Ultimo Aggiornamento:
28 marzo 2020
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Elogio degli indecisi: sotto i colpi del "fuoco amico".

Raffaella Gherardi * - 23.11.2016
Roberto Ruffilli

Hanno ragione quei commentatori (pochi) della attuale campagna referendaria  che ne lamentano i toni di selvaggio inasprimento, tanto da far prevedere scenari foschi comunque, una volta che le forze del sì o del no avranno vinto, innescando inevitabili processi di vendetta degli uni nei confronti degli altri, anche nelle loro molteplici aggregazioni interne. Inutile a questo punto piangere sulle colpe di chi, dall'una e dall'altra parte, contribuisce ogni giorno a gettare benzina sul fuoco in questo processo di odio fra amici e nemici, gli uni e gli altri pronti a lanciare anatemi nei confronti di avversari ritenuti portatori del male assoluto, tanto da metterne in dubbio addirittura la legittimità a esprimersi come persone. Una coppia di illustri politologi fautori del "sì", all'inizio della campagna referendaria, ha per esempio screditato il fronte di  costituzionalisti altrettanto illustri, fautori del "no", rimproverando a questi ultimi la colpa di essere vecchi di età e di conseguenza di non avere forse un cervello sufficientemente idoneo a capire fino in fondo la posta in gioco (argomentazione "scientificamente assai nobile", degna del Berlusconi che attaccava su basi analoghe i Senatori a vita  Ciampi e Montalcini e fra l'altro facendo anche scarsa attenzione al fatto che magari tanti elettori proprio giovanetti non sono …). Da ultimo ieri sera invece (18 novembre) da Mentana un giovane intellettuale, noto esperto di storia dell'arte e di problemi dell'ambientalismo, rimproverava al fronte del sì di essere ricettacolo degli interessi dei ricchi (manager, Confindustria ecc.), come se, sul versante opposto, Berlusconi fosse invece da considerarsi campione di povertà e paladino degli oppressi. Queste argomentazioni, nell'uno o nell'altro campo, non molto alte né ragionevoli per la verità, sembrano far concludere che in parecchi casi, il "fuoco amico" è in grado di fare più vittime fra gli elettori, all'interno del proprio schieramento, di quanto non possano farne gli avversari.  E allora? Cosa resta a tutt'oggi  al di là della infinita propaganda e degli interminabili dibattiti che fingendo, nelle premesse dichiarate,  di spiegare gli elementi in causa della riforma, partono poi inevitabilmente per la tangente per demonizzare gli avversari? Mala tempora currunt per tutte quelle cittadine e quei cittadini che avrebbero invece voglia di informarsi davvero e in profondità sugli elementi costitutivi e specifici della riforma e dare poi un voto responsabile in proposito. Di fronte alle tante bordate di odio, sparate dai campi avversi di una politica miope dell' aut-aut anche di fronte alle grandi scelte della nostra convivenza civile, che fare per tutti coloro che vorrebbero le riforme costituzionali come momento di unità, al di là delle scelte concrete che deriveranno dal responso delle urne? La sola scelta che, a mio avviso, resta ai veri cittadini responsabili è quella  di dichiararsi indecisi! Sì, cittadini indecisi NON (come sembrano voler far credere le due opposte fazioni del sì e del no) perché  incapaci di scegliere e quindi  pronti a gettarsi nelle braccia di chi sa presentarsi come miglior propagandista e imbonitore, ma come ultimo grido di protesta. E alla fine cosa decideranno queste donne e questi uomini che ora dichiarano la loro incertezza? Andranno alle urne ed esprimeranno comunque un voto per il sì o per il no, o decideranno invece di astenersi e di non andare nemmeno a votare? Nell'uno e nell'altro caso sarà comunque una scelta assai sofferta, nella consapevolezza che ogni opzione positiva verrà poi strumentalizzata a suon di trombe e di tamburi da entrambi gli schieramenti, così come il non voto verrà interpretato come segnale di indifferenza.

In ogni caso, al momento in cui siamo, sembra assai  difficile che le diverse forze politiche che hanno imboccato la china dello scontro muscolare, dell'aut-aut piuttosto che quella dell' et-et, anche di fronte a un tema importante e che avrebbe dovuto essere unificante (al di là delle diverse opzioni) come quello di una riforma costituzionale, siano in grado ora di avviare una qualche forma di disarmo di fronte ai gravi compiti che si profilano per il dopo-referendum. La figura de Il cittadino come arbitro che, per le riforme, invocava Roberto Ruffilli, nel suo ultimo volume, prima di essere assassinato (nel 1988) dalle Brigate rosse, è ormai una figura molto lontana dalle attenzioni della politica e anche della antipolitica attuale. Al massimo quel cittadino è ritenuto degno di un tweet.

 

 

 

 

* Professore ordinario di Storia delle dottrine politiche – Università di Bologna