Ultimo Aggiornamento:
28 gennaio 2023
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Sentiero di pace. Il cammino di Francesco in Terra Santa.

Claudio Ferlan * - 22.05.2014
Gerusalemme

Ha radici profonde, l’imminente viaggio di papa Francesco in Terra Santa. Radici che richiamano la storia recente del Vaticano e la biografia di Jorge Mario Bergoglio prima che fosse eletto papa. Ciò che ha ispirato il viaggio è la volontà di commemorare i cinquant’anni dall’incontro del gennaio 1964 tra Paolo VI e il massimo rappresentante della chiesa ortodossa, il patriarca di Costantinopoli Atenagora. Ma gli appuntamenti con alte personalità politiche e soprattutto religiose saranno molti, e non solo tra cristiani. Le modalità del pellegrinaggio, così viene riconosciuto, sono in verità molto nuove e trovano origine anche dalla vita di Bergoglio come arcivescovo di Buenos Aires. Lì promosse con varie e permanenti iniziative il dialogo interreligioso e strinse amicizia con altri leader religiosi come lui interessati e aperti al confronto, in particolare Abraham Skorka e Omar Abboud. Di fede ebraica Skorka, rettore del seminario rabbinico latinoamericano; di fede musulmana Abboud, presidente dell’Istituto per il dialogo interreligioso di Buenos Aires. È la prima volta nella storia dei viaggi pontifici che leader di altre religioni fanno parte della delegazione ufficiale di accompagnamento del papa. L’amicizia tra Bergoglio e Skorka in particolare comincia a essere indicata come il simbolo del dialogo non solo pacifico ma altamente costruttivo tra cristiani ed ebrei, che trova origine nel Concilio Vaticano II e nella dichiarazione “Nostra Aetate”. È una simpatia nata a Buenos Aires che ha già dato parecchi frutti: una serie di incontri pubblici e televisivi, un libro a quattro mani “Il cielo e la terra” (Mondadori 2013 l’edizione italiana, quella originale argentina è del 2010), un testo che ha tutte le carte in regola per fare storia. Basta leggerne qualche passo per capire che la costruzione del loro agire trae origine soprattutto dalla condivisione. Vi sono affrontate questioni dirimenti come, tra le altre, il fondamentalismo, l’economia e il denaro, l’eutanasia e il rapporto con la morte, nelle quali è riconoscibile un raffinato sforzo per la ricerca della concordia tra le due religioni e per l’identificazione di un atteggiamento etico, fondato teologicamente, che riconosca e rispetti le priorità delle fedi.

 

Le aspettative

Skorka individua nell’amicizia tra lui e Bergoglio il segno della possibilità di creare la pace tra le due religioni, nel dialogo interreligioso una necessità per compiere azioni insieme. Sulla stessa linea si pone la riflessione di Abboud, che in quello stesso dialogo vede uno strumento per la quotidiana costruzione di uno spazio comune capace di insegnare a superare i pregiudizi e cercare di mettersi nei panni altrui. Attraverso i fatti prima che le riflessioni teologiche, le quali comunque costituiscono una rilevante base teorica dell’azione. Proprio negli ultimi giorni poi Bergoglio ha sottolineato con forza nella sua predicazione che la pace non è fatta di parole ma persone, quelle stesse persone - sembra di poter dire - alle quali ha chiesto aiuto per preparare la propria presenza in Terra Santa. Ha ribadito poi che il suo sarà un pellegrinaggio strettamente religioso, invitando a pregare per la pace.

È lecito attendersi da questo viaggio un messaggio che travalichi i confini della fredda diplomazia, come del resto dimostra l’eccezionalità della sua forma. Le attese che contrassegnano la nuova prova di Bergoglio rivelano qualche inquietudine, motivata dal malcontento di alcuni estremisti in seguito alle voci diffusesi in Israele in merito a una presunta cessione della sovranità sul cenacolo al Vaticano, prontamente smentita. In generale però le dichiarazioni dei leader politici e religiosi degli Stati (Giordania, Palestina, Israele) in cui Francesco sarà accolto invitano alla tranquillità e prevedono un clima di accoglienza attenta, rispettosa e fiduciosa. Da Bergoglio ci si attende un messaggio di pace indelebile, come lo ha definito Skorka, capace di raggiungere non solo chi già è ben disposto nei suoi confronti, ma anche le coscienze dei singoli più diffidenti. Il Papa non può fare leva sul potere materiale, ha dichiarato ancora Skorka, non può minacciare sanzioni. Ma può valersi di un carisma ampiamente dimostrato in questo primo anno di pontificato, capace di destare l’attenzione e la simpatia della maggioranza delle cariche politiche mondiali. Francesco ci ha abituato alla sorpresa, non pensiamo dunque di poter prevedere cosa dirà. Di certo l’amplificazione della sua voce che garantisce la virtuosa eterogeneità del suo seguito è una novità forse capace di raggiungere molte persone e molti luoghi. Attenzione, poi. Non dobbiamo pensare al contributo di Skorka e Abboud come a una presenza di facciata o di apertura solo formale. In un sentiero di pace lungo, erto e tortuoso bisogna essere capaci di affidarsi all’aiuto degli altri. In cammino, dunque. E buon viaggio.

 

 

* Ricercatore presso Fondazione Bruno Kessler – Istituto Storico Italo-Germanico