Ultimo Aggiornamento:
25 aprile 2018
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Ancora in periferia. La fitta agenda di Francesco per il viaggio in Cile e Perù

Claudio Ferlan - 13.01.2018
Isolde Reuque Paillalef

Lunedì prossimo 15 gennaio papa Francesco partirà da Fiumicino con destinazione Santiago del Cile, prima tappa di un viaggio apostolico dal programma, al solito, particolarmente intenso. Oltre alla capitale, visiterà infatti anche Temuco e Iquique, site rispettivamente nelle regioni Araucanía (a sud del paese) e Tarapacá (a nord). Si sposterà poi in Perù, toccando Lima e le città di Puerto Maldonado (regione Madre de Dios, Amazzonia) e Trujillo (regione La Libertad, costa pacifica settentrionale). Il viaggio si concluderà il 22 gennaio e si svolgerà all’insegno del motto “condividere l’annuncio della pace e confermare nella speranza”.

 

Cile

La scelta di quali regioni cilene toccare è il frutto del dialogo con l’episcopato locale, come anche della volontà di Francesco. A Santiago, centro del paese, il papa vedrà le autorità, il clero, i giovani e i gesuiti. Visiterà anche un penitenziario femminile, concretizzando l’abituale attenzione ai margini della società caratteristica del suo pontificato. Bergoglio ha poi voluto con decisione recarsi in Araucanía, la regione più povera del paese, dove da temposi vivono forti tensioni tra lo Stato e la minoranza indigena mapuche (“figli della terra”). Secondo i media cileni, i rappresentanti mapuche contano di dimostrare a Francesco la legittimità della lotta di rivendicazione per la propria terra, mirando probabilmente a ottenere da lui una qualche forma di riconoscimento. Come evidenziato però dalla segretaria esecutiva per la commissione della “pastorale Mapuche” della diocesi di Temuco, Isolde Reuque Paillalef, non ci si aspetta un atto politico, ma il sostegno. Il Papa, ha detto Reuque Paillalef, non è né il presidente del Cile né un ministro, dunque si auspica ponga l’accento sulle attese e i problemi dei popoli indigeni. La speranza è che la politica lo sappia ascoltare, “e questo vale soprattutto per quelli che in Cile occupano posti di potere e controllano lo sviluppo sociale”.

Il vescovo di Iquique, Guillermo Vera Soto, ha descritto la propria diocesi come territorio di periferia. È una zona desertica, povera, operaia, dove si vive l’esperienza dell’immigrazione, della multiculturalità e della convivenza tra religioni.Vi sono moschee e templi indù, ha sottolineato Vera Soto, che ha evidenziato poi come la visita del papa, prima della storia nella regione,si inserisca con piena coerenza nelle linea guida del suo pontificato, quella dell’attenzione alle periferie. Francescoriceverà qui due vittime della dittatura Pinochet, anche per dare concretezza all’importanza della memoria e della riconciliazione. Un gesto non solo simbolico sarà la consegna al papa da parte delle due vittime di due scritti, recanti probabilmente il racconto della propria sofferta esperienza.

 

Perù

Spostandosi a settentrione, Francesco troverà un paese che sta vivendo una crisi sociale e politica. Al di là degli inevitabili incontri istituzionali, un’udienza molto attesa è quella di Puerto Maldonado, nella quale il pontefice dialogherà con i rappresentanti delle genti amazzoniche. In questo incontro qualche osservatore ha visto un simbolico punto di partenza del grande sinodo per l’Amazzonia, previsto nel 2019. Si tratta di un sinodo fortemente voluto da Francesco, con l’obiettivo di organizzare al meglio la pastorale nella più grande diocesi del mondo. Nella regione, inoltre, si vive una forte difficoltà socio ambientale, legata all’attività dell’estrazione mineraria: un’altra questione centrale della pastorale pontificia, come esplicitato dalla nota enciclica LaudatoSi’. La Rete Muqui, che raccoglie ventinove organizzazioni comunitarie dislocate in aree minerarie di undici regioni peruviane, ha inviato al papa una lettera nella quale ha lanciato l’allarme per il degrado ambientale e per la violenza e la criminalizzazione sofferte dalle comunità costrette a vivere all’interno di unmodello economico consumista all’estremo.

Più in generale, i cattolici di entrambi i paesi si aspettano che il carisma di Bergoglio possa aiutare a riguadagnare terreno due Chiese in palese difficoltà, segnate entrambe dalla sensibile diminuzione dei fedeli, come anche dallo scandalo degli abusi sessuali (Cile) e dal complicato rapporto con gruppi tradizionalisti (Perù). Non sarà certo un’impresa facile per il papa argentino.