Ultimo Aggiornamento:
24 luglio 2021
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La Medicina parli, la Politica ascolti

Francesco Domenico Capizzi * - 26.07.2014
Sigarette

La recente notizia di un risarcimento miliardario per morte da fumo di tabacco sembra scuotere l’opinione pubblica (chissà cosa ne pensa il ceto politico?)  per l’enormità della condanna pecuniaria, più che per la ragione che l’ha prodotta. Ma, il nesso causale fra consumo di tabacco e riduzione dell’attesa di vita è noto da un secolo, da quando il fumo era riservato alle classi abbienti, come i setter gordon agli aristocratici, segno distintivo di un potere visibile. Le  sostanze bruciate davano origine a disturbi respiratori, tumori polmonari, infarti e arteropatie. Si fece strada l’ipotesi che i danni potessero estendersi alle capacità intellettive, mentre un forte credito raccoglieva la tesi opposta sugli effetti benefici della nicotina sull’intelligenza e la memoria, smentita subito nel Regno Unito tanto ché nel 1908 (sic!) venne emanato il divieto di fumo per i minori di 16 anni. Nel 1938 su “Science” fu dimostrato che il fumo di tabacco riduce l'aspettativa di vita di almeno 10 anni ed oggi è noto che induce rischi di cancro polmonare 25-30 volte superiore, proporzionale a quantità di tabacco consumato e al tempo trascorso in questa pratica che fu simbolo di modernità, virilità e successo. I dati statistici, confutati con argomenti pretestuosi e irrilevanti dalle potenti lobby, sono confermati da ricerche biochimiche con l’identificazione di oltre 4.000 (sic!) sostanze nella combustione tabagica: nitrosamine, idrocarburi policiclici aromatici, benzene, citocromo P4502A6, polonio 210. Producono azioni spasmizzanti sui piccoli vasi arteriosi, una vera dipendenza tossicologica, per effetti analgesico-eccitatori, e l’attivazione cancerogenetica e degenerativa su apparati, organi e tessuti. Da molti decenni le multinazionali conoscono la loro presenza nel tabacco, che hanno cercato  inutilmente di rimuovere e nascondere per “ non svegliare il gigante che dorme” (American Journal of Public Health, settembre 2008).

           Ignorare questi dati, e non favorirne la conoscenza, conduce a considerazioni erronee nelle Istituzioni e nell’opinione pubblica, come l’addebitare l’incremento dei tumori polmonari al solo inquinamento ambientale (3-5%) e il potenziare misure diagnostico-terapeutiche (piuttosto deludenti) anziché puntare seriamente ad un programma vasto, articolato ed incisivo contro il fumo che eviterebbe, nell’arco di soli 10 anni, tumori del polmone in misura di oltre il 60%, di altri organi del 15-20%, la metà di broncopneumopatie, arteriopatie, cardiopatie e infarti, ecc. L’elenco sarebbe molto lungo, purtroppo! Si tratta di risparmiare un numero di vite umane e disabilità simile a quelli dell’ultima guerra mondiale e di recuperare gigantesche risorse economiche nel tentativo di limitare, in un rapporto inaccettabile fra costi e benefici, i danni i cui effetti devastanti ormai si configurano in una  catastrofica epidemia: la peste della modernità.  Sorge il sospetto che se la causa del tumore, e di tante patologie, si fosse dimostrata di natura infettiva, già immensi capitali sarebbero stati impegnati in campagne di eradicazione farmacologica.

 

 

 

 

* già Direttore della Chirurgia generale dell’Ospedale Maggiore di Bologna e Docente di Chirurgia generale nell’Università di Bologna