Ultimo Aggiornamento:
01 agosto 2020
Iscriviti al nostro Feed RSS

Un’incognita: la seconda guerra fredda

Michele Amicucci * - 11.12.2019
Seconda guerra fredda

Una nuova cesura politica, culturale e profondamente valoriale divide il mondo oggi, a trent’anni dalla fine della Guerra Fredda. La “seconda guerra fredda”, sebbene non abbia una data definita di inizio, si costruisce sui fallimenti della globalizzazione, in uno spazio multipolare in cui alle democrazie dell’Occidente si contrappongono dittature ed autarchie, le quali conducono il loro attacco attraverso ingerenze politiche ed armi nucleari, economiche, cibernetiche. Sono anzitutto la Russia di Putin e la Cina di Xi Jinping le principali protagoniste dell’offensiva all’Occidente, ed all’Europa in particolare quale epicentro del nuovo scontro globale. Perseguendo interessi politici ed economici nel Vecchio Continente, l’intento di Mosca e Pechino è quello di relativizzare l’Occidente in quanto realtà geopolitica e struttura di riferimento politico-ideologico, indebolendo UE e NATO, rescindendo il legame euroatlantico, invero già precario di per sé sotto l’amministrazione Trump, accedendo dunque a porzioni rilevanti in termini di spazi strategici, ricchezza e leadership nell’innovazione digitale.  

Il revival imperiale di Putin, con gli interventi militari russi in Georgia e Crimea, l’attivismo cinese nella realizzazione di una “Nuova via della seta”, un progetto infrastrutturale in grado di legare commercialmente l’intera Eurasia, così come la minaccia atomica posta dall’Iran, quella nucleare della Corea del Nord, gli sforzi coi quali Erdogan sta cercando di costruire per la sua Turchia (paese membro della NATO) una zona di influenza neo-ottomana dal Bosforo all’area del Mar Rosso, si sommano alla fioritura di movimenti nativisti e nazionalisti nel cuore dell’Europa, così come alle contese asimmetriche tra hacker nel cyberspazio. Questi i contorni delle contese che le democrazie devono affrontare oggi, brillantemente tracciati da Maurizio Molinari, nel suo recente saggio Assedio all’Occidente. Leader, strategie e pericoli della seconda guerra fredda (La nave di Teseo, Milano 2019). L’autore ci offre un’analisi panoramica e strettamente attuale dei diversi soggetti politici, delle modalità, dei teatri di contesa materiali ed immateriali nei quali le autocrazie mirano a far “implodere” dall’interno l’Occidente, altresì ponendo in rilievo la necessità per le democrazie di rafforzare il proprio impianto multilaterale, rinsaldare le proprie “retrovie” con la declinazione di nuovi diritti in grado di proteggere i propri ceti medi, dunque riaffermando il legame tra cittadini ed istituzioni proprio dello stato di diritto. La sfida sistemica tra modelli di governo alternativi è guidata da Russia e Cina, capofila tra le realtà autocratiche. Formalmente simili nella definizione assoluta dei rispettivi leader, a livello contenutistico Mosca sostiene la definizione di un nuovo ordine internazionale, anti statunitense e divisivo (grazie ad intrusioni cibernetiche ed operazioni militari) nel Vecchio Continente, mentre Pechino difende orgogliosamente la sua “millenaria” identità, coprendo violazioni di diritti e divieto di dissenso politico. Strategicamente, mentre Putin definisce in maniera contingente e per via militare il suo ordine internazionale – scommettendo su crisi lungo i confini russi, oppure puntando su interferenze di natura politiche e religiose – a detrimento delle democrazie, Xi Jinping punta su ingenti investimenti nelle infrastrutture via terra e marittime della Belt and Road Initiative per fare dell’Europa occidentale un mercato privilegiato per i propri prodotti. Soprattutto – e questo è un punto decisamente rilevante della lettura di Molinari – è sul fronte della tecnologia 5G e Hi-tech che Pechino fa registrare notevoli avanzamenti. La questione è strettamente legata alla leadership planetaria nello sviluppo dell’Intelligenza artificiale. È nel cyberspazio che si gioca una fetta importante della contesa tra regimi autarchici e democrazie: hacker russi ed alta tecnologia cinese portano “sfide asimmetriche”, attentando la salvaguardia della democrazia all’interno dei paesi alleati. Mosca indirizza le proprie agenzie cibernetiche in operazioni di diffusione di false notizie e confusione, attraverso bot, troll, ritrovati di comunicazioni digitali, in particolare sui social network, avallando proteste nativiste e sovraniste nei paesi occidentali. La Cina, oltre a specifiche operazioni hacker, sta entrando con convinzione nel mercato delle nuove tecnologie dei paesi occidentali con ingenti investimenti che le permettono di impadronirsi di dati scambiati tra i cittadini.

Tali sfide convergono sull’Europa. Il presidente francese Macron ha recentemente parlato del rischio di una “guerra civile europea”, che riflette tensioni che hanno fondamento in due processi. La profondità delle crisi interne ai singoli paesi europei, fiaccati da disuguaglianze economiche, migrazioni, populismi e diffusione di fake news nel web vanno a sommarsi all’indebolimento delle maglie multilaterali dell’Occidente, UE e NATO, colpite dagli interessi nazionali e dalle mirate interferenze delle potenze autocratiche. Nel contesto europeo, particolari criticità sono assegnate dall’autore al caso italiano, primo esperimento politico populista tra le realtà nazionali occidentali. L’ambiguità del governo gialloverde, con i 5 stelle a parteggiare per gilet jaunes e chavisti, Salvini dichiaratamente pro-Putin e che sfiducia la nuova presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, senza dimenticare il memorandum d’intesa del marzo 2019 su Belt and Road Initiative, e-commerce e startup, che lega Roma e Pechino in un accordo economico che dà spazio a considerazioni di tipo politico, ha reso l’Italia il partner più scomodo e confuso dentro Unione Europea e NATO. Solo la recente uscita dall’esecutivo della Lega sembra aver impresso a Roma un rinnovato slancio “occidentalista”.

Quella dell’Occidente sotto attacco è nel suo insieme una sfida per la sopravvivenza della democrazia. Le realtà democratiche devono rilanciare, oltre a misure di sicurezza ed alleanze, i propri principi guida. Molinari sottolinea l’esigenza di una nuova tipologia di diritti in grado di tutelare il ceto medio da disuguaglianze e crisi economiche. Non solo, la tutela dei diritti deve essere estesa anche in relazione alle trasformazioni del nostro millennio: l’avvento di nuove tecnologie che mettono a rischio impieghi, l’automazione che ridefinisce il mercato del lavoro ed induce a ripensare la formazione, lo spostamento di gran parte di attività umane nel cyberspazio, senza alcuna regolamentazione. Una riproposizione strutturata di uno stato di diritto, coadiuvato anche da una governance del digitale, è la via attraverso la quale rinsaldare il rapporto tra i cittadini ed istituzioni dell’Occidente, dando un nuovo slancio vitale alla democrazia liberal-costituzionale.

 

 

 

 

* Dottorando in Storia presso l’Università di Bologna – Campus di Ravenna