Ultimo Aggiornamento:
26 settembre 2020
Iscriviti al nostro Feed RSS

Le nuove frontiere della politica pop

Donatella Campus * - 27.10.2015
Kate McKinnon

L’inarrestabile ascesa della politica pop

Hillary Clinton si prepara ad affrontare le primarie Democratiche da una posizione di vantaggio, testimoniata dai sondaggi e rafforzata dalla rinuncia a correre del vicepresidente Joe Biden. Nel frattempo, la sua campagna elettorale esplora tutte le nuove frontiere comunicative, compresa quella della cosiddetta politica pop, la quale in realtà non rappresenta più una novità, ma ancora offre margini di sperimentazione. Come appunto mi sembra sia stato il caso della partecipazione di Clinton al Saturday Night Live del 3 ottobre scorso. Le apparizioni dei politici in questo tipo di programma satirico e di intrattenimento non sono inusuali; anzi si può dire che sono ormai pratica consolidata di ogni campagna elettorale. Lo scopo evidente dei candidati è quello di dar prova di avere senso dell’umorismo e di sapere ridere di sé stessi.  Così facendo si accorciano le distanze con l’elettorato; d’altronde, la politica pop, come è noto, ha tra i suoi risvolti proprio quello dell’”umanizzazione”,  del rendersi intimi, come ha scritto James Stanyer, uno dei più attenti studiosi del fenomeno.  Infatti noi cittadini non li conosciamo, in molti casi non li abbiamo mai incontrati, eppure ci sembrano personaggi familiari proprio in virtù della loro disponibilità a svelare i dettagli della loro vita privata e a condividere  i loro stati d’animo.

 

Dopo gli attori in politica arriva l’era dei politici attori?

Se, quindi, più o meno  tutti i candidati si prestano a questo tipo di apparizioni televisive, in che cosa quella di Clinton al Saturday Night Live è sembrata diversa e forse più “nuova”?  L’aspetto peculiare sta nel fatto che lo sketch presentato si è basato su uno scambio di ruoli: infatti, Clinton era impersonata dall’attrice Kate McKinnon, mentre la candidata recitava la parte di una barista con la quale Clinton- McKinnon ha una divertente conversazione sulla sua campagna elettorale. Già in passato Clinton si era confrontata, sempre al Saturday Night Live, con un’altra attrice, Amy Poehler, che era allora il suo alter ego televisivo. Quella volta, però, Clinton era rimasta sé stessa e l’incontro era avvenuto tra la Clinton autentica e la Clinton imitata. Stavolta, invece, Hillary si è trovata a essere lei stessa attrice in scena. Finora la politica, soprattutto quella americana, ci ha abituato agli attori che diventano candidati: Ronald Reagan e  Arnold Schwarzenegger  i più famosi. Altrettanto sono numerosi gli attori che fanno politica in modo più indiretto attraverso gli endorsements e varie altre attività di sostegno alle candidature. I politici che si mettono a fare gli attori sono invece un fatto meno consueto, ma a questo punto c’è da chiedersi se la nuova frontiera della politica pop non sarà forse la performance recitativa e se l’esempio di Clinton farà proseliti. Tra parentesi, per Clinton non è la prima esperienza di recitazione in una parodia ironica: alcuni mesi fa, infatti, ha girato un video insieme a Kevin Spacey, l’ attore che recita la parte del presidente Frank Underwood in “House of Cards” . Nel video Spacey telefona a Hillary fingendo di essere Bill per prendere informazioni sul suo regalo di compleanno. Infatti, il video, diffuso dalla Clinton Foundation, aveva come scopo primario quello di fare gli auguri all’ex presidente, ma è sicuramente anche servito a fare pubblicità a Hillary Clinton, presentandola in una veste informale e disinvolta e associandola a una serie televisiva di grande successo. In conclusione, quindi, ormai diversi decenni fa, quando la televisione assunse un ruolo centrale nella comunicazione, si disse che era cambiato il modo di fare politica e che per i candidati diventava essenziale  il “saper bucare il video”; oggi, per via della politica pop, potrebbe aggiungersi ai requisiti necessari anche il “saper stare in scena”.

 

 

 

* Docente di Scienza Politica e Comunicazione Politica all’Università di Bologna