Ultimo Aggiornamento:
17 aprile 2019
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Il futuro del governo gialloverde

Roberto D’Alimonte * e Pasquale Pasquino** - 27.03.2019
Declino 5 Stelle

La questione che domina la politica italiana oggi è la sopravvivenza del governo della stana coppia dopo le prossime elezioni europee. L’impressione diffusa è che questo sia un governo precario pronto a cedere sulla TAV o sulla autonomia regionale o su qualunque altro tema che divide i due partiti della coalizione. Molti pensano che la questione della durata del governo sarà decisa dal voto europeo. I sondaggi parlano di una crescita significativa della Lega e di un altrettanto declino dei 5 Stelle rispetto alle elezioni politiche di un anno fa. A dare credito ai sondaggi ci sono anche i risultati delle recenti elezioni regionali in Abruzzo e in Sardegna che hanno visto per l’appunto questo trend all’opera.  Le intenzioni di voto alla Lega a livello nazionale sono in media al 32 % contro il 17 % dei voti delle politiche. Per il 5 Stelle la stima è di 22 % rispetto al 33 %. Non c’è dubbio che si tratti di un mutamento rilevante e destabilizzante sulla carta.

Prima di discutere delle convenienze delle due parti rispetto all’ipotesi della continuazione della loro partnership, la domanda da farsi è se esiste una alternativa di maggioranza a questo governo. In altre parole, ipotizzando che dopo le europee ci siano elezioni politiche anticipate quanto è probabile che una delle forze in campo – partiti o coalizioni - possa ottenere la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento? Una cosa è certa: con l’attuale sistema elettorale nessun partito da solo potrà ottenere la maggioranza assoluta. L’attuale sistema di voto infatti pur essendo un sistema misto è in realtà prevalentemente proporzionale. Infatti, la sua caratteristica principale è che due terzi dei seggi sono attribuiti con formula proporzionale mentre un terzo è rappresentato da collegi uninominali in cui vince il candidato che ottiene un voto più degli altri.  L’altra cosa certa è che l’unica coalizione che può sperare di raggiungere questo obiettivo è una coalizione di tutti i partiti del centro-destra che comprenda Lega, Forza Italia e Fratello d’Italia.  Coalizione che ha caratterizzata a lungo la storia politica italiana sotto la leadership di Berlusconi.  Oggi la leadership è passata a Salvini e non è un mutamento da poco.

Un anno fa la coalizione di centro-destra è arrivata ad avere 265 su 630 seggi alla Camera e 137 sur 315 seggi al Senato.  È andata molto bene nelle regioni del Nord, abbastanza bene in quelle della ex zona rossa, ma relativamente male al Sud.  Qui i cinque stelle hanno ottenuto in media il 42% dei voti e con questa percentuale sono riusciti a vincere ben 84 seggi uninominali su 101 contro i 13 della coalizione di centro-destra. Oggi il declino dei cinque stelle e la massiccia crescita della Lega anche al Sud può forse ipotizzare che in casi di elezioni anticipate la coalizione di destra ora sotto la guida di Salvini possa strappare in questa zona un numero di collegi uninominali sufficienti a darle la maggioranza assoluta a livello nazionale. Sulla base delle attuali stime questo esito sembra possibile.  Quindi la risposta alla domanda da cui siamo partiti sulla disponibilità di una maggioranza alternativa a questo governo è positiva. Resta da vedere se Salvini opterà tra questa soluzione e quella di continuare l’alleanza con il Movimento 5 stelle.  E qui entrano in ballo le convenienze dei due attori.

La questione va posta anche dal punto di vista del Movimento, perché in fondo il trend cui stiamo assistendo è quello di una emorragia costante dei voti di questo verso la Lega di Salvini.  Inoltre, recentemente sono apparsi segnali di un riflusso di elettori ex-centro sinistra passati ai 5 stelle tra il 2008 e il 2018 e che ora in parte stanno ritornando verso il Pd, passando anche dall’astensione. Di fronte a questo fenomeno molti si chiedono se in caso di una ulteriore sconfitta alle europee non crescano le pressioni dentro il Movimento per un passo indietro. Noi pensiamo che la cosa non è così scontata. Sono molti i segnali, a partire dalla posizione di Di Maio, che indicano una incrollabile determinazione a restare al governo ad ogni costo. Se questo è vero la minaccia di una fine anticipata della coalizione gialloverde non verrà dal Movimento, ma potrebbe venire solo dalla Lega. Che convenienza ha la Lega a mettere fine ad una alleanza che fino ad oggi le ha portato solo benefici pur essendo il partner junior della coalizione?  È una questione di costi e benefici.  Non c’è dubbio che i due partiti siano programmaticamente e ideologicamente distanti. Tuttavia, fino ad oggi questa distanza non ha impedito a Salvini di portare avanti buona parte della sua agenda senza dove affrontare sui vari temi una vera opposizione. Ammesso che il Movimento voglia restare al governo, non si vede perché dopo un voto europeo che rafforzerà la Lega debba venire meno la disponibilità al compromesso dimostrata finora dai 5 stelle.

 

Anche se apparentemente l’alternativa di un governo del centrodestra sembra più omogenea e più funzionale in realtà essa presenta per Salvini lo svantaggio notevole di dover fare i conti con Berlusconi pur in una posizione di maggior forza. Berlusconi rappresenta il vecchio mondo della politica italiana spazzato via dall’ondata anti-establishment. E in aggiunta non si possono sottovalutare le differenze tra Lega e Forza Italia sull’ Europa e la politica estere in generale.

 

Fatti tutti i conti, resta verosimile che questo governo possa continuare almeno per un certo lasso di tempo.  Resta da vedere quale ruolo giocherà nei prossimi mesi la recessione economica e le reazioni dei mercati di fronte alla necessità di pesanti manovre correttive del bilancio dello stato.

 

 

 

 

* Professore ordinario di sistema politico italiano all’università LUISS –Roma

** Distinguished Professor, New York University