Ultimo Aggiornamento:
28 marzo 2020
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Fra Battute, Illusioni, Intuizioni

Paolo Pombeni - 03.05.2014
Prestigiatore

Sembra che l’economia dia qualche piccolo segnale di ripresa, almeno nel settore manifatturiero legato all’export. Insomma dove si fanno “cose” che funzionano e bene, si riesce anche a conquistare posizioni. Esattamente il contrario sembra accadere nello spazio della politica dove si producono più che altro battute, illusioni, intuizioni, a tutto scapito della produzione di “cose”, cioè di provvedimenti dotati di una qualche solidità.

Il governo ha provato a rovesciare il trend, ma l’impresa si sta rivelando davvero impervia. Il fatto è che produrre risultati richiede tempo, mentre buttar lì battute o sventolare illusioni si può fare a ritmo molto veloce. E allora i progetti restano fermi ad intuizioni di cose da fare, anche con una notevole capacità di capire cosa si aspetta il paese, ma col rischio, inevitabile, che se le intuizioni non si potranno poi concretizzare si finisca per produrre disillusione e disorientamento.

Come in tutte le situazioni di passaggio parte favorito che predica che la colpa è sempre di qualche diavolo e chi promette che si può facilmente cambiare tutto, basterebbe volerlo davvero. E’ la prospettiva che ha fatto la fortuna di Grillo e dei suoi con un mix ben dosato di battute e di illusioni. La più colossale è quella famosa sul cosiddetto “reddito di cittadinanza”, cioè la promessa che si potrebbe dare un sussidio stabile e conveniente a tutti i disoccupati. A prescindere dal problema di trovare le coperture per farlo, perché le risorse dovrebbero venire da chi ha redditi e significherebbe incremento della tassazione, si può immaginare cosa succederebbe in un paese come il nostro. Abbiamo tutti presente lo scempio che si è fatto dei sussidi di invalidità, misure sacrosante per chi è invalido veramente, e di cui hanno finito per beneficiare maree di finti invalidi.

Col fenomeno del sommerso e del lavoro nero che abbiamo in maniera abnorme, un “reddito di cittadinanza” significherebbe introdurre anche un sostegno indebito dello stato a questa economia illegale. Naturalmente un serio sostegno alla disoccupazione è altra cosa e un paese civile deve pensarci, ma non è certo con misure fantasiose che si risolve il problema.

La collezione delle battute e delle illusioni che l’attuale campagna elettorale sforna quotidianamente è facile e piuttosto cospicua. Berlusconi si sta allegramente avviando su quella china: ha già promesso mille euro di pensione minima e si dice abbia in serbo qualche proposta ancora più eclatante. Di nuovo sembra impossibile che qualcuno creda a roba simile, semplicemente per la ragione che se fosse davvero possibile nessun governo rinuncerebbe a questa formidabile occasione di guadagnarsi consenso.

Al tempo stesso fioriscono quelli che sputano su un aumento di 80 euro al mese in più per i redditi bassi. Ormai anche l’ultimo rockettaro si sente autorizzato ad elargirci le sue battute sicuro che pochi gli ricorderanno che prima di parlare occorrerebbe sapere di cosa si parla.

Si potrebbe cavarsela dicendo che è normale che tutto questo accada. Quando si preannuncia un cambiamento di scenario, tutti quelli che avevano una parte garantita nella commedia precedente si preoccupano e cercano di fermare il tempo che scorre a loro svantaggio. Purtroppo le cose non sono così semplici, perché coloro che invece si sono assunti la parte dei rinnovatori sono in affanno, preoccupati del consenso qualunquista che può arridere ai loro oppositori. Questo li spinge a scendere sullo stesso terreno, a contrapporre battuta a battuta, a fare la gara a chi ha illusioni più accattivanti da proporre. Detto in una parola: essi hanno avuto le intuizioni giuste circa la irreversibilità del periodo di passaggio in cui ci capita di vivere, ma fanno fatica a trasformare le loro intuizioni in progetti realizzabili e solidi e finiscono per rischiare di farne invece nuove occasioni per la lotta delle illusioni.

Il tema che è sul terreno oggi è quanto si possa scommettere sul “buon senso” della maggioranza della gente. Non è uno scenario nuovo nella storia del nostro paese. Già dopo la tragedia della seconda guerra mondiale si scontrarono coloro che pensavano ad una ricostruzione a base di battute e illusioni e coloro che pensavano che la rinascita della politica potesse venire solo dalla fatica di una ricostruzione fondata sul realismo della fatica di risalire la china.

Allora ci aiutò la vaccinazione subita da una guerra disastrosa che era stata dovuta alle fanfaronate della politica precedente. Oggi non abbiamo quella risorsa, anzi ne abbiamo perduta memoria. Eppure se si vuole davvero governare questa fase di passaggio e sconfiggere le sirene degli illusionisti da palcoscenico e di quelli che vogliono farci credere al “si stava meglio quando si stava peggio” è al duro realismo dei ricostruttori che bisogna guardare.

Può sembrare meno produttivo dei giochi verbali di prestigio, ma è l’unico che può portare risultati.