Ultimo Aggiornamento:
18 ottobre 2017
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Il primo turno delle elezioni amministrative (2° parte)

Luca Tentoni - 24.06.2017
Elezioni comunali

A conclusione della nostra analisi del primo turno delle elezioni amministrative del 2017, occupiamoci del rendimento di liste e "famiglie politiche" (centrodestra, centrosinistra, centro, M5S, civiche-altri) iniziando dai 25 comuni capoluogo di provincia dove si è votato l'11 giugno. Un primo raffronto fra i dati delle comunali 2017 (capoluoghi) e quelli delle precedenti (2012-’14) evidenzia un rafforzamento del centrodestra "modello CDL 2008" (+4,7%) e un indebolimento del centrosinistra "Unione 2006" (-2,5%), mentre il M5S guadagna il 2,5%. Allargando il confronto a 64 comuni (includendo i 39 non capoluoghi con più di 30mila abitanti) alcuni divari fra le due elezioni diventano molto più contenuti: il centrodestra guadagna lo 0,8%, il centrosinistra cresce dello 0,5%, il M5S passa dal 7% al 10,1%. Si tratta, ovviamente, di elezioni svolte in ambiti temporali e condizioni politiche, sociali ed economiche molto differenti e distanti fra loro. Sul piano dell'offerta politica, il sistema è diventato tripolare nel 2013, cioè l'anno seguente alle amministrative che raffrontiamo con le attuali. Alcune tendenze, però, emergono nettamente: nel centrodestra, FdI e Noi con Salvini-Lega Nord (più la lista di Bitonci a Padova) raggiungono l'11,4% dei voti contro il 7,9% di Forza Italia e il 14,4% delle liste civiche eterogenee di centrodestra. Nel complesso dei 64 comuni oggetto nel nostro studio i due partiti "sovranisti" hanno insieme il 9,6% contro il 7,5% degli "azzurri" e il 13,2% delle altre liste. Redistribuendo i voti di queste ultime su quelle maggiori, si ottiene circa il 13,5% per FI, il 12% per la Lega (che di solito ottiene però l'1,2% in più a livello nazionale rispetto a questi centri, quindi va collocata intorno al 13%) e poco più del 5% per FdI, cioè all'incirca quanto i sondaggi nazionali attribuiscono loro. Il dato del Pd, invece, a seconda degli ambiti territoriali considerati (25 comuni o 64) oscilla fra il 26 e il 29% dei voti (considerando oltre al 14,5-15% di lista il grosso dei partiti "civici" di area). Nell'ambito dell'ex Unione, si nota un rafforzamento dei gruppi fra il Pd e la sinistra radicale, che passano dal 4-4,5% al 5,5-6,5%, mentre quest'ultima scende dal 2,5% all'1% circa. Prima di passare all'analisi territoriale, è però opportuno tornare sul tema delle liste civiche e sull'offerta plurale tipica delle amministrative e in particolare di questo turno del 2017. L'indice di frammentazione, che nei capoluoghi, alle politiche del 2013 era pari a 0,802, alle europee era sceso a 0,737 ma alle comunali 2012-'14 si era attestato a 0,895, sale ora a 0,901: un dato record. Nei 64 comuni si è invece passati da 0,867 (amministrative precedenti) a 0,894 (politiche 2008: 0,723; politiche 2013: 0,790; europee 2014: 0,737). Il valore è fisiologicamente alto perchè alle elezioni locali (comprese le regionali: 0,850 nei 64 comuni, 0,862 nei capoluoghi) si presentano più formazioni che a quelle nazionali. Stavolta, però, la moltiplicazione delle "civiche" ha contribuito ad aumentare la frammentazione. Le coalizioni comunali sono più vaste e "plurali" di quelle nazionali. Analizzando il rendimento territoriale delle "famiglie politiche" nelle tre aree geografiche individuate per classificare i 25 comuni capoluogo, notiamo che il centrodestra ha solo lo 0,6% dei voti oltre la MCap nei comuni "bianchi" del Nord (media regionali, europee, politiche, comunali 2012-'15: +3,4% su MCap), è sotto la MCap nelle "zone rosse" (-2,3%; media consultazioni 2012-'15: -5,5% su MCap) e appena sopra la MCap (+1%) nel "Mezzogiorno allargato" (media MCap 2012-'15: +4,5%). In pratica il voto a questa area politica si va omogeneizzando in tutto il Paese, però, analizzandolo meglio, l'omogeneità è frutto di due "coalizioni" non dissimili da quelle del 1994 (Lega-FI al Nord; AN-FI nel Centrosud). Infatti, nel "nord bianco" Lega e FdI hanno il 17,5% contro il 6,3% di FI e il 10,4% delle liste minori; nella "zona rossa" abbiamo Lega-FdI al 16,2% contro 7,7% e 7,6%; nel "Mezzogiorno allargato" Noi con Salvini e FdI raccolgono solo il 3,1% contro il 9,3% del partito di Berlusconi e il 22,4% delle liste di area. Insomma, se al Nord bianco ci sono tre voti "sovranisti" (o "antieuro") per uno forzista, nel Mezzogiorno il rapporto si rovescia. Anche il centrosinistra ha vissuto, alle comunali 2017, una piccola mutazione (che la prudenza consiglia di non considerare strutturale): se nei comuni "bianchi" del Nord ottiene il 3,7% in meno della sua MCap (media 2012-'15: -0,4% su MCap), l'ex Unione ha solo lo 0,9% in più della MCap nella "zona rossa" (2012-'15: +5,5% su MCap) ma ben il 2,5% in più (2012-'15: -4,2% su MCap) nel "Mezzogiorno allargato", soprattutto grazie ai raggruppamenti facenti capo ad Orlando e De Magistris e alla crisi delle roccaforti del M5S al Sud. Il Pd e le liste civiche di area, invece, hanno lo 0,1% in più della MCap nei comuni "bianchi" (media 2012-'15: +2,1%), il 4% in più nella "zona rossa" (2012-'15: +5%) e il 2,6% in meno nel "Mezzogiorno allargato" (2012-'15: -5%). In quanto al rendimento territoriale del M5S, si osserva che nei capoluoghi (amministrative 2017) il dato dei comuni "bianchi" del Nord è inferiore del 2,2% alla MCap (2012-'15: -3,6%), mentre nella "zona rossa" è superiore (3,4%; media 2012-'15: +4,1%) e nel "Mezzogiorno allargato" è sotto la MCap (-0,7%; 2012-'15: +0,6). Le difficoltà dei Cinquestelle, in sostanza, sono maggiori (e si confermano anche alle comunali 2017) laddove, al Nord, c'è la concorrenza della Lega (sul fronte "antieuro-antiestablishment"), si riducono dove il competitore è il Pd ("zona rossa") e sono altalenanti al Sud (dove uno dei principali avversari è il centrodestra di FI, che nel 2017 si è rafforzato mentre il M5S ha perso voti). A proposito di "Fronte antieuro", c'è da sottolineare che, mentre Lega e Destra seguono un percorso lineare (dal 4,4% complessivo delle comunali 2012-'14 al 5,3% delle politiche 2013, fino all'8% delle europee e al 9,6% delle comunali 2017, nei 64 centri oltre i 30mila abitanti) indipendentemente dal tipo di competizione, il rendimento del M5S varia molto (comunali 2012-'14: 7%; politiche, 27,4%; europee, 22,9%; regionali, 17,7%; comunali 2017: 10,1%). Così, mentre fra regionali (29,2% complessivo di Lega-FdI-M5S), europee (31,1%) e politiche (32,6%) la minor forza di una componente di questo fronte molto ma che "pesca" nello stesso elettorato è compensata dalla maggior forza di un'altra, alle comunali non è così: 11,4% nel 2012-'14, 19,6% nel 2017. A fare la differenza col dato delle elezioni nazionali non sono (sol)tanto il Nord (comunali: -4,7% sulle europee) e il Centro (-7,2%), ma soprattutto il Sud (-20,3%). In un'elezione non nazionale come quella del giugno 2017, Lega e FdI hanno avuto il 9,6% dei voti (64 comuni) contro il 10.1% del M5S (praticamente pari) mentre in quelle nazionali il rapporto medio di voti (europee, politiche) è quasi di 3,8 a 1 per i Cinquestelle.