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20 aprile 2024
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Grillo-Farage: un matrimonio di interesse ma non solo

Giulia Guazzaloca - 17.06.2014
Grillo e Farage

Probabilmente le polemiche non si placheranno nemmeno ora che la consultazione in rete (quasi 30mila partecipanti) ha stabilito a larghissima maggioranza che al Parlamento europeo il Movimento 5 Stelle si dovrà alleare con lo United Kingdom Indipendence Party di Nigel Farage e aderire al gruppo Europa della Libertà e della Democrazia (presieduto dallo stesso Farage). In molti hanno contestato l’esclusione dei Verdi dal referendum online, ma soprattutto, nelle scorse settimane, avevano respinto la proposta di Beppe Grillo di un’alleanza con lo UKIP: partito dal chiaro profilo antieuropeo, collocato politicamente all’estrema destra, che non fa mistero di voler difendere l’identità britannica tanto dall’establishment di Bruxelles quanto dagli immigrati. Tanto basta a molti esponenti del M5S, che si percepiscono come un gruppo dalla «naturale» collocazione a sinistra (il movimento delle battaglie ambientaliste, per la tutela dei beni comuni, per la difesa dei consumatori, contro la «precarizzazione» del lavoro), per stigmatizzare l’accordo con Farage e le ragioni di realpolitik che sottendono la scelta di Grillo.

 

Grillo elogia Farage

 

Da settimane il leader del M5S stava preparando il terreno per la consultazione online; ha ripetutamente difeso ed elogiato il politico britannico, ha contestato tutte le accuse di razzismo e xenofobia rivolte allo UKIP, ha rilasciato un’intervista al «Daily Telegraph» per sottolineare la buona intesa personale e gli importanti punti di contatto nei loro rispettivi programmi. In particolare, l’opposizione alla politica estera «aggressiva» di UE e USA, le misure per contenere l’immigrazione, la fiducia nelle forme della democrazia diretta.  

Ma se è stato facile spingere sui punti in comune, Grillo non ha potuto fare altro che glissare sulle numerose divergenze, quelle stesse che agitano gli animi di molti esponenti del suo partito: le politiche energetiche, con lo UKIP favorevole al nucleare e al carbone e contrario agli investimenti sulle energie rinnovabili; i diritti civili, rispetto ai quali il M5S si è sempre espresso a favore della piena uguaglianza, mentre lo UKIP annovera personaggi che hanno definito «evidenti» i «legami tra omosessualità e pedofilia» e si sono abbandonati dichiarazioni dal chiaro tono sessista e razzista; le spese per la difesa, infine, che Farage, pur isolazionista in politica estera, vorrebbe incrementare.

 

Un «matrimonio d’interesse»

 

L’alleanza UKIP-M5S non nasce, d’altra parte, da un capriccio di Beppe Grillo ma da una precisa convenienza politica, ed è forse questa la ragione che ha spinto la maggioranza dei militanti a sostenerla. Al Parlamento europeo, infatti, i gruppi costituiti da almeno 25 deputati provenienti da 7 paesi diversi possono accedere a una serie di vantaggi, come presentare interrogazioni o ricevere finanziamenti elettorali, che rendono evidentemente proficuo aderire a gruppi numerosi.

Quello con lo UKIP, che col 27% dei consensi ha travolto laburisti e conservatori diventando il primo partito del Regno Unito, sarebbe dunque un «matrimonio d’interesse», dettato più da stringenti convenienze politiche che da una reale comunione di intenti e programmi. E la cosa, oltre a scatenare le ire di non pochi grillini in Italia, non è passata inosservata nemmeno sulla stampa britannica. Una «coppia improbabile» l’aveva definita il Financial Times, evidenziando l’inconciliabilità tra le posizioni di Grillo, che ha solo proposto un referendum sulla permanenza dell’Italia nell’euro, e il core del programma di Farage, ovvero l’uscita della Gran Bretagna dalla UE. Ma il quotidiano economico di Londra è parso altresì possibilista sull’intesa sottolineando come i 17 europarlamentari pentastellati costituiscano una forza «attraente» per Farage, che rischia infatti di perdere alcuni pezzi importanti (il People’s party danese e il Finns Party finlandese) nel gruppo parlamentare guidato dallo UKIP. Anche per lui, quindi, ci sarebbe un preciso e vantaggioso calcolo politico alla base di questo «matrimonio».

 

Non c’è solo l’«interesse»

 

Se si guarda più in profondità tuttavia, al di là dei programmi e delle ragioni di opportunismo politico, si potranno cogliere similitudini e affinità tra i due partiti che, se non ne rendono proprio «naturale» l’alleanza, non la fanno neppure apparire troppo strana. Farage e Grillo sono entrambi alla guida di partiti che hanno fatto dell’opposizione alla «casta» e all’establishment tradizionale la loro bandiera; hanno trovato nell’antipolitica e nella retorica della contrapposizione tra élite e popolo (quello britannico per lo UKIP, quello della rete per Grillo) la chiave dei loro successi; hanno entrambi confuso spesso (e volutamente) la lotta alla politica corrotta con l’opposizione al sistema parlamentare e ai meccanismi della democrazia rappresentativa. UKIP e Movimento 5 Stelle possono insomma essere ricondotti entrambi alla categoria dei populismi, per quanto complessa e ambigua ne sia la definizione. E come tali rendono tutto sommato secondaria la collocazione di «destra» o «sinistra», che non di rado nei populismi si sovrappongono e convivono. Forse dunque non ci sarà l’«amore» alla base di questo «matrimonio», ma senza dubbio vi è molto di più del semplice «interesse».