Ultimo Aggiornamento:
15 dicembre 2018
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La Conferenza internazionale sul clima (COP 23): cercasi notizie.

Raffaella Gherardi * - 29.11.2017
COP 23

È davvero impresa assai ardua per chi si affida alla informazione dei media tradizionali, (e non ama o non può rincorrere in rete siti e blogger di varia natura, in questo caso occorre indirizzarsi a quelli di orientamento tendenzialmente "ambientalistico"), fare il punto sui risultati di COP 23, recentemente conclusasi a Bonn (18 novembre) e tenutasi sotto la presidenza delle Isole Fiji. Questo ventitreesimo appuntamento annuale della Conferenza delle Parti (COP), nata dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, (UNFCCC: United Nations Framework Convention on Climate Change), ha avuto un impatto mediatico incomparabilmente minore rispetto ai due ultimi appuntamenti precedenti: COP 21 (Parigi: dicembre, 2015) e COP 22 (Marrakech: novembre 2016).  L'importanza dell' Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, (accordo avente carattere universale  e giuridicamente vincolante, approvato da 195 paesi, a conclusione di difficili negoziati, durati più di una decina d'anni e contenente misure per limitare il riscaldamento globale), era stata sottolineata dai media di tutto il mondo e considerata fra gli eventi di primo piano su scala globale. L'evento inoltre aveva visto l'attenzione mediatica ulteriormente ampliata per aver avuto luogo, fra imponenti misure di sicurezza,  nella Parigi che, poche settimane prima, era stata teatro di uno dei più sanguinosi attacchi terroristici di matrice islamista verificatisi in Europa. Dal canto suo l'appuntamento di COP 22 a Marrakech, destinato a tirare un primo bilancio sia dei paesi effettivamente firmatari dell' Accordo, (l'Italia l'aveva appena sottoscritto a fine ottobre e la UE poco prima), sia dei primi passi dello stesso, aveva avuto, seppur in tono minore, una certa eco nei media internazionali per essersi tenuto in perfetta corrispondenza temporale con le elezioni americane decretanti l'ascesa alla Presidenza di Trump che, in campagna elettorale, aveva proclamato l'intenzione di  uscire dall'Accordo suddetto: dal che l'interrogativo rilanciato nel mondo intero sul futuro possibile di quanto stabilito a Parigi e ora in discussione a Marrakech se gli USA avessero declinato il loro impegno in tal senso.  Nulla di simile, quanto a eventi della politica internazionale, per accendere i riflettori sulla Bonn di COP 23,  né sui temi trattati né  sulle conclusioni finali, passati sotto silenzio da parte della stragrande maggioranza dei media di tutto il mondo: buio totale in quelli di casa nostra.  Qua e là, in Italia e all'estero, e non certo dando un rilievo di primo piano, si è fatto qualche rapido cenno ai discorsi tenuti in questa occasione dalla padrona di casa, Angela Merkel, dal Presidente francese Macron,  dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Guterres e dagli oppositori interni di Trump, per quanto riguarda le tematiche ambientaliste, (particolarmente il Governatore attuale della California Brown e l'ex Governatore Schwarzenegger, i quali entrambi hanno ribadito la volontà di mantener fede all' Accordo di Parigi da parte del loro Stato).

Eppure, avendo la pazienza di tentare di destreggiarsi nel percorso a ostacoli di canali di informazione "altri" e minori e di ritrovarvi perlomeno la documentazione conclusiva di COP 23, (non arretrando di fronte ai tecnicismi dei negoziatori, di ardua interpretazione per un lettore comune), l'impressione è che ancora una volta i media e la politica stessa, (nella fattispecie quella nostrana), abbiano perso una buona occasione per informare e formare i cittadini  a problematiche alte, che vanno ben oltre certe faziosità e settarismi degli schieramenti politici. Al di là di ogni lettura più o meno positiva  sui risultati ottenuti a Bonn, tematiche quali l'agenda per accelerare le misure che vengono previste  nell'Accordo di Parigi, l'approvazione del Gender Action Plan per coinvolgere le donne, sotto ogni prospettiva, nelle decisioni sul clima, la ribadita necessità di rendere protagonisti in tal senso i popoli indigeni e le comunità locali, gli orientamenti generali proposti dal punto di vista finanziario,  sono senz'altro prospettive che le cittadine e i cittadini d'Italia e  d'Europa, (per rimanere nei limiti della nostra casa comune), sicuramente saluterebbero con favore quale parte dell'agenda di ogni parte politica.

Per quanto riguarda poi l'agenda immediata che si presenta anche al nostro paese,  farebbe forse piacere, alle cittadine e ai cittadini italiani, sapere fin da ora qualcosa di più sul summit che la Francia organizzerà a Parigi il 12 dicembre venturo, in occasione del secondo compleanno dell' Accordo sopra richiamato. Per espressa dichiarazione di Macron, già a margine del G20, il summit a cui prenderanno parte più di cento paesi, avrà l'obiettivo di lanciare nuove azioni sul clima, in particolare sul piano finanziario.

Chi sa se i media e i partiti ora più che mai in campo nella prospettiva delle imminenti elezioni sapranno riservare qualche briciola a una questione come quella del clima che, si fa per dire, riguarda solo la vita di tutti noi ….

 

 

 

 

* Professore ordinario di Storia delle dottrine politiche – Università di Bologna