Ultimo Aggiornamento:
22 maggio 2019
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È primavera, svegliatevi bambine…

Stefano Zan * - 09.03.2019
Manifestazione sì tav

A un anno esatto dalla cocente sconfitta del 4 marzo 2018 arrivano i primi segnali di timido risveglio delle opposizioni al governo. Le elezioni in Abruzzo e Sardegna hanno segnalato una prestazione decorosa del centro sinistra. Le primarie del PD sono andate oltre le più rosee aspettative. La manifestazione dei sindacati, quella di Milano contro il razzismo, altre manifestazioni locali (Sì Tav), le prese di posizione degli industriali, gli ultimi sondaggi, nel loro insieme, segnalano che un’opposizione esiste e che dopo mesi di torpore e smarrimento si sta appunto risvegliando. Stiamo parlando di timido risveglio perché i numeri parlano ancora di distanze siderali, ad esempio, tra PD e Lega. Ma come per il declino anche per la crescita e il successo esiste un effetto trascinamento che rapidamente può rendere più forti e consistenti segnali apparentemente deboli. Le prossime scadenze elettorali, le europee ma, soprattutto, le regionali di Piemonte ed Emilia-Romagna certificheranno se ci troviamo di fronte ad un timido occasionale rimbalzo oppure all’inizio di una rimonta più consistente.

I dati di contesto ci dicono che la Lega mantiene inalterato il suo consenso tra il 30 e il 35%. Calano visibilmente i 5 Stelle che ormai sono in una conclamata situazione di crisi e declino al quale stanno cercando di dare risposte con riassetti organizzativi che non dovrebbero avere alcun effetto a breve sul loro consenso. La distanza, almeno stando ai sondaggi, tra 5 Stelle e PD è sempre più ridotta ed un eventuale pareggio a breve avrebbe una enorme valenza politico-psicologica. Il rischio è che i 5 Stelle si ritrovino ad essere il terzo partito quando solo un anno fa erano di gran lunga il primo con un numero di consensi pari al doppio di quelli del PD e della Lega.

Di fronte al declino dei 5 Stelle nessuno è in grado di dire quale sia lo zoccolo duro degli elettori del movimento così come nessuno è in grado di dire quanti dei voti che perderanno d’ora in avanti andranno a destra o a sinistra. Fino ad oggi sono andati evidentemente alla Lega ma gli ultimissimi dati segnalano un primo piccolo passaggio di voti anche al PD e ai suoi alleati.

Questo è un aspetto importante perché crea una sorta di vero e proprio paradosso: più cresce l’opposizione, ammesso che continui a crescere, meno interesse hanno i 5 Stelle a far cadere il governo perché sono certi che non avranno mai più i risultati e il peso che hanno ottenuto lo scorso anno. Un paradosso perché se da un lato è evidente che stanno pagando a caro prezzo la loro presenza al governo è altrettanto evidente che la loro uscita oggi ne ridimensionerebbe ulteriormente il peso: un vero e proprio cul de sac che nelle prossime settimane renderà ancora più forti e disgreganti le tensioni interne al movimento. Sono di fronte ad un vero e proprio circolo vizioso: per evitare le elezioni saranno costretti ad essere più accondiscendenti con la Lega; ma se saranno più accondiscendenti con la Lega perderanno ulteriori consensi. Se pensano di uscirne con una qualche riforma organizzativa si sbagliano di grosso. Hanno il cerino in mano e si stanno bruciando le dita mentre Salvini osserva tranquillo. È prematuro affermare che stiamo assistendo alla fine del tripolarismo di questi ultimi anni e al ritorno del classico e vecchio confronto tra destra e sinistra che molti davano ormai per superato. Tutto dipende da dove si fermerà la deriva grillina che, oltre una certa soglia, li renderebbe politicamente irrilevanti.

Quello che è certo però che ad oggi il centro destra si attesta intorno al 45% dei consensi mentre il centro sinistra non solo è lontanissimo da questa cifra ma anche a fronte di una robusta ripresa del PD sconterebbe comunque il numero esiguo ed il peso limitato dei possibili alleati. Il risveglio dell’opposizione alimenta certamente l’ottimismo della volontà e contribuisce ad uscire da uno stato di vera e propria depressione politica che è durato per un intero anno. Ma il pessimismo della ragione indica che il percorso da compiere è estremamente complesso e non è facile ad oggi capire quale possa essere la strategia vincente, dove per vincente si intende la possibilità di tornare al governo del Paese. Il sistema elettorale proporzionale, la forza del centro destra, l’incertezza su dove andranno i voti grillini in uscita, uniti all’assenza di consistenti potenziali alleati lasciano intendere che l’obiettivo è ancora molto distante e le probabilità che il PD da solo possa raccogliere tutti i consensi necessari sono davvero remote.

 

 

 

 

* E' stato docente universitario di Teoria delle organizzazioni. Il suo blog è ww.stefanozan.it