Ultimo Aggiornamento:
15 luglio 2020
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Ma tutti questi soldi non si potevano trovare prima?

Massimo Nava * - 15.04.2020
Soldi per Coronavirus

Federal Reserve, duemila miliardi di dollari, BCE 750 miliardi di euro, Fondo Salva Stati, cinquecento miliardi, Germania seicento miliardi, Francia cinquecento, Italia quattrocento, e tutti a promettere “tutto il necessario, fino a quando sarà necessario”. In pratica sembra che il mondo, grazie al coronavirus, abbia vinto la lotteria. “Milioni? Macché, miliardi!” Avrebbe detto Totò. A pioggia. Per imprese, Paesi indebitati, artigiani, commercianti, famiglie, baby sitter e badanti, sanità, polizia ed eserciti, ospedali, scuole, palestre, musei, agenzie di viaggi, compagnie aeree, palestre e persino beauty farm. Basta avere una partita Iva. Stando alle cifre, relazionate alle dimensioni della tragedia che stiamo vivendo, ce ne sarà per tutti. Per tamponare il disastro e possibilmente ripartire. Qualcuno si lancia anche in architetture ideali, genere mondo migliore, solidarietà europea, globalizzazione controllata, fine dei sovranismi, sviluppo sostenibile, riforma della burocrazia.

Tutto bene? Non è detto. Nessuno sa dire quando finirà la pandemia mondiale e nessuno riesce a prevedere come sarà la nostra vita in un domani ravvicinato.

Ma almeno molti governi e L’Europa, - dopo esitazioni e qualche gaffe - stanno prendendo, come si dice, il toro per le corna. Non c’è ancora intesa sui coronabond, ma intanto è stato accantonato il MES, almeno nei criteri di funzionamento e controllo che conosciamo. E tutto lascia pensare che alla fine un’intesa si troverà. La Francia è passata nel campo dei “Paesi del Sud”, mentre i più intransigenti restano gli olandesi.

Angela Merkel, secondo mentalità e prassi conosciuta, attenderà fino all’ultimo istante prima di cedere e firmare un compromesso accettabile. Del resto, le divisioni nel governo tedesco si toccano con mano. Verdi e una parte dei socialdemocratici si sono pronunciati a favore.

 E’ sempre buona norma non rinunciare a capire le ragioni degli altri.  La cancelliera guida una colazione piuttosto fragile. La CDU è andata incontro negli ultimi mesi a sonore batoste nelle elezioni regionali, sia ad Ovest sia nella ex DDR. I moderati temono l’ erosione dell’elettorato tradizionale a vantaggio di AfD, l’Alternative für Deutschland, il partito di estrema destra, populista, euroscettico, che ha già portato al Bundestag una consistente pattuglia di deputati. Il rischio di vedere crescere nel Paese un fronte antieuropeista, per certi aspetti più pericoloso del populismo di casa nostra è concreto.

I tedeschi sono particolarmente sensibili ad ogni scricchiolio della loro economia. Già si stavano fasciando la testa per la crisi dell’auto e i segnali di recessione alla fine del 2019. Figurarsi oggi che il governo ha si è rassegnato a mettere da parte il totem del pareggio di bilancio per soccorrere le industrie e le famiglie del paese.

Tuttavia, la Merkel, salvo colpi di scena, è alla fine del suo ultimo mandato. Si può ben sperare che voglia passare alla storia come la donna che ha salvato l’Europa e non come la leader che ha contribuito ad affossarla.

La speranza è che, alla fine, una decisione forte e chiara la prenda. Oggi più che mai, l’Europa è nelle sue mani.

Meglio non pensare oggi a come i debiti - perché pur sempre di debiti si tratta - saranno un giorno ripagati.

Però qualche domanda possiamo porcela. Se governi, entità sovranazionali e istituzioni internazionali sono pronti a iniettare una massa enorme di denaro per affrontare un disastro paragonabile ai danni economici e sociali della seconda guerra mondiale, per quali ragioni risorse finanziarie ben più modeste non sono state reperite in passato per affrontare altre urgenze e problemi? Penso a guerre, carestie, catastrofi umanitarie, migrazioni, sviluppo sostenibile, inquinamento, aiuti al Terzo Mondo, sicurezza sul lavoro, sicurezza sociale. Urgenze la cui gravità non è meno grave per numero di vittime, anche se “circoscritta” e non “pandemica”. Oggi che contiamo migliaia di morti e vediamo ospedali vicini all’implosione, ci accorgiamo quanto sarebbe stata decisivo l’investimento in prevenzione e strutture sanitarie. Un esempio arriva proprio dalla Germania : record europeo di posti in terapia intensiva e un numero di vittime nettamente inferiore a Italia, Francia e Spagna, nonostante altissima percentuale di anziani.

Per tante urgenze (e nobili cause), abbiamo spesso assistito a vertici inconcludenti, in cui si litigava su percentuali del Pil, con scarsa considerazione verso quanti lanciavano l’allarme per il clima, per la minaccia di epidemie, per la tenuta del corpo sociale, per le nuove povertà.

L’Europa, non avendo ancora una Banca centrale che funzioni come una Banca centrale, è spesso rimasta paralizzata da veti e norme, dai vincoli del Patto di Stabilità, dai rigori di bilancio. Lo strappo alla regola è avvenuto solo all’indomani della crisi finanziaria, con il “bazooka” di Mario Draghi e si prepara oggi, a causa del coronavirus, per salvare il salvabile. Prima, nessun strappo alla regola per la crescita, la cultura, le energie rinnovabili, le infrastrutture, l’occupazione, la ricerca scientifica, le bonifiche del territorio.

Oggi tocchiamo con mano le insufficienze dei sistemi sanitari di tutti i Paesi, i ritardi nella ricerca, la sottovalutazione di allarmi epidemici più volte annunciati da esperti scientifici e persino da rapporti governativi. Oggi sappiamo che l’inquinamento atmosferico può essere correlato alla diffusione del virus, può essere una concausa di morte, se non altro per l’indebolimento delle difese, in particolare della popolazione più anziana.

Ma solo oggi, di fronte alla catastrofe, si trovano le risorse per affrontarla. E’ una constatazione naturalmente ingenua, la stessa di quanti, di fronte alle macerie delle città europea e all’immensità dei cimiteri, si chiedevano se la guerra potesse essere evitata e il Nazismo si potesse fermare in tempo.

Ben venga dunque la “lotteria” dell’emergenza. Ma questo mondo alla rovescia, la prossima volta, potrebbe perdere il biglietto vincente.

 

 

 

 

* Giornalista e scrittore