Ultimo Aggiornamento:
06 marzo 2021
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Giustizia e recovery plan

Stefano Zan * - 03.02.2021
Riforma giustizia

Quella della giustizia è una delle riforme strutturali che ci vieni richiesta dall’Europa per dar corso ai finanziamenti previsti dai fondi del New Generation EU. Il rischio è che si proceda come si è sempre fatto fino ad oggi investendo poche risorse economiche per un aumento degli organici e con l’ennesima modifica del codice di procedura civile. A queste condizioni è facile prevedere che non cambierà nulla perché nulla è cambiato fino ad oggi.

Ci vuole un vero e proprio piano di medio-lungo termine che parta da pochi assunti fondamentali ed individui pochi percorsi base.

Da molti anni è convinzione comune e diffusa che il problema principale sia  un problema organizzativo e non di norme, procedure, tecnologie. Ma perché ci vuole un piano nazionale, poliennale e supportato da competenze manageriali esterne?

Per una ragione molto semplice. Esistono in giro per l’Italia numerosi casi di eccellenza intesi come prassi di gestione del processo che danno risultati di assoluto livello sia in termini qualitativi che quantitativi. Su singoli riti (lavoro, famiglia, fallimenti, ecc.) modi diversi di gestire la procedura, i testimoni, i consulenti tecnici, ecc. danno risultati sorprendentemente migliori di quanto non avvenga con le prassi più diffuse di tutti i tribunali e questo, si noti, a parità di normativa, tecnologia, organici. In realtà non c’è nulla da inventare. E’ sufficiente portare a sistema e a regime le migliori esperienze che già esistono. Ma questo percorso non avviene da solo ma deve essere sostenuto appunto da un piano che sappia intervenire sulle diverse dimensioni organizzative che riguardano i processi e i tribunali. Da un lato bisogna evidenziare con chiarezza quali sono le buone pratiche alla luce di dati di fatto empiricamente verificabili e non solo per auto affermazione dei singoli magistrati. Poi si tratta di scomporre queste prassi in tutte le loro componenti interrelate. Infine, con il supporto di pool di magistrati specializzati per materia si tratta di trasformare queste modalità in veri e propri standard professionali che definiscano con precisione come si gestiscono i diversi tipi di processo.

La magistratura è l’unica associazione professionale in cui non sono individuati e individuabili standard professionali perché ciascun magistrato agisce da solo in scienza e coscienza senza fare riferimento esplicito a protocolli condivisi.

Questo è uno step fondamentale in assenza del quale non possiamo attenderci riforme veramente significative. Ed è uno step che possono compiere solo i magistrati in quanto addetti ai lavori e non certo dei consulenti esterni. La magistratura organizzata, in particolare il CSM, dovrebbe dedicare molte sue energie per un congruo periodo di tempo alla definizione degli standard professionali di gestione dei diversi riti fino a farli diventare dei veri e propri protocolli

Una volta individuati gli standard professionali il problema diventa quello della loro diffusione sistematica e del loro incardinamento in uffici giudiziari che ne supportino il rispetto anziché porre ostacoli di varia natura. Gli uffici vanno costruiti intorno agli standard professionali e non viceversa. Per far questo occorrono anche competenze manageriali che ad oggi non sono presenti in magistratura ma che si possono trovare sul mercato della consulenza per organizzare al meglio i singoli tribunali.

Standard professionali e riorganizzazione degli uffici sono le due leve fondamentali alle quali affiancare la formazione e i parametri di riferimento per lo  svolgimento della carriera dei singoli dove devono contare sempre più i risultati raggiunti ed empiricamente verificabili.

Come si vede un piano complesso perché chiama in causa una pluralità di attori e diversi livelli di intervento nella convinzione che per raggiungere questi obiettivi non bastano poche settimane o mesi ma ci voglia un respiro più largo.

Un piano che deve essere nazionale perché riguarda il sistema nel suo insieme e non può permettersi uno sviluppo a macchia di leopardo se davvero vuole incidere sul sistema economico del Paese.

Vedremo nelle prossime settimane se ci verrà presentato un piano per la riforma della giustizia oppure il solito intervento normativo che non porterà da nessuna parte.

 
 
 
 
* E' stato docente universitario di Teoria delle organizzazioni. Il suo blog è ww.stefanozan.it