Ultimo Aggiornamento:
16 gennaio 2021
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Stati di guerra, indeterminazioni, evitabilità

Francesco Domenico Capizzi * - 13.01.2021

Effetti del vaccino sulla malattia epidemica che ha seminato il terrore in Italia (Istituto Superiore di Sanità – CNEPS, 2006).

Effetti del vaccino sulla malattia epidemica che ha seminato il terrore in Italia (Istituto Superiore di Sanità – CNEPS, 2006).

 

 

Alla rappresentazione e all’esito positivo auspicato dello “stato di guerra” contro il Sars2-Covid19 è accostabile quanto la Rivista scientifica “Nature”, di assoluto prestigio mondiale, annotava il 2 aprile del 2015 riguardo ad un’altra differente ed ancor più grave pandemia: “la battaglia contro il cancro è ben lungi dall’essere vinta…la strategia d’attacco è di fatto incentrata su test diagnostici e terapie anziché su ricerche etiologiche e prevenzioni primarie”.

Ben lungi da gruppi fatalistici, apocalittici, no-vax e terrapiattisti, ritengo necessario attirare l’attenzione sulla opinabilità nel ritenere che esistano nessi inscindi­bili e definitivi fra attività di tipo medico-farmaceutico e attenuazione ed estinzione di gravi patologie planetarie: la loro eradicazione, infatti, è soprattutto da ricercare nei risanamenti ambientali e nelle migliorate condizioni di vita e di lavoro delle popola­zioni, e va attribuita principalmente a scelte politiche piuttosto che ad azioni di tipo sanitario.

Il grafico riportato dimostra, infatti, che l’introduzione nel 1964 in Italia e in Europa del vaccino antipoliomielitico ha effettivamente annientato la presenza del virus, ma la vaccinazione di massa ha corrisposto al significativo già realizzato declino della potenza diffusiva del virus a causa del migliore equilibrio ambientale e del raggiunto maggiore benessere socio-economico, segnato com’era stato duramente dalle macerie della II° guerra mondiale. A conferma di quanto appena affermato si deve constatare che in Venezuela e in tanti Paesi dell’America latina, dopo 30 anni di assenza, sono ricomparsi numerosi focolai di poliomielite, a partire dal primo caso registrato nel 1989, e di difterite, oltre a gravi devastanti epidemie di morbillo e a numerosi casi di malaria, in concomitanza con l’instaurarsi dell’ingravescente e mai risolta crisi economica e, di conseguenza, con la riduzione delle procedure di vaccinazione ben al di sotto del 60%  della popolazione (Pan-American Health Organization, OMS, 2019). A proposito, e per inciso, bisognerebbe che negazionisti e no-vax di varia estrazione prendessero atto di queste situazioni che realmente sussistono e sono facilmente verificabili!

L’enfasi mediatica rivolta oggi alle procedure tecnico-diagnostico-terapeutiche anti-Covid, alle quasi 2 mila sperimentazioni e al sopraggiungere, in tempi eccezionalmente rapidi, dei vaccini rischia di sottrare, del tutto involontariamente, l’attenzione verso i reali fattori che hanno favorito il sorgere della pandemia in corso e che sostengono altre ancor più gravi pandemie che attanagliano tutti i popoli: disastri ambientali, cancerogeni liberamente circolanti, produzioni e consumi che nuocciono, diseguaglianze, condizioni di povertà e miseria, scarsa scolarizzazione, assenza di percorsi di prevenzione secondaria, insufficienza e spesso inconsistenza di informazioni sulle possibili conseguenze su stili di vita errati, ecc.

La medesima enfasi produce l’effetto di suggerire alla cittadinanza che la salute si preservi e si acquisisca soltanto attraverso farmaci, ospedali e laboratori fantascientifici che appaiono onnipotenti di fronte alle malattie: in definitiva, il rischio incombente risiede nell’innalzamento a dismisura, a spettacolo quotidiano e ad alienazione dalla realtà inique preesistente e mai sopita, di uno scientismo a tutto tondo che pone in ombra gli stretti legami esistenti fra pandemia virale, grandi gruppi di gravissime malattie altrettanto pandemiche non trasmissibili (le molteplici cronico-degenerative, fra cui quelle derivate dall’inquinamento, e le neoplastiche, fra le tante), culture, organizzazioni sociali, modi di produrre e di consumare, l’assoluta priorità di salvaguardare la salute della persona prima ancora di ammalarsi… 

Le ragioni di fondo alla base di tanta indeterminazione manifestata, nel considerare la globalità dello stato di salute del pianeta e delle popolazioni che vi abitano, risiedono nella collocazione culturale asimmetrica delle classi dirigenti, politiche e professionali, sempre più orientate verso un tecnicismo autocratico (l’insistenza inaudita sulla “digitalizzazione” senza specificarne i contenuti) che assume il ruolo di entità poliedrica ed immobile nel tempo e nello spazio dell’emergenza attuale, incapace di modificare le molteplici contraddizioni in cui si sviluppa la vita quotidiana e verso cui si spera quanto prima di tornare alla normalità, nelle sue forme e nelle sue proiezioni future, come se proprio la sole normalità, appunto, non abbia assunto, in alcuni suoi aspetti, un ruolo determinante nella nascita e nello sviluppo della pandemia virale e delle altre costantemente e drammaticamente operanti.

Rimanendo estranei alle condizioni esterne, ambientali e sociali, che influiscono patologicamente  sull’organismo e sul nostro futuro, come conseguenza, si esalta la via sanitaria tecnico-organicistica, cioè la concezione della malattia legata alla natura della persona e a misteriosi fattori casuali,  fra cui l’idea trumpiana del “virus cinese” e la sua costruzione in laboratorio dal quale sarebbe evaso per errore oppure, addirittura, secondo le fantasticherie e le ragioni insensate negazioniste, fatto evadere deliberatamente per destabilizzare tutti i sistemi politici a vantaggio di oligopoli multinazionali e nazionali.

 

 

 

 

* Già docente di Chirurgia presso l’Università di Bologna e direttore delle Chirurgie generali degli Ospedali Bellaria e Maggiore di Bologna