Ultimo Aggiornamento:
01 agosto 2020
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Tutti a casa. Il virus è arrivato in Russia

Francesco Cannatà * - 01.04.2020
Coronavirus in Russia

La crisi sanitaria è arrivata a Mosca. Secondo quanto scrive lunedì la Nezavisimaja Gazeta la scorsa settimana nel paese il numero delle persone malate di coronavirus è cresciuto di 3,5 volte al giorno. Con un ritmo simile a metà aprile in Russia vi sarebbero 200mila contagiati. In queste condizioni ci sarebbe bisogno di 30mila letti per rianimazione con costi per il bilancio statale pari a 6 miliardi di rubli al giorno. Cifre che hanno costretto la leadership del paese ad attivarsi.

Mentre infatti nel resto d’Europa opinione pubblica e classi dirigenti si trovavano da tempo sotto lo stordimento dell’epidemia da Coronavirus, mercoledì 18 marzo Putin dalla Crimea definiva la situazione nella Federazione “complessivamente sotto controllo”. Soprattutto la pandemia non doveva guastare i festeggiamenti per il sesto anniversario dell’annessione della penisola. A quel punto gli sforzi del Cremlino per diffondere fiducia tra la popolazione si limitavano alla chiusura delle frontiere e la quarantena per chi rientrava dai paesi considerati a rischio. Un invito alla calma sociale basato sui numeri relativamente bassi dell’infezione. Che in Russia esistesse un certo livello di inquietudine per lo stato reale della pandemia lo dimostra però il fatto che da tempo chiunque dovesse incontrare il presidente era obbligato al tampone. Le priorità politiche non andavano però alla lotta al virus bensì alla realizzazione della riforma costituzionale che permetterebbe all’attuale capo dello Stato di guidare la Federazione fino al 2036. La scadenza più stringente restava il referendum del 22 aprile e la comunicazione politica era funzionale a questo. La svolta in questa apparente serenità è arrivata martedì 24 marzo. È il sindaco di Mosca, Sergej Sobjanin, ad avvertire Putin della diffusione del contagio. Nell’incontro avvenuto nella residenza presidenziale di Novo-Ogarevo, Sobjanin, che è anche responsabile del gruppo di lavoro sui rischi legati al virus, ammoniva che le autorità ignorano il “quadro reale” degli infettati. Contemporaneamente il manager metteva in guardia sul “troppo basso” numero dei testati e sulla “dinamica in corso” ritenuta “alta”. Tendenze che avrebbero dato vita a uno “sviluppo serio”. Mercoledì le cifre documentavano l’esistenza di 658 casi di coronavirus in Russia, 163 in più rispetto al giorno prima ma, formalmente, senza vittime. Ufficialmente nella capitale due donne trattate per il virus erano morte in ospedale. Statisticamente si trattava di decessi per trombosi e tumore. Contemporaneamente la Russia quest’inverno ha registrato l’aumento del 3% delle morti causate da infezioni polmonari. Percentuale che a Mosca è salita al 37%. In 55 degli 83 soggetti giuridici  della Federazione – 85 contando la Crimea e la città di rango federale di Sebastopoli –esistono casi di contaminazione. Uno stato preoccupante per Sobjanin, secondo cui “non tutte le regioni” afferrano la gravità del momento e perciò vanno “duramente controllate”.

 A questa spiacevole verità Putin reagiva con un discorso televisivo alla nazione. Alla constatazione che la Russia “in forza della propria posizione geografica non può circoscrivere la minaccia”, seguiva il rinvio sine die del referendum costituzionale. Il presidente non si pronunciava invece su quello che dovrebbe essere il maggior avvenimento politico russo del 2020: la parata militare del 9 maggio. Per ora le esercitazioni in vista del 70° anniversario della vittoria contro il nazifascismo non sono state interrotte. Di fronte al propagarsi dell’epidemia e al profilarsi della crisi economica, l’annuncio del presidente di una settimana di ferie pagate a tutti gli impiegati dava un importante segnale di mobilitazione alle burocrazie regionali, inviando però un messaggio ambiguo al paese. Poche ore dopo spettava a Sobjanin ammonire che la Russia non doveva aspettarsi un periodo di divertimenti ma osservare misure restrittive senza precedenti. Tra queste quella della quarantena per tutte le persone di età superiore ai 65 anni. Rispetto al presidente, il sindaco si profilava come la personalità in grado di reagire con più realismo alle difficoltà del paese. Il ripensamento del capo dello Stato avveniva nelle ore successive e aveva un carattere fortemente simbolico: la visita a un moderno ospedale nel quartiere moscovita di Kommunarka. Qui, oltre alle due donne mancate il 19 e il 24 marzo, il 12 marzo un uomo era spirato per difficoltà respiratorie. Protetto da tuta gialla e maschera respiratoria Putin ascoltava le raccomandazioni di Denis Prozenko. Il dirigente della clinica allertava sulla possibilità di scenari italiani in Russia.
Dal punto di vista tecnico-epidemiologico Mosca, oltre alla sottostima dei dati della mortalità del virus, comune a tutto il mondo secondo il demografo francese Jean-Marie Robine, si confronta con difficoltà diagnostiche, capacità di test e tenuta di laboratori, comuni a gran parte del pianeta.

 Secondo Vasilij Vlasov vi è però dell’altro. Per il responsabile della Società russa della medicina basata sulle prove di efficacia (Evidence-based medicine), la statistica federale è “affidabile solo sui bilanci annuali”. I risultati trimestrali sono invece di “difficile interpretazione”. Complicazioni registrate anche nel settore demografico, afferma il virologo per cui in Russia nel breve periodo sarebbe incerto “perfino il conteggio di nascite e morti”. La lacuna non dipende dai tecnici “tra i migliori al mondo”, ma dalla confusione nel breve periodo. Nel caso dell’epidemia da coronavirus la lacuna è accentuata dalla mancanza di fatto di un registro in tempo reale dei dati. “Le persone sanno che devono raccogliere le informazioni giornaliere, ma questo impegno non è routine quotidiana” afferma Vlasov.

 

Con prudenza si può dunque sostenere che la Russia l’epidemia sia in fase di attivazione: i casi registrati non solo molti, la loro velocità di diffusione è però esponenziale. Vlasov avverte che  a differenza di Italia e Francia che “raddoppiano i nuovi infetti in 3-5 giorni”, in Russia questo avviene “in meno di 48 ore”. Non mancano però scenari più catastrofici. Cosi secondo Valerij Solovej, politologo ed ex responsabile del dipartimento per le relazioni pubbliche del MGIMO, l’università del ministero degli Esteri, i morti per coronavirus in Russia sarebbero già 1600. I numeri resi in una intervista alla radio Eco di Mosca, allo storico sarebbero stati “passati” da non meglio precisati burocrati. Al contrario il potere si starebbe comportando come fatto nel 1986 con Chernobil, “nascondendo” la verità. Affermazioni impossibili da verificare. L’intervista dello storico è stata oscurata in quanto “contiene informazioni contrarie alla legge”. La stessa personalità di Solovej è controversa. Il suo allontanamento dall’ateneo nel giugno 2019 è avvenuto per “propaganda antistatale” e attività pericolose per “la stabilità sociale”. Lo stesso Vlasov avverte che potrebbe trattarsi di “disinformazione”. Attività in cui anche la Russia eccelle. La quantità di fake news diffuse  in Europa e soprattutto in Germania da media finanziati dal Cremlino come Sputnik o RT – ex Russia Today - è tale che i servizi di sicurezza interni di Berlino potrebbero mettere sotto osservazione le due testate. Nel caso in cui gli attacchi informatici dovessero proseguire il ministro della Difesa tedesco si è detto pronto a mobilitare le difese cibernetiche della forze armate nazionali. Nonostante il negazionismo confusionista di Sputnik e RT la situazione in Russia continua ad aggravarsi. Lunedì il responsabile della Commissione per la sicurezza della Duma, Vasilij Piskarev, ha annunciato che il parlamento potrebbe dichiarare a breve lo stato d’emergenza sull’insieme della Federazione.

 

 

 

 

Dottore di ricerca in Storia dell’Europa orientale e autore di Nel Cuore d’Europa, Textus 2019.