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28 gennaio 2023
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I contagi di cui soffre l’Europa vengono solo dalla Grecia?

Gianpaolo Rossini - 02.06.2015
Yanis Varoufakis e David Cameron

Ancora non si vede all’orizzonte un esito della crisi greca. Chissà se la politica di Tsipras che ha deviato rispetto alla compagine governativa precedente porterà qualche vantaggio alla Grecia o se invece condurrà l’Ellade dritta fuori dall’euro e ad una crisi finanziaria drammatica. Finora Tsipras non ha portato a casa nulla. Anzi ha reso tutto più difficile facendo alzare lo spread sui titoli greci a livelli insostenibili, bloccando una incipiente ripresa e rendendo la gestione del debito pubblico e soprattutto di quello estero (la parte di debito pubblico in mano a stranieri più i  debiti dei privati – banche imprese e famiglie – nei confronti dell’estero) ingestibile. Di concreto c’è che la Grecia ha già prodotto un contagio preoccupante. In parte sul piano economico, tenendo in tensione gli spread dei paesi deboli. In parte sul piano politico. E’ l’infezione politica che è temuta in diversi paesi e dai vertici europei. E’ già approdata in Spagna dove alle recenti elezioni si è affermato Podemos, critico nei  confronti delle politiche di austerità adottate dal governo spagnolo su sollecitazione delle autorità europee. E’ giunta in Polonia dove altre elezioni hanno visto il rafforzamento di forze che non avvicinano il paese all’euro. E infine in Italia che sembra essersi presa almeno un bel raffreddore dalle regionali con l’avanzata della lega di Salvini e la tenuta di Grillo entrambi antisistema e antieuro. Chi si aspettava il contagio politico, soprattutto in Spagna, solo se l’Europa avesse “accontentato” Tsipras ha sbagliato i conti. Il contagio c’è già. Anche se Tsipras è ancora a mani vuote e rischia di essere messo nell’angolo da una crisi politica in Grecia. La crisi greca, la demagogia condita di qualche buona ragione di Tsipras e la rigidità europea hanno già fatto vittime politiche nell’Europa debole. Dalla Grecia potranno giungere altre forme di infezione qualora la crisi non venga risolta presto. E comunque si arrivi ad una soluzione altro contagio è da prevedere. Proviamo a vedere come e perché. Se la Grecia riuscirà a portare a casa un compromesso facendo riforme che riguardano pensioni, privatizzazioni ed IVA Tsipras apparirà come un vincitore soprattutto fuori dal suo paese e alimenterà il consenso ai partiti che vogliono ridurre il peso dell’aggiustamento fiscale chiesto dall’Europa. Se Tsipras allo stesso tempo chiederà parziale default (probabile) sul debito pubblico vi sarà contagio economico (le banche greche dovranno essere ulteriormente ricapitalizzate con denaro BCE e i prestiti dei paesi europei tra cui Italia saranno rimborsati solo in parte). Sarà controllabile? Forse sì, forse no. In ogni caso si avrebbe un annullamento della crescita incipiente in Europa. Questo contagio economico gonfierebbe quello politico indebolendo ulteriormente i partiti pro-Europa. Se addirittura la Grecia uscisse dall’euro accompagnandolo con un default fragoroso il contagio economico e finanziario sarebbe ancora più forte e di difficile controllo. Tutti i prestiti dell’Europa alla Grecia sarebbero quasi cancellati. Il costo per la Grecia di una tale mossa sarebbe alto e attentamente valutato da altri paesi area euro. In caso di una successiva ripresa dell’economia greca targata Dracma gli scricchiolii per l’euro diventerebbero allarmanti. Insomma i contagi dalla Grecia sono tanti economici e politici. Le strade per evitarli sono poche e strette. La prima sembra banale e puramente burocratica ma non lo è per nulla. Ed è quella di elezioni politiche in Europa sincronizzate con durata analoga di parlamenti e (possibilmente) di governi. Questo avrebbe un effetto stabilizzante su tutta l’economia e non solo del nostro continente. La seconda strada da seguire riguarda una maggiore integrazione tra disciplina fiscale (presente) e commerciale (assente) ad esempio imponendo limiti più stringenti sul piano fiscale ai paesi in rosso nei conti con l’estero e lasciando invece maggiore libertà, anzi spronandoli ad espandere, ai paesi in surplus sull’estero. Insomma per ridurre contagi politici e finanziari l’Europa ha bisogno di nuove mosse possibilmente coraggiose.   

Abbiamo poi un convitato di pietra in Europa che contribuisce al contagio politico antieuropa. E’ la Gran Bretagna, paese fuori euro, che vuole rinegoziare la sua appartenenza alla Ue. Cominciò nel 1978 con la Thatcher dopo solo 3 anni dall’entrata e non ha più smesso. Ha sfoderato la spada di un referendum imminente che non promette nulla di buono. Con che faccia e autorevolezza potrà intavolare trattative con Bruxelles è da vedere, visto che comunque ogni rinegoziazione potrebbe finire svillaneggiata dal voto popolare.  La politica inglese è molto pericolosa per l’Europa, forse ancora più delle sparate di Varoufakis, perché ha una grande appeal tra i paesi dell’Est Europa e del Nord e potrebbe far tornare indietro il processo di integrazione in modo destabilizzante. Insomma il contagio politico che viene d’oltre Manica si aggiunge a quello che viene dalla Grecia. Che forse è risolvibile più agevolmente di quella con Albione.