Ultimo Aggiornamento:
13 novembre 2019
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Un anno dopo la sua elezione, Macron ha «rimesso in moto» la Francia. Con quali risultati?

Mathieu Gallard * - 19.05.2018
Macron

Un anno dopo l’elezione di Emmanuel Macron alla presidenza della Repubblica, i francesi tracciano un primo bilancio con luci e ombre del suo mandato; il nuovo Capo dello Stato ha tuttavia in questo momento una posizione migliore rispetto ai suoi immediati precedessori. La popolarità di Macron si attesta oggi fra il 40% (Ipsos) e il 50% (Harris Interactive), un livello storicamente medio. Inoltre, il barometro Kantar Sofres, che dispone di una ricca serie storica di dati, ha valutato nell’aprile 2018 il suo grado di consenso al 41%: nettamente meno di François Mitterand (58%) e allo stesso livello di Jacques Chirac (44%) nello stesso periodo dei loro mandati nel 1982 e nel 1996. Ma è nettamente migliore rispetto a Nicolas Sarkozy (32% nell’aprile 2008) o François Hollande (24% nell’aprile 2013). Macron, senza essere molto popolare, ha dunque interrotto il “trend” che vedeva, dopo Chirac, ogni presidente essere meno gradito dei suoi predecessori. Al di là della sua popolarità personale, i francesi sono divisi sul bilancio del suo operato: se il 55% lo giudica attualmente negativo, il 45% lo trova positivo [salvo indicazione contraria, i risultati dei sondaggi si basano su un’inchiesta Ipsos per CEVIPOF, Le Monde e la Fondation Jean Jaurès, condotta online fra il 25 aprile e il 2 maggio 2018 in un campione di 13.540 francesi rappresentativi della popolazione maggiorenne]. Anche qui, il livello è ben superiore in rapporto a quello rilevato per Sarkozy o Hollande dopo un anno all’Eliseo.

Come spiegare questo relativo successo di Macron? Innanzi tutto, i francesi hanno la sensazione prevalente che il Capo dello Stato ha “rimesso in moto” la Francia: l’82% pensa che il presidente voglia davvero riformare il Paese e il 50% reputa che ci riuscirà. Una forte volontà che è in discontinuità con l’immobilismo di Chirac e Hollande, ma anche con l’attivismo sterile che caratterizzò Sarkozy. Il secondo punto di forza di Macron è che i francesi hanno la sensazione che egli rispetti le sue promesse: il 73% pensa che l’azione presidenziale onori gli impegni presi durante la campagna elettorale; gli stessi elettori del Fronte nazionale (57%) o di France Insoumise (60%) sono d’accordo con questa opinione. Anche in tal caso, ciò è in discontinuità con i predecessori: Mitterrand, eletto nel 1981 con un programma molto di sinistra pose in essere nel 1983 la “svolta del rigore”; Chirac, arrivato al potere nel 1995 con la promessa di ricomporre la “frattura sociale” inaugurò il suo mandato con una politica di riduzione del deficit; Sarkozy, eletto nel 2007 come il candidato del popolo, mise immediatamente in atto uno “scudo fiscale” proteggendo i contribuenti più ricchi; infine, Hollande, eletto quale “nemico della finanza” aumentò drasticamente le imposte per la maggior parte dei francesi.

Indubbiamente, Macron beneficia anche d’una immagine personale che ha un buon riscontro presso l’opinione pubblica. La sua statura internazionale, di fronte ad una Merkel sempre più fragile, a una May screditata e a un Trump incoerente, suscita orgoglio: il 58% dei francesi reputa che il presidente dia una buona immagine della Francia all’estero (solo il 15% è in disaccordo) e la politica estera fa parte degli aspetti più apprezzati della sua azione (il 63% pensa che vada in una buona direzione). Più in generale, l’immagine personale di Macron contrasta – nel giudizio della gran parte dei francesi – con quella di Hollande (vista come priva di leadership) e con quella di Sarkozy (percepita come priva di rispettabilità).

Infine, l’opposizione è ancora indebolita dalla sequenza elettorale del 2017: si tratta, per il presidente, di un vantaggio in più. Marine Le Pen, il cui partito resta percepito come razzista e nazionalista e la cui credibilità è stata danneggiata dal dibattito televisivo fra i due turni delle presidenziali, farebbe meno bene di Macron – se fosse all’Eliseo – per il 60% dei francesi (solo il 14% reputa che farebbe meglio). La situazione è simile per Jean-Luc Mélenchon, la radicalità del quale è un ostacolo alla sua credibilità: solo il 14% dei francesi pensa che farebbe meglio di Macron, contro il 57% che reputa che farebbe peggio. I repubblicani e i socialisti, entrambi divisi fra un’ala piuttosto benevola verso la maggioranza e un’ala che gli è nettamente ostile, hanno risultati sconfortanti: solo l’8% dei francesi pensa che Wauquiez (LR) farebbe meglio del presidente attuale, una percentuale che crolla al 4% per Faure, recentemente eletto alla guida del PS.

Questo quadro generalmente positivo, tuttavia, non deve mascherare i tre veri problemi che influenzano l’immagine di Macron e della sua azione politica, che potrebbero offuscare il prosieguo del suo quinquennato. Il bilancio in materia sociale è uno dei principali punti deboli: solo il 22% dei francesi pensa che la politica adottata vada nel senso di ridurre le disuguaglianze sociali o per aumentare il potere d’acquisto; la percentuale sale al 28% sul miglioramento del sistema sanitario e al 30% per la difesa del sistema pensionistico. Poiché le disuguaglianze sociali costituiscono una preoccupazione sempre più importante per i francesi, questo bilancio negativo potrebbe diventare disastroso nei prossimi anni. Più in generale, i francesi reputano ingiusta la politica presidenziale: il 76% ritiene che vada a vantaggio soprattutto delle categorie agiate; il 67% pensa che favorisca gli abitanti delle città. Questa percezione spiega perché gli intervistati giudicano ormai Macron un uomo di destra (69%), mentre nel marzo 2017 – poche settimane prima del primo turno delle elezioni presidenziali – solo il 33% condivideva questa opinione. Soprattutto, i francesi hanno dubbi sull’efficacia dell’azione del Capo dello Stato. Solo il 28% pensa che abbia migliorato per ora la situazione del Paese (contro il 36% che pensa che l’abbia peggiorata) e una esigua minoranza (5%) reputa di aver migliorato la propria situazione economica personale (contro il 47% che la pensa peggiorata). I giudizi sul futuro sono altrettanto pessimistici: certo, una maggioranza relativa (39% contro 29%) afferma che le politiche del presidente Macron miglioreranno la situazione entro il 2022; ma, a livello personale, se il 17% prevede un miglioramento della propria situazione alla fine del quinquennato, il 43% reputa che peggiorerà.

Se l’elezione di Macron rappresenta dunque un’opportunità, dunque un’ultima occasione per rimettere in sesto la situazione del Paese secondo una parte dei cittadini – che vogliono credere in un successo – il famoso pessimismo francese è ben lungi dall’essere scomparso. Gli anni a venire ci diranno se il Presidente sarà capace di rispondere alle sfide del nostro tempo.

 

 

 


* Directeur d'étude au département Public Affairs d'Ipsos France