Ultimo Aggiornamento:
12 giugno 2021
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Pietre false e frammenti di vetro

Francesco Domenico Capizzi * - 26.05.2021
Global Health Summit

Trascorreranno numerosi secoli – fino al 1789 in Francia, al 1861 in Russia – prima che una campana, ben grande e dal rintocco grave come quella dell’Arengo  del Palazzo del podestà in piazza Maggiore a Bologna nell’agosto 1256, annunciasse la fine della “servitù della gleba” e, dunque, la restituzione della libertà, perduta da secoli, a 5.855 esseri umani destinati a rimanere, compresa la loro discendenza, nella condizione di autentica proprietà privata delle 400 abbienti famiglie bolognesi, alla medesima stregua di una proprietà terriera, come gli arbusti e gli impianti agricoli con annessi vari, bestiami cortilivi e armenti inclusi. L’onere del riscatto fu sostenuto dalle casse pubbliche del Libero Comune in ragione di 8 lire per ogni bambino e 10 lire per i maggiori di 14 anni (A. Antonelli, Il Liber Paradisus, Marsilio 2008). 

La promulgazione del Liber Paradisus, che racchiude quell’evento liberale e insieme di giustizia sociale, marcò la fine anticipata, rispetto alla lentezza dei secoli, della condizione di schiavitù fino a promuovere difficili e contrastati processi di emancipazione delle classi subalterne e delle donne e dei bambini,  conquiste di Diritti civili fino alla più recente costruzione di un poderoso Stato sociale frutto di un’evoluzione culturale che conduce” alla dialettica dell’Illuminismo, al contrasto fra la libertà e le libertà, fra l’uguaglianza materiale e formale nel tentativo di rendere concrete le emozioni della fraternità” (H. Mayer,  I Diversi,  Garzanti 1977).

Si trattò di un’esigenza morale e fondante la faticosa e contrastata costruzione della Cultura occidentale, da tanti riconosciuta ed apprezzata fino a divenire un’etica esperienziale universale, pilastro e sostanza di tutte le Costituzioni, lì dove esistono e rispettate, della Dichiarazione dei diritti fondamentali dell’Uomo del 1948, dei tanti Consessi e Trattati internazionali a cominciare dall’ONU con le sue diramazioni organizzative e settoriali. 

Il problema cruciale che si pone, davanti alla loro percepita inefficacia, è rappresentabile da un’osservazione onirica di Maurice Maeterlinck: "Crediamo di avere scoperto una caverna di meravigliosi tesori e quando risaliamo alla luce non abbiamo che pietre false e frammenti di vetro e tuttavia nell'oscurità seguitano a brillare" (La vita delle termiti, Rizzoli 1980).                                                                                                                                                                                                                   Il rischio sostanziale davanti al mondo intero, appunto, consiste nella possibile visione di preminenti cesellature stilistiche, di dettagli letterari negli enunciati e nelle innumerevoli risoluzioni e trattati, ai quali non corrispondono effettivi benefici a favore dei popoli nella vita normale e nelle emergenze, come in quella attuale in cui ogni Entità statale, di fatto, agisce in solitudine.

Il rischio che ne deriva è che tutto quanto venga ad assomigliare ad una matière poétique di rigoristi esperti in perfezioni retoriche, se gli argomenti divengono vacui e, soprattutto, se le azioni conseguite scarseggiano.
A questo punto ecco sorgere l’antipolitica, il qualunquismo, il rigetto delle Carte dei Diritti, di documenti e dichiarazioni di Enti internazionali e della stessa Democrazia!

La recente “Dichiarazione di Roma” succeduta al “Summit globale della salute ” del 21 maggio scorso, approvata con 16 dichiarazioni di intenti, poggia su promesse e scarse decisioni effettive e verificabili: dal “sostegno e il potenziamento dell’architettura sanitaria multilaterale…” alla “promozione del sistema del commercio multilaterale…”, dall’intento a “supportare i Paesi a basso e medio reddito nella formazione di competenze e capacità produttive sul piano della ricerca e dell’industria farmaceutica…” al reperimento dei vaccini nella contingenza data e futura (www.governo.it).

A proposito non è stata assunta una posizione comune sui brevetti vaccinali, troppo poco si è parlato delle cause ambientali che hanno sostenuto il nascere e il potenziamento della pandemia da Coronavirus e dei rischi futuri incombenti, né si è discusso minimamente delle passività riscontrate di fronte ai prodromi pandemici e alle fasi conclamate. I partecipanti si sono mostrati divisi: Francia, Stati Uniti, Cina e Italia si sono dichiarate favorevoli alla sospensione temporanea dei brevetti, sebbene il presidente Draghi abbia voluto precisare che la sospensione è da intendere “limitata nel tempo e che non metta a repentaglio l’incentivo a innovare per le aziende farmaceutiche”. La presidentessa della Commissione europea ha garantito “100 milioni di dosi ai Paesi a basso e medio reddito entro il 2021”, ma in realtà, è noto, ne occorrerebbero almeno da 5 a 10 miliardi.

In conclusione, le promesse sono giunte dai singoli Governi nazionali e dalle aziende farmaceutiche.  

Una considerazione di principio: appare inadeguato che i 20 più grandi Paesi del mondo organizzino un summit per poi, in definitiva, raccogliere offerte volontarie e non per concordare soluzioni ed impegni comuni. La carità e le elemosine sono pratiche elogiabili da parte di privati cittadini, ma non adatte agli Stati che non devono sostituirle ai Diritti fondamentali da tutti approvati.

Forse mancano il campanone dell’Arengo e i campanari?

 

 

 

 

* Già docente di Chirurgia Generale nell’Università di Bologna e direttore della Chirurgia Generale negli Ospedali Bellaria e Maggiore di Bologna