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L'analisi del sabato. Elezioni regionali: tornano le "bandierine"

Luca Tentoni * - 16.05.2015
Elezioni regionali 2015

L’arcobaleno del 31 maggio: tre regioni rosse, una rosa, due grigie, una verde-azzurra

 

Le elezioni regionali del 31 maggio, come abbiamo detto in altre occasioni, non saranno un test classico come negli anni dal 1970 al 1990 - quando la più piccola variazione percentuale di un partito poteva avere ripercussioni sul quadro politico nazionale - ma serviranno, come in tutta la Seconda Repubblica, a contare le "bandierine" di diverso colore sulla mappa. Il punto, però, è che mentre fino al 2005 le regioni a statuto ordinario andavano al voto insieme (almeno quasi tutte: 15 fino al 2000, 13 insieme più la Basilicata a distanza di due settimane nel 2005, mentre il Molise sarebbe andato al voto nel 2006) e l'esito poteva essere dirompente (basti ricordare, nel 2000, le dimissioni di D'Alema da Palazzo Chigi e, cinque anni dopo, la crisi di governo nel centrodestra che portò ad un nuovo Esecutivo in vista delle elezioni 2006 vinte sul filo di lana da Prodi), ora la consultazione è ristretta a sette regioni e ha sempre meno un valore di test politico. Le "bandierine" regionali sono invece diventate importanti a partire dalle elezioni del 2006, quando col "Porcellum" il premio di maggioranza è stato assegnato regione per regione in misura del 55% dei seggi a chi aveva conseguito la maggioranza, anche relativa, dei voti. Nelle sette regioni dove si voterà fra due settimane, la situazione è stata la seguente, nella Seconda Repubblica (precisiamo, preliminarmente, che di vera elezione diretta dei presidenti di regione si può parlare solo dal 2000, dopo l'approvazione della legge costituzionale n.1 del 22 novembre 1999; qui, per semplicità, considereremo eletti direttamente anche i presidenti del 1995, che in realtà erano - sul piano formale - solo designati):

1) Liguria - 1994 (politiche, Senato) vincono i Progressisti (sinistra) col 37,2%; 1995 (regionali) è eletto presidente della Regione Mori (centrosinistra Ds-Ppi-altri) col 42,4% dei voti (liste: 44%); 1996 (Sen.) vince l'Ulivo (41,4%); 2000 (reg.) eletto presidente della Regione Biasotti (centrodestra: 50,7% al candidato, 51,1% alle liste); 2001 (Sen.) vince l'Ulivo (44,4%); 2005 (reg.) eletto presidente Burlando (centrosinistra: 52,6% al candidato, 53,3% alle liste); 2006 (Sen.) vince il premio il centrosinistra col 53,3%; 2008 (Sen.) premio al centrodestra (44,1%); 2010 (reg.) rieletto presidente Burlando (centrosinistra: 52,1% al candidato, 52,7% alle liste); 2013 (Sen.) premio al centrosinistra (33%; alla Camera, però, il M5S è primo col 32%). In tutto, su 10 consultazioni, il centrosinistra (in varie formazioni) ne ha vinte otto, contro le due del centrodestra (anch'esso variamente composto). Di fatto, tranne che nel 2000, la regione è sempre stata nettamente di sinistra (la coalizione di Veltroni perse al Senato nel 2008 per l'1% dei voti).

2) Veneto - 1994 (pol.) il Polo per le libertà (Fi-Lega) ottiene il 40,7% e ben 17 senatori su 23; 1995 eletto presidente Galan (Forza Italia: la Lega non fa parte della coalizione) col 38,2% (liste 38,3%); 1996 (Sen.) vince l'Ulivo col 33,9% dei voti e 10 seggi (la Lega non è in coalizione col resto del centrodestra); 2000 (reg.) rieletto presidente Galan (nella coalizione c'è anche la Lega, stavolta) col 55% dei voti (liste 60,3%); 2001 (Sen.) vince il centrodestra (al completo: CDL) col 44,8% e 16 seggi; 2005 (reg.) terzo mandato da presidente regionale per Galan (50,6% al candidato, 53,3% alle liste); 2006 (Sen.) vince il centrodestra col 57,1% dei voti (14 seggi); 2008 (Sen.) vince il centrodestra col 54,4% e 15 seggi; 2010 (reg.) eletto presidente Zaia (Lega Nord, in coalizione col resto del centrodestra, Udc esclusa) col 60,2% dei voti (60,7% alle liste); 2013 (Sen.) vince il centrodestra col 32,9% (14 seggi). Su 10 elezioni, il centrosinistra ha avuto la meglio sul centrodestra solo nel 2006 in modo quasi occasionale (i partiti della CDL, insieme, avevano conseguito il 60,7% dei voti). Il Veneto si conferma regione "bianca" diventata roccaforte "verde-azzurra".

3) Toscana - 1994 (Sen.) vincono i Progressisti (49,1%, 12 seggi); 1995 (reg.) eletto presidente della regione Chiti (50,1% al candidato, 52,8% alle liste; nella coalizione vincitrice di centrosinistra c'è anche la Lega, con lo 0,7% dei voti); 1996 (Sen.) vince l'Ulivo (50,7%, 12 seggi); 2000 (reg.) eletto presidente Martini (centrosinistra, 49,3% al candidato, 50,3% alle liste); 2001 (Sen.) Ulivo 52% e 13 seggi; 2005 (reg.) rieletto Martini (57,4%; alle liste 56,7%); 2006 (Sen.) Unione (centrosinistra) 61,3% dei voti e 11 seggi; 2008 (Sen.) centrosinistra (Pd-Idv) 50,5% dei voti e 11 seggi; 2010 (reg.) eletto presidente Rossi col 59,7% dei voti (60,7 alle liste); 2013 (Sen.) vince il centrosinistra (Pd-Sel-altri Cs) col 43,5% dei voti e 10 seggi. La Toscana è una "roccaforte rossa" (10 vittorie su 10).

4) Umbria - 1994 (Sen.) vincono i progressisti (51,1% dei voti, 5 seggi su 7); 1995 (reg.) eletto presidente Bracalente (centrosinistra, 59,9% al candidato, 62,6% alle liste); 1996 (Sen.) vince l'Ulivo (47% dei voti e 4 seggi); 2000 (reg.) eletta presidente Lorenzetti (centrosinistra: 56,4% alla candidata, 57,9% alle liste); 2001 (Sen.) Ulivo 47,3%, 5 seggi; 2005 (reg.) rieletta Lorenzetti (63% alla candidata, 63,2% alle liste); 2006 (Sen.) Unione 57,2% (4 seggi); 2008 (Sen.) centrosinistra di Veltroni 47,5% (4 seggi); 2010 (reg.) eletta presidente Marini (centrosinistra) col 57,2% dei voti (58,9% alle liste); 2013 (Sen.) centrosinistra 37,6% e 4 seggi. Come la Toscana, dieci vittorie del centrosinistra su 10: l'Umbria si conferma “roccaforte rossa".

5) Marche - 1994 (Sen.) Progressisti 43% dei voti, 6 seggi su 8; 1995 (reg.) eletto presidente della regione D'Ambrosio (centrosinistra) col 51,6% dei voti (liste: 54%); 1996 (Sen.) Ulivo 55,4% (6 seggi); 2000 (reg.) rieletto D'Ambrosio col 49,9% (liste 50,2%); 2001 (Sen.) Ulivo 46,7% (5 seggi); 2005 (reg.) eletto Spacca (centrosinistra) col 57,8% (57,6% alle liste); 2006 (Sen.) Unione 54,4% e 5 seggi; 2008 (Sen.) centrosinistra 46,4% e 5 seggi; 2010 (reg.) rieletto Spacca col 53,2% (alle liste il 53,4%); 2013 (Sen.) centrosinistra al 33,2% (5 seggi; secondo posto al M5S col 30,3% ma il movimento di Grillo ha il primo posto alla Camera col 32%). Le Marche, che nella Prima Repubblica erano una regione in bilico fra la Dc e il Pci, sono diventate nella Seconda Repubblica un “feudo” (non come le roccaforti toscana e umbra, però) del centrosinistra (10 vittorie su 10).

6) Campania - 1994 (Sen.) vincono i Progressisti col 37,8% e 15 seggi; 1995 (reg.) eletto presidente della regione Rastrelli (centrodestra) col 47,9% dei voti (46,9% alle liste); 1996 (Sen.) vince l'Ulivo col 42,98% e 16 seggi ma il centrodestra è al 42,96% ; 2000 (reg.) eletto presidente Bassolino (centrosinistra) col 54,1% (53,6% alle liste); 2001 (Sen.) vince la CDL col 42,5% e 16 seggi; 2005 (reg.) rieletto Bassolino (centrosinistra) col 61,6% (63,3% alle liste); 2006 (Sen.) vince l'Unione di centrosinistra col 49,6% e 17 seggi contro il 49,1% del centrodestra (come si ricorderà, lo scrutinio della Campania, decisivo per il Senato, suscita in questa occasione attese e polemiche); 2008 (Sen.) centrodestra 51,1% e 18 seggi; 2010 (reg.) eletto presidente Caldoro (centrodestra) col 54,3% dei voti (58,6% alle liste); 2013 (Sen.) vince il centrodestra (37,4% dei voti, 16 seggi). In sintesi, centrodestra e centrosinistra si sono alternati (5 vittorie ciascuna) al primato, ma quest'ultima coalizione ha ottenuto i migliori risultati nel periodo bassoliniano, cedendo invece alla coalizione di Berlusconi nel periodo 2008-2013.

7) Puglia - 1994 (Sen.) vincono i Progressisti col 33,7% dei voti ma ottengono 9 seggi contro gli 11 del centrodestra (33,4%); 1995 (reg.) vince il centrodestra con Distaso (49,8% al candidato, 47,5% alle liste); 1996 (Sen.) vince il Polo per le libertà col 43,8% e 12 seggi; 2000 (reg.) eletto presidente Fitto (54%; alle liste 54,3%); 2001 (Sen.) centrodestra al 44,3% e 15 seggi; 2005 (reg.) eletto Vendola (centrosinistra) col 49,8% dei voti (49,7% alle liste; il centrodestra si ferma al 49,2% con Fitto e al 49,5% con le liste); 2006 (Sen.) vince il centrodestra col 51,9% dei voti e 12 seggi; 2008 (Sen.) vince il centrodestra col 47,7% e 12 seggi; 2010 (reg.) rieletto Vendola (centrosinistra) col 48,7% dei voti (46% alle liste); 2013 (Sen.) centrodestra 34,5% e 11 seggi. In sostanza, tranne il periodo di Vendola, è il centrodestra la coalizione più volte maggioritaria (7 vittorie, contro 2 del centrosinistra e il sostanziale pareggio del '94) però la Puglia non può essere considerata - per le elezioni regionali - una roccaforte del centrodestra (su 4 presidenze, infatti, la CDL ne ha avute solo 2). Potremmo considerarla, con le dovute differenze, più simile per certi versi alla Campania.

In sintesi, il centrosinistra, nelle quattro elezioni regionali per le sette regioni, ha vinto in 19 occasioni contro 9 del centrodestra: nel 1995 ha prevalso per 4-3; nel 2000 ancora 4-3 (perdendo in Liguria ma conquistando la Campania); nel 2005 6-1 (vincendo in Liguria e Puglia); nel 2010 5-2 (perdendo in Campania). Le regioni che non hanno mai cambiato schieramento, in questo tipo di consultazione, sono la Toscana, l'Umbria, le Marche (centrosinistra) e il Veneto (centrodestra).

 

Le "tre Italie" e le sette regioni

 

Le dinamiche locali in tutte le regioni sono tali da rendere le prossime consultazioni molto interessanti e - in almeno due casi - incerte. Abbiamo attribuito diverse colorazioni (rosso, rosa, grigio, azzurro-verde) perchè non basta il numero delle "bandierine" per capire la vera natura di un territorio, ma bisogna analizzare la struttura del comportamento elettorale nelle varie classi di comuni.

1) le regioni "rosse". Si contraddistinguono, oltre che per la prevalenza del centrosinistra in tutte le 10 consultazioni prese in esame precedentemente, per una percentuale di voti (in particolare al Pd) molto più elevata rispetto alla media nazionale: fra il 2008 e il 2014, il centrosinistra ha avuto in Toscana fra il 55,9 (2008) e il 62,8% (2014) con l'eccezione del 2013 (44,5%). In ogni caso, il risultato regionale è stato superiore di almeno il 10% rispetto alla media nazionale (+14,3% nel 2008; +13,6% nel 2009; +19,7% nel 2010; +11,9% nel 2013; +16,1% nel 2014). Così in Umbria: dato regionale fra il 51,9% (2009) e il 58,9% (2010) con l'eccezione del 2013 (38,1% ma vantaggio superiore ai 10 punti nei confronti del M5S e di circa 14 sul centrodestra). Il dato umbro è stato sempre migliore, per il centrosinistra, rispetto alla media nazionale, nella misura di almeno il 6%: +11,1 nel 2008; +8,8% nel 2009; +17,3% nel 2010; +6,5% nel 2013; +7,7% nel 2014). Nelle regioni rosse ci sono differenze di comportamento elettorale fra classi di comuni, ma meno marcate rispetto ad altre realtà: per esempio, nel 2008 (una costante confermata dalle elezioni del periodo 2009-2014) il centrosinistra ha avuto, in Toscana, il 55,9% regionale e il 55,8% nei comuni non capoluogo (dove di solito la coalizione, nel resto d'Italia, perde forza); così in Umbria (scarti inferiori all'1% fra voto globale e nei comuni non capoluogo). Indice, tutto questo, di una presenza omogenea, maggioritaria e costante del centrosinistra sul territorio. Le Marche, infine, sono anch'esse "rosse" (dopo aver oscillato fra Dc e Pci, soprattutto per la presenza di zone bianche nelle province più a sud): il centrosinistra si è sempre collocato intorno al 50% dei voti, però resta quel 33,3% (che diventa 31,1% considerando solo la coalizione di Bersani) del 2013, di poco superiore al 32,1% del M5S. Alle ultime politiche, infatti, nei comuni non capoluogo il movimento di Grillo si è attestato al 32,6% contro il 32,4% del centrosinistra (e il circa 30% della coalizione Bersani), anche se alle europee 2014 il Pd ha superato di 4,7 punti percentuali la media nazionale del 40,8% (45,5% nel complesso della regione, 49,1% in Ancona, 45,6% negli altri capoluoghi di provincia, 45,2% nei non capoluoghi).

2) la Liguria "rosa" - è una regione nella quale il centrosinistra ha vinto 8 volte su 10, ma è - come le Marche, formata anche da province non "rosse" e non presenta caratteristiche di omogeneità territoriale: se fra il 2008 e il 2014 il dato del centrosinistra nella regione è oscillato fra il 47,1% (2008) e il 48,8% (2010) fatta eccezione per il 33,2% delle politiche (31,1 della coalizione Pd-Sel, contro il 32,1% del M5S, proprio come nelle Marche), il vantaggio sul centrodestra non è risultato ovunque netto ed eterogeneo. Nei comuni non capoluogo il centrodestra ha prevalso per 51,3 a 41,7 nel 2008, per 49,9 a 42 nel 2009, per 52 a 43,5 nel 2010, mentre il centrosinistra si è affermato solo nel 2013 (29,4 a 26,7, ma col M5S al 32,4) e nel 2014 (44 a 26,6, però col Pd al 38,8% contro il 40,8% nazionale). Ad essere davvero "rossa" è Genova (in parte, anche il complesso degli altri capoluoghi di provincia).

3) Le regioni "grigie" - Le abbiamo chiamate così ma avremmo potuto anche definirle arcobaleno, perchè sono territori contendibili nelle quali la competizione è spesso molto aperta. Nei capoluoghi di Campania e Puglia il risultato del centrosinistra è migliore rispetto alla media regionale, ma solo a Napoli è circa pari al risultato nazionale (soprattutto per il Pd: 40,9% nel 2014). Nel capoluogo campano il centrosinistra ha avuto la meglio sul centrodestra per 6 volte su 7 fra il 2005 e il 2014 (regionali, europee, politiche) mentre a Bari ha prevalso solo 4 volte. Se strutturalmente il centrosinistra ottiene risultati migliori nei capoluoghi di regione e negli altri di provincia (mediamente), è però vero che la presenza del centrodestra è stata preponderante nei centri minori. In questi ultimi, il Pdl in Campania ha avuto la maggioranza assoluta dei voti: nel 2008, il centrodestra ha ottenuto il 15,4% in più del centrosinistra. Un vantaggio che nel 2009 è stato pari all’8,3%, scendendo nel 2010 al 5,9% e risalendo nel 2013 al 9,9%; nel 2014, invece ha prevalso il centrosinistra (39,8 contro 30,8, col Pd, tuttavia, 5 punti al di sotto della media nazionale). Anche la Puglia non è rossa e non è azzurra, o meglio lo è a fasi alterne: il centrosinistra ha prevalso a Bari, come si accennava, 4 volte su 7, ma nelle province solo due volte (2014, col 15% di vantaggio, ma solo con l'1,9% alle regionali 2010 vinte da Vendola) e due nei comuni minori (2014: + 11,2%; 2010: +1,1%). Il centrodestra pugliese, invece, ha prevalso nei centri minori con l'8,1% di vantaggio nel 2008, sceso al 4% nel 2009 e - dopo la parentesi delle regionali 2010 - è tornato al 4,3% nel 2013, prima della sconfitta alle europee 2014. In queste regioni contano, come e più che in altre, l'offerta politica e la presenza di più candidati "governatori".

4) il Veneto "verde-azzurro" - Qui la Lega e Forza Italia hanno raccolto l'eredità della Democrazia Cristiana e hanno dominato la regione per tutta la Seconda Repubblica, perdendo formalmente il primato (per divisione della coalizione) nel solo 2006, mentre la prima vera sconfitta contro il centrosinistra è giunta solo nel 2014 (41,8 a 33,2; Pd al 37,5%). La regione è più verde che azzurra perchè la Lega ottiene qui risultati sempre di gran lunga superiori alla media nazionale (15,2% nel 2014 contro il 6,1% nazionale; 10,5% contro il 4,1% nel 2013 e così via) e contende a Forza Italia il primato nella coalizione (ha prevalso nel 2014, per esempio). Il Veneto, tuttavia, non è Venezia: nel capoluogo regionale vince costantemente il centrosinistra (il Pd ha ottenuto il 46% nel 2014 contro il 40,8 nazionale e il 37,5% regionale), che si è affermato a fatica solo alle regionali 2010 (46,3 a 44,8). Negli altri capoluoghi di provincia, infatti, il centrosinistra ha sorpassato il centrodestra solo alle politiche del 2013 e alle europee 2014, restando invece intorno al 37-42% nelle altre occasioni (con Lega, FI-Pdl e altri sempre intorno al 50%). Se nel complesso dei capoluoghi di provincia e regione Forza Italia è il primo partito del centrodestra, nei centri minori dominano i leghisti: il Carroccio ha ottenuto il primato 4 volte su 5 fra il 2008 e il 2014, sfiorando e superando anche quota 30% e distanziando il Pd che in questa classe di comuni ha oscillato fra il 19 e il 20% nel periodo 2009-'13, dopo il 24,7% del 2008 e il 35,9% del 2014. Quella del Veneto è perciò una delle sfide più interessanti delle prossime regionali, perchè per la prima volta ci sono due candidati leghisti alla presidenza della regione contro la candidata di un Pd reduce dai massimi risultati delle europee e il rappresentante del M5S (il movimento di Grillo ha ottenuto il 26,3% nel '13 e il 19,9% nel '14).

 

 

 

 

* Analista politico e studioso di sistemi elettorali