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20 luglio 2019
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Fino a quando useremo banconote e monete?

Gianpaolo Rossini - 27.09.2014
Bitcoin

Qualche giorno fa il settimanale inglese “Economist” si chiedeva fino a quando useremo banconote e monete metalliche per i nostri pagamenti. Diversi studiosi si stanno occupando del tema, tra cui Kenneth Rogoff vicepresidente del Fondo Monetario Internazionale. La questione tocca diversi aspetti non puramente economici della vita pubblica e privata. Le tecnologie digitali oggi hanno portato due grandi novità. La prima concerne la moneta prodotta dalla banca centrale in collaborazione con il sistema delle banche. La seconda riguarda la nascita di nuove monete digitali che circolano solo sulla rete e che sono gestite da privati o da web communities senza alcuna supervisione dell’autorità monetaria. In alcuni paesi la tendenza è ad usare sempre meno banconote e monete e al loro posto utilizzare il sistema dei pagamenti privato delle banche  con carte di credito, di debito, prepagate e carte bancomat con supervisione della banca centrale, organismo pubblico. Questo ha significato in diversi casi una riduzione della circolazione della moneta prodotta dalla banca centrale, ovvero il contante. Il fenomeno però non è diffuso in modo omogeneo e in alcuni paesi la circolazione del contante legale (legal tender) è ancora su livelli sostenuti. A fianco di questo fenomeno c’è quello del tutto nuovo di monete digitali private. Si tratta di mezzi di pagamento sul web e che sono prodotti da un’impresa privata non bancaria, come Bitcoin, senza alcun controllo e supervisione della banca centrale. Per precisione va detto che anche oggi gran parte dei pagamenti avvengono attraverso il sistema bancario che in larga misura è privato, ma sempre con la salvaguardia della banca centrale che si esprime ad esempio con forme di assicurazioni dei depositi bancari. La differenza tra questi mezzi di pagamento forniti dalle banche (come bonifici, assegni, carte di credito) e il denaro contante è che quest’ultimo è prodotto dalla banca centrale che dalla sua emissione ottiene un beneficio (signoraggio) in quanto emette moneta e con questa acquista titoli che danno un rendimento (ad esempio BTP). Questo beneficio torna poi alla collettività in termini di minori tasse essendo la banca centrale (quasi sempre ma non in Italia) proprietà dello stato (ad esempio in Francia, in Germania e in Inghilterra). L’uso di contante nelle transazioni mantiene comunque molti vantaggi perché consente di operare acquisti e vendite in maniera anonima. Una caratteristica degli scambi che alcuni teorici del mercato hanno definito come necessaria perché un mercato possa definirsi tale. In una società in cui non circolasse più contante non avremmo più scambi anonimi. Ogni transazione digitale o bancaria finirebbe per essere registrata e conosciuta da tutti o da un certo numero di operatori (ad esempio i managers di Bitcoin o della mia banca). A tutta la sfera economica privata di un individuo verrebbe quindi immediatamente tolto il velo. Le conseguenze potrebbero essere l’eliminazione di molte attività illegali ma anche di tante piccole attività e l’esclusione di economiche degli individui che nulla hanno di illegale ma che non verrebbero più effettuate se fossero rese pubbliche. Avremmo insomma una riduzione di attività economica. Gli individui che volessero svolgere attività illecite sarebbero comunque sempre in grado di sopperire all’eliminazione del contante ricorrendo allo scambio con baratto (molto diffuso a livello internazionale tra paesi con scarsa liquidità) o a nuove Bitcoin non soggette a controllo né delle autorità monetarie né di quelle fiscali. Se da un lato la moneta elettronica bancaria può sostituire il contante riducendo crimine ed anche evasione visto che ogni transazione è tracciabile, l’eliminazione del contante ha molti svantaggi e costi. La cancellazione del signoraggio, la cancellazione della privacy, l’emergere di monete private non bancarie molto rischiose che potrebbero facilmente crollare con conseguenze disastrose sull’intero sistema economico e sugli operatori che le usano, sono tutti elementi che fanno ritenere che la riduzione dello spazio ai pagamenti in contanti sia un errore così come la previsione di una scomparsa di monete e banconote. L’Economist si spinge ad affermare che in periodi di deflazione il contante è un ostacolo alle politiche monetarie di tassi d’interesse negativi perché esiste l’alternativa di tenere i risparmi in contante evitando così di essere tosati da tassi negativi. Forse l’Economist e i teorici che sposano questa affermazione dovrebbero rendersi conto che la deflazione è una grave malattia per l’economia che bisogna combatter per evitare di finirci dentro. In deflazione le economie vanno verso il disastro generato da aspettative di prezzi cedenti che fanno rimandare gli acquisti bloccando l’attività economica. Politiche monetarie con tassi negativi non servono a nulla e sono solo odiose imposte patrimoniali riscosse e incassate dal sistema bancario. Potremmo in ogni caso andare verso la progressiva marginalizzazione del contante. Ma la sua eliminazione non è un vantaggio per nessuno perché il contante consente la sopravvivenza di infinite piccole attività economiche e una tutela della privacy economica garanzia di libertà che è alla base delle nostre democrazie. Eroderne uno dei pilastri per condurre una lotta alla evasione e alla illegalità è un errore perché queste battaglie vanno condotte con mezzi propri senza distorcere e rendere macchinoso e costoso il sistema dei pagamenti consegnandolo al sistema bancario privato e, visto che Bitcoin esiste già, a sistemi di pagamento online che possono nascondere molta illegalità più illegalità e rischi del contante. Lunga vita alle banconote e alle monete che ci accompagnano da millenni!