzione del problema ucraino richiede una ristrutturazione dell’assetto istituzionale su base federale, cosa non facile in un paese ex socialista. Ma soprattutto una nuova linea coraggiosa nei rapporti Bruxelles – Mosca. Oggi. Non tra 5 o 10  anni.

 

* Ordinario di economia internazionale all’università di Bologna