Ultimo Aggiornamento:
15 dicembre 2018
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Le incognite del futuro politico

Paolo Pombeni - 03.10.2018
Di Maio e Tria

Si fa un gran parlare della vittoria del duo Salvini-Di Maio nello scontro col ministro Tria e dei risultati che essi sbandierano di avere portato a casa. In realtà che cosa abbiano realmente ottenuto, a parte un’occasione per un ulteriore spettacolo di propaganda, non è affatto chiaro. Una volta di più il diavolo si nasconderà nei dettagli.

Si fa infatti presto a parlare di “finanziaria del popolo” e ad inscenare balconi da cui si annunciano vittorie a pretoriani esultanti (ma Salvini, che è furbo, è stato più prudente). Sarà molto più complicato non deludere il consenso di massa che si è ottenuto promettendo il ritorno ad un meraviglioso mondo in cui tutto funziona come si vorrebbe sperare (ritorno è una parola sbagliata, perché quel mondo così non è mai esistito).

Prendiamo il caso emblematico del reddito di cittadinanza. Come sarà e a chi veramente andrà non è chiaro, mentre l’aspettativa generale è che arrivi miracolosamente nelle tasche di tutti quelli che non hanno al momento un reddito su cui fare affidamento. Ovviamente non sarà così, perché in quel caso ci sarebbe da fronteggiare la rivolta di tutti quelli che un reddito non tanto differente se lo devono conquistare lavorando. Ecco allora che ci si spreca in dichiarazioni sul fatto che nessuno sarà pagato per stare sul divano a guardare la TV.

Se però si prova ad immaginare qualche problema, si percepisce subito quanto la faccenda sia spinosa. Innanzitutto si dovrà capire se si tratta di un sussidio di disoccupazione o di un sussidio di povertà. Le due cose non sono equivalenti. Nel secondo caso ne verranno esclusi tutti coloro che, bene o male, possono contare su reti che garantiscono la loro sopravvivenza: reti familiari, piccole rendite o simili. Accertare queste condizioni non sarà semplice, soprattutto in un paese come il nostro dove la truffa alle assicurazioni sociali è molto diffusa (vedi i sussidi di invalidità) e non certo equamente distribuita fra le varie aree geografiche. In ogni caso una scelta di quel tipo susciterebbe la delusione di tutti coloro che soffrono la difficoltà di inserimento in un mondo del lavoro avaro di opportunità: anche costoro ritengono, giustamente, di avere diritto ad un sostegno che li liberi dalla dipendenza con le reti di sostegno. Non è difficile dire che gran parte di questa platea è fatta di giovani.

Se invece si optasse per un sussidio di disoccupazione, non per questo cesserebbero i problemi. Si tratterebbe per esempio di stabilire da che età si può cominciare ad essere considerati disoccupati da sussidiare. Per esempio: come la mettiamo con coloro che studiano? Anche qui non è difficile immaginare che se la condizione per essere considerati titolari del beneficio del reddito di cittadinanza fosse l’abbandono della scuola e dell’università o simili, si incentiverebbero le dis-iscrizioni per fruire di un reddito che in giovane età è molto appetibile.

Lasciamo perdere le fantasie sulle carte acquisti vincolate solo a certi tipi di spesa, le app e quant’altro che sembrano solo esercizi di futurologia a buon mercato. Limitiamoci a dire che in questo caso immaginiamo già complicazioni banali: spese non necessarie per esempio in cibo solo per esaurire l’importo disponibile, con cessione eventuali di quanto acquistato a terzi; difficoltà di affrontare certe spese che tradizionalmente sono in nero, come gli affitti, cosa molto frequente soprattutto per le fasce più deboli.

Concentriamoci piuttosto sul versante dei centri per l’impiego, colonna della riforma, ma colonna che tiene meno dei famosi stralli del ponte Morandi. Se bisogna aspettare che questi funzionino decentemente prima di avviare il reddito di cittadinanza quello arriverà ad essere ottimisti fra un anno, un anno e mezzo. Se si comincia comunque, si creerà una disparità fra chi risiede in zone con Centri che in qualche modo funzionano e zone dove sono realtà puramente nominali.

L’elenco delle difficoltà di rendere operativo quanto si promette potrebbe continuare. Si noti che non abbiamo minimamente preso in considerazione il problema delle risorse economiche necessarie, perché quanto detto è vero anche se i soldi non costituissero un problema.

La questione, davvero preoccupante, è cosa succederà quando monterà la disillusione per una aspettativa enorme che verrà delusa. Chi pensa che allora la attuale maggioranza filogovernativa correrà col capo cosparso di cenere dai vecchi politici chiedendone il ritorno non sa come funziona la storia. Col mondo di ieri quella maggioranza ha tagliato i ponti alle sue spalle. Cercherà piuttosto nuovi messia, qualcuno che nel suo immaginario possa dargli quel che i suoi attuali idoli non sono stati in grado di assicurarle, probabilmente prendendo per buone le scuse di questi ultimi che sia tutta colpa dei soliti poteri malvagi che vogliono togliere al popolo quanto gli spetta. Non è la premessa per un ritorno alla ragionevolezza politica: sarà bene rendersene conto e dunque lavorare a costruire una risposta all’altezza delle difficoltà che produrrà lo spaesamento dovuto al brusco risveglio quando ci si renderà conto, banalmente, che fra il dire e il fare ci sono di mezzo molti mari.