Ultimo Aggiornamento:
11 luglio 2020
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Un nuovo “whatever it takes” contro il rischio sistemico

Gianpaolo Rossini - 11.03.2020
Whatever it takes

La drammatica risposta dei mercati alla epidemia deve spingere ad agire con tempestività. L’Italia e l’Europa non sono in grado di sostenere oltre al contagio sanitario anche una pandemia finanziaria. Sarebbe un danno gravissimo alla nostra sofferta ma indispensabile integrazione continentale che ci hanno lasciato i padri fondatori e grandi riformatori. Dall’Europa non basta il permesso di sforare e altre concessioni per noi e partners in difficoltà. Occorre un intervento forte e immediato su più fronti da parte della BCE, unica istituzione che ha i mezzi e la velocità di intervento che oggi è richiesta. Abbiamo bisogno di un rinnovato e rinforzato “whatever it takes” con cui Mario Draghi ha salvato l’euro dichiarando agli operatori di mercato che la BCE avrebbe usato ogni strumento possibile per impedire il naufragio della moneta unica nelle acque agitate di crisi di debiti sovrani e depressione globale del secondo decennio del nuovo secolo. Ci sono almeno tre fronti su cui la BCE può muoversi da subito: 1. Erogando direttamente, con i suoi bracci operativi che sono le banche centrali nazionali, fondi a imprese e istituzioni sanitarie a interesse zero da restituire in un arco di tempo di 5 – 10 anni. 2. Intervenendo senza vincoli nei mercati dei titoli di debito sovrani in soccorso dei paesi con maggiori difficoltà 3. Acquistando titoli azionari  nelle borse europee in maniera mirata a sostegno dell’intero mercato. Si tratta di misure non ortodosse necessarie di fronte ad un evento molto grave per l’intera Europa che servono per gettare un ponte oltre la crisi epidemica superata la quale potranno rientrare gradualmente senza effetti collaterali. Si potrebbe obiettare che di qua e di là dall’Atlantico oggi il sistema di liquidità ne ha anche troppa. Il che sarebbe vero se fossimo in tempi normali, ma sfortunatamente non è così. La sete di liquidità in diverse aree dell’economia è oggi molto alta. In altre è sovrabbondante. Ho rimandato gran parte degli acquisti in famiglia di beni e servizi. Questo fa crescere la mia disponibilità liquida dal momento che percepisco regolarmente il mio stipendio. Quelli che mi avrebbero venduto i loro prodotti non ricevono però la mia liquidità e quindi la loro liquidità si sta inaridendo velocemente. L’epidemia ha rotto il circuito del naturale trasferimento delle risorse liquide e l’unico attore che può porvi rimedio, in vista di un suo agognato ripristino, è la Banca centrale europea. Perché non lo può fare il sistema bancario privato? Perché il livello di rischio sistemico cioè globale, quello non diversificabile, non assicurabile dagli operatori di mercato, è troppo alto. Lo possono fare i governi? No perché anch’essi non hanno i mezzi per sostenere il rischio globale, a meno che non adottino una militarizzazione sul piano finanziario incompatibile con la sopravvivenza dell’euro.  La BCE è una fortuna per l’Europa perché ha forza e strumenti per affrontare il moloch del rischio sistemico. Ma si deve muovere e non stare inerte. Altrimenti la BCE finirebbe per somigliare al tribunale del racconto di Kafka “Di fronte alla legge” che colui per il quale il tribunale è stato appositamente costruito non riesce mai a varcarne la porta perché un guardiano crudele glielo impedisce.