Ultimo Aggiornamento:
14 dicembre 2019
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Un paese diviso fra indifferenti e fan club

Paolo Pombeni - 03.07.2019
Sea Watch

La vicenda della Sea Watch 3, come era prevedibile, ha messo a nudo un paese che ormai si divide fra indifferenti e fan club degli opposti fronti, i truci e le anime belle. A dispetto dell’enfasi che i media dedicano all’episodio non si può dire che nel paese ci sia realmente una grande mobilitazione né in un senso né nell’altro: ne è prova proprio il fatto che le guide delle due fazioni soffiano sul fuoco in continuazione, proprio per evitare che si spenga.

Ad una mente che voglia esercitare l’arte della ragione ripugnano sia le intemerate senza limite di Salvini e compagni (è giunto a definire “criminale di guerra” la capitana della nave) sia le sceneggiate a difesa di quelli che invocano a vanvera i diritti universali dell’uomo e l’improbabile parallelo con il personaggio di Antigone.

Quel che stupisce di più è che in questo spettacolo, ormai chiaramente teatrale, vengano attirate come in un gorgo anche persone che dovrebbero avere un maggiore uso della ragione. Francamente sentire certe sentenze dal presidente della Repubblica Federale Tedesca fa un po’ senso, visto che il suo paese ci rimanda indietro i cosiddetti “dublinanti”, cioè quei profughi che approdati ed identificati in Italia sono poi riusciti a raggiungere la Germania senza averne diritto. Altrettanto si dica del ministro degli interni francese che vede isterismi nei nostri comportamenti, ma che sigilla con brutalità la sua frontiera a Ventimiglia. Sappiamo però bene a cosa si debbono questi comportamenti: a ritagliarsi facilmente un po’ di consenso con una opinione pubblica interna ben disponibile ad interpretare quanto è avvenuto nel segno di una bella storia romantica (tanto un po’ di pregiudizio anti-italiano va sempre bene).

Purtroppo non è così. Il problema del contenimento dei flussi migratori dall’Africa è un problema reale. Certo è indegno pensare di fermarli aizzando quello che una volta si chiamava il popolino a gridare insulti inaccettabili, sia a voce che via social, alla giovane donna che è caduta nella trappola psicologica di sentirsi l’eroina del XXI secolo. Tuttavia il problema esiste, perché è ipocrita pensare che tutto si risolva con l’andar per mare a raccattare migranti in difficoltà, di cui, una volta fatti sbarcare, non ci si occuperà più consegnandoli ad un futuro di discriminazioni, assenza di lavoro e marginalità.

Il problema è ovviamente enorme, perché ha dimensioni difficilmente governabili, ma anche perché le soluzioni pur parziali richiedono tempi lunghi. L’Africa è in una grave condizione di sottosviluppo da cui fatica ad uscire, nonostante le risorse di cui si pensava fosse ricca. La situazione di molti dei suoi gruppi dirigenti è quasi disastrosa: basti pensare a come è ridotta la Libia, ma anche al dramma del Sud Sudan (e anche del Sudan in generale). Tuttavia per governare almeno parzialmente i flussi, non dimenticando che c’è un grande problema con quelli già presenti sui nostri territori, bisognerebbe mettersi seriamente al lavoro per programmare i percorsi di integrazione, per realizzare i quali bisogna emarginare tanto i facinorosi razzisti, quanto coloro che illudono i migranti di poter ottenere uno status da tribù esentata dal rispetto delle nostre leggi e del nostro contesto di civiltà.

E’ un’impresa titanica quando ormai la nostra politica è nelle mani di personaggi che non sanno resistere al fascino del palcoscenico e dell’applauso a buon mercato, ciascuno da parte del pubblico dei suoi fan. Vale purtroppo, a parte poche eccezioni, tanto per la destra quanto per la sinistra, ma il sistema della politica-teatrino rende difficile a chi vuole emergere il rifiuto di appiattirsi nello schieramento dei pro e dei contro a prescindere.

Si dovrebbe almeno tenere presente un pericolo non secondario, che è molto scarsamente considerato non solo dai politici ma anche dai media. Fa parte dei giochi proibiti il distruggere il rispetto della civiltà giuridica. Vale per una destra forcaiola in cui anche personaggi investiti di ruoli istituzionali cianciano a vanvera della costruzione di muri, di blocchi navali, di leggi navali (per non dire della inaccettabile abitudine di mettere alla gogna avversari e presunti colpevoli). Ma vale anche per la sinistra utopista che non capisce che avvallando a vanvera la teoria delle leggi etiche superiori a quelle giuridiche spinge a rafforzare il costume per cui poi la gente si convince di essere giustificata ad infrangere le leggi perché a suo personale giudizio le valuta illegittime.

Sono contesti molto pericolosi che rischiano di travolgere gli equilibri politici e sociali che faticosamente il nostro paese ha costruito dal dopoguerra ad oggi. Viviamo in un mondo complicato in cui c’è bisogno di tenere conto di molti fattori. Se si lascia campo libero perché, grazie anche all’indifferenza di quasi la metà dei cittadini che pensano di potersi tenere fuori dalle tensioni del momento, a dominare sia lo scontro fra i fan club dei diversi demagoghi non ci avviamo verso un futuro radioso.

Il nostro paese avrebbe bisogno di un forte impegno di ricostruzione del nostro tessuto sociale ed economico, obiettivo che non si può raggiungere mescolando il ritorno ad un sovranismo illusorio con l’infondata convinzione che potremo tornare ad una passata età dell’oro, tanto poi tutto si aggiusta da solo.