Ultimo Aggiornamento:
19 ottobre 2019
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Rifiuti romani in Emilia Romagna: solidarietà inutile e dannosa

Gianpaolo Rossini - 03.01.2018
Emergenza rifiuti a Roma

La regione Emilia Romagna ha accettato di accogliere i rifiuti indifferenziati di Roma, comune retto da giunta grillina con sindaco la signora Raggi. Verranno bruciati  negli inceneritori tra Parma, Bologna, Modena materiali per un quantitativo di circa 465 tonnellate al giorno per 40 giorni ovvero in totale circa 19000 tonnellate, il contenuto di una nave da carico di media dimensione.  

Il presidente della regione Emilia Romagna ha affermato che si tratta di un gesto di solidarietà istituzionale volto a risolvere l’emergenza della capitale. Non sarà possibile in futuro chiedere di nuovo da parte del comune di Roma una cooperazione di questa entità.

In Emilia si prevedono manifestazioni  di protesta anche se indebolite dal periodo di vacanze Natalizie.

Si tratta di una vicenda che dimostra per l’ennesima volta  la scarsa capacità di governare la capitale da parte della compagine grillina il cui bilancio appare sempre più fallimentare.  Se dobbiamo trovare un  aspetto positivo, è certamente quello di proiettare il PD a partito che è in grado di governare il paese in maniera responsabile con un senso dello stato tutto che forse si vedeva solo ai tempi della migliore Democrazia Cristiana. C’è da augurarsi che  gli italiani capiscano il messaggio che viene da questa vicenda , molto più pesante e veritiero di tanti vuoti proclami e dichiarazioni.

Ci sono però aspetti profondamente negativi in questa solidarietà interregionale. Il primo è sul piano ambientale. La pianura Padana è una delle regioni più inquinate del globo che paga costi enormi sul piano epidemiologico che purtroppo restano sempre nell’ombra. In una regione del genere incenerire un bastimento di rifiuti indifferenziati, quelli più inquinanti, aggrava i problemi degli abitanti anche se questi si manifestano in maniera subdola e non immediatamente attraverso incremento di numerose gravi patologie. Le aziende che si occupano della raccolta dei rifiuti nel Nord Italia, come Hera che smaltirà i rifiuti romani, macinano utili e non emergono problemi nella raccolta. Anzi i livelli di riciclo sono su standard europei se non addirittura migliori in taluni casi.

Perché allora a Roma e nel Lazio nulla di tutto questo avviene?

La prima ragione dipende dal fatto che la raccolta differenziata è ancora un miraggio perché i cittadini non vengono né edotti né sanzionati. Il Comune di Roma non fa infatti né l’una né l’altra cosa. La seconda ragione è che i romani sono evasori fiscali incalliti. A fronte di un debito del Comune di Roma di circa 10 miliardi c’è un cifra analoga di imposte (locali) Imu, Tari, multe etc. evase e/o non riscosse. Di nuovo il Comune non applica sanzioni o misure adeguate per combattere questa evasione “monster”.  In terzo luogo la popolazione non accetta impianti in loco per lo smaltimento dei rifiuti. Di fronte a quest’ultimo diniego occorrono però misure severe  e non il trasferimento dei rifiuti nel Nord Italia. Consentire questo significa deresponsabilizzare le popolazioni nella loro sciatteria nei confronti della raccolta differenziata e nell’evasione delle imposte locali.  Se l’autonomia locale è un pretesto per i cittadini per farsi beffe di amministratori e regole allora ben vengano commissariamenti a tappeto. Se un comune non riesce a risolvere il problema dei rifiuti è bene che venga commissariato, altrimenti, trasferendo i rifiuti, i cittadini credono ancora di poter allegramente evadere, gettare rifiuti in modo incivile e che il loro sindaco sia persona che meriti di governarli.