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20 aprile 2024
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Il voto regionale nei capoluoghi: 2018-2020

Luca Tentoni - 24.09.2022
Elezioni regionali

Le elezioni regionali del periodo 2018-2020 nelle quindici regioni a statuto ordinario hanno visto il destracentro e il centrosinistra divisi da circa dodici punti percentuali, un margine più ridotto rispetto ai ventuno delle europee e ai quattordici delle politiche. È stata, questa, l'occasione per Pd e alleati per riuscire a sorpassare il polo concorrente nei capoluoghi di regione: 40,2% contro 36,7% (tutti i dati sono ricavati dal mio volume "Le elezioni regionali in Italia", Il Mulino 2020). Come nelle precedenti tornate elettorali, il recupero del centrosinistra sul destracentro è stato rilevante: il 15,7%, contro il 19,6% delle europee 2019 e l'11,2% delle politiche 2018. Tutto è stato dovuto al consueto debole insediamento della Lega nei capoluoghi (-7,9%) e al buon risultato del Pd (+3,2%); Forza Italia (+0,5% nei capoluoghi) e Fratelli d'Italia (-0,2%) hanno sostanzialmente dimostrato una certa impermeabilità alla differenza centro-periferia; buono il risultato del M5s (+2,8%), a fronte però di un deludentissimo dato globale (12,2% nel complesso delle quindici regioni). Osservando le variazioni relative in percentuale fra questo ciclo di regionali e il precedente e confrontandole con quelle nei capoluoghi, vediamo che Forza Italia ha perso il 5,6% nel complesso, ma solo il 5% nelle città; la Lega ha guadagnato il 12,7%, ma "solo" il 9,4% nei capoluoghi. L'andamento nelle aree geografiche conferma il miglior rendimento "cittadino" del Pd, a fronte di quello del partito di Salvini: a livello nazionale la Lega ha il 21,4% nel complesso contro il 20,9% del Pd, ma nelle "capitali regionali" è quest'ultimo a prevalere 24,1 a 13,5 sul Carroccio. Nonostante l'ultima tornata di elezioni regionali abbia visto un arretramento del centrosinistra a livello globale (-3,8%), nelle città questo è stato contenuto in un più accettabile -1,8%. Per contro, il destracentro ha guadagnato il 10,1% complessivo ma "solo" il 6,6% nelle metropoli.

Alla fine di questo viaggio nel voto delle grandi città, sottoponiamo al lettore una media dei risultati ottenuti dai tre poli maggiori alle elezioni politiche, europee e regionali. Il destracentro ha avuto mediamente, a livello globale, il 44,6% (35,7% nei capoluoghi di regione), il centrosinistra il 28,8% (35,4%), il M5s il 20,7% (21,2%). Ciò ribadisce il vantaggio strutturale della coalizione formata da FI, Lega e FdI a livello nazionale, con circa 15-16 punti di margine sul centrosinistra, ma conferma che nelle grandi città lo scarto è stato appena dello 0,3%, praticamente nullo. Non si può essere certi - anche se le statistiche storiche sembrano avvalorare fortemente l'ipotesi - che nelle "capitali regionali" si possa avere nel 2022 una competizione bipolare fra destra e centrosinistra. Però ci sono indizi, lo ripetiamo, frutto di consuetudini elettorali storicamente consolidate. È probabile che stavolta gli elettori cambino il loro comportamento, perché ogni consultazione è una tabula rasa pronta per essere scritta nell'urna. Vedremo se prevarrà la continuità del tradizionale assetto centro-periferia/centrosinistra-destra o se cambierà qualcosa.