Ultimo Aggiornamento:
23 settembre 2020
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Hillary Clinton 2016: La volta buona per una donna Presidente?

Donatella Campus * - 18.04.2015
Hillary Clinton

Hillary Clinton si è ufficialmente candidata alle primarie presidenziali. Secondo i commentatori la sua posizione, stando anche ai sondaggi effettuati tra gli elettori Democratici, è oggi più solida di quanto non fosse nel 2008, quando fu battuta in modo inatteso dall’ outsider Barack Obama. Sarà, quindi, questa la volta buona per eleggere la prima donna Presidente degli Stati Uniti?

La campagna presidenziale del 2008 è stata giudicata una delle più sessiste che si ricordino, con attacchi molto pesanti sia nei confronti di Hillary Clinton sia di Sarah Palin, che era la candidata vicepresidente per il partito Repubblicano. C’è da chiedersi se Clinton si troverà a fronteggiare gli stessi pregiudizi che allora contribuirono a minare la sua candidatura. E’ difficile fare una previsione, ma alcuni elementi possono essere presi in considerazione. Innanzi tutto si spera in un effetto apprendimento. All’indomani del ritiro di Clinton dalla competizione delle primarie, si aprì un dibattito proprio sul tema del trattamento da lei subito. Gli stessi mezzi di informazione fecero autocritica e molteplici analisi mostrarono quanto fosse stata distorta la rappresentazione mediatica di Clinton.  E’ stato ampiamente riconosciuto che Clinton è stata vittima del purtroppo comune stereotipo che colpisce molte donne in politica, il cosiddetto effetto double bind, tale per cui una donna forte e assertiva che aspira alla leadership è percepita come prepotente e autoritaria. Basterà la consapevolezza di aver esagerato nel 2008 a porre un freno in questa campagna elettorale? Quel che è certo è stavolta ci sarà più attenzione e che la candidata sarà più che mai decisa a denunciare e rintuzzare ogni attacco di questo tipo.

Nel 2008 altre critiche, anch’esse basate sul tipico pregiudizio di genere che vede le donne soggette all’influenza dei propri mariti e familiari, misero in dubbio che Clinton potesse davvero autonoma dal marito Bill. Benché Clinton fosse già senatrice da qualche anno, la memoria collettiva di lei come First Lady era ancora recente. E’ stato osservato che questa sovrapposizione di ruoli può aver prodotto una dissonanza cognitiva negli elettori, i quali si sono trovati a dover riprogrammare la loro percezione di Clinton da “spalla” a “comandante in capo”(J.Schnoebelen, D. Carlin and B. Warner, Hillary, You can’t go home again: The Entrapment of the First Lady Role, in T. Sheckels, Cracked but not shattered. Hillary Clinton’s Unsuccessful Campaign for the Presidency, Lexington Books, 2009) . In altri termini, nel 2008 la figura di Bill Clinton, per quanto l’ex presidente se ne fosse stato abbastanza defilato per la maggior parte della campagna, incombeva ancora. Oggi Hillary Clinton si trova in una posizione diversa: infatti, nel frattempo, si è trovata a ricoprire un ulteriore ruolo di grande importanza e prestigio, quello di Segretario di Stato. La sua emancipazione dal marito è molto più convincente. Possiamo, pertanto, presumere che chi si accinge a votarla intenda scegliere Hillary più che il “marchio” Clinton.

Se dal 2008 ad oggi Clinton ha maturato esperienze che l’hanno rafforzata, tuttavia, non si può negare che questi anni trascorsi non pesino in senso anagrafico. Nel 2008 la questione dell’età fu al centro di un altro attacco vergognosamente sessista, nel senso che il tema posto di fronte all’opinione pubblica, più che quello dell’età in sé, fu quello dell’invecchiamento. Molti ricorderanno le famose fotografie di una Clinton stanca e sciupata diffuse per mettere in discussione l’adeguatezza di una donna allora appena sessantenne a ricoprire una carica che, in realtà, era già stata di molti suoi coetanei prima di lei. Oggi però, gli anni sono otto di più e, in effetti, l’età potrebbe diventare una questione abbastanza dirimente. Come di consueto, alla giovane età si contrappone la maggiore esperienza.  All’ultrasettantenne Presidente Ronald Reagan riuscì di convincere l’elettorato americano che la seconda valeva assai più della prima. Negli ultimi tempi, però, gli Stati Uniti hanno avuto presidenti abbastanza giovani, il che ha probabilmente inciso sulla percezione pubblica di quali siano i requisiti ideali per la carica. E’ un fatto che Clinton sia una candidata mediamente anziana ed altrettanto che sia un personaggio pubblico di ormai lungo corso, protagonista, nelle sue varie vesti, della politica americana da oltre vent’anni. Questi due aspetti sono potenziali debolezze della sua pur forte candidatura. Ciò varrà sia alle primarie sia, nel caso di una sua nomination, alle elezioni presidenziali quando la battaglia si annuncia decisamente impegnativa, in quanto non sarà facile per nessun candidato Democratico assicurare al proprio partito un terzo mandato consecutivo.  Anche se c’è da scommettere che Hillary è pronta a dar filo da torcere a chiunque.  Nel 2008- come Clinton stessa disse nel suo concession speech- ben 18 milioni di incrinature (riferendosi ai voti ottenuti) furono inflitte al famoso soffitto di cristallo- un soffitto che stavolta di sicuro la candidata è molto determinata ad infrangere.

 

 

 

 

* Professore associato di Scienza Politica, Università di Bologna