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19 giugno 2024
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Nelle spire della radicalizzazione

Paolo Pombeni - 22.11.2023
Morte Giulia Cecchettin

Nonostante l’orribile tragedia della giovane Giulia brutalmente assassinata dal suo ex fidanzato abbia per un po’ oscurato il chiacchiericcio politico, la corsa alla radicalizzazione del quadro politico non accenna a fermarsi. Al di là di frasi di rito, tipo quelle sul confronto che si fa in parlamento (impresa piuttosto complicata di questi tempi), è una gara a strumentalizzare ogni evento.

Le agenzie di rating non bocciano drasticamente la politica economica del nostro paese? Anziché notare che gli economisti che conoscono il mestiere l’avevano già previsto, pur notando che questo non significa che navighiamo in splendide acque (leggersi le analisi dell’ottimo Carlo Cottarelli), ci si precipita da una parte ad affermare che il mondo ci ammira e dall’altra che stiamo andando a sbattere. Così si lascia campo libero alle velleità di chi vuol distribuire ancora qualche mancetta, mentre le cosiddette “contromanovre” sembrano, perché non le abbiamo ancora viste, orientate all’eterno sogno di allargare la spesa pubblica, che è proprio quello che si deve evitare.

C’è un problema di percezione di insicurezza nella gestione dell’ordine pubblico: gli uni sfornano nuovi reati da colpire con pene severe, gli altri denunciano politiche repressive che sarebbero senza senso. Ben pochi si pongono il tema del perché molti reati rimangono impuniti, a partire ad esempio dall’occupazione abusiva di case giusto per dirne una. Se siamo arrivati al punto che senza una leggina specifica che descriva nei dettagli una fattispecie specifica non si riesce a mettere forze dell’ordine e magistratura in grado di colpire i fenomeni una qualche ragione ci sarà pure.

Due grandi sindacati proclamano uno sciopero generale che è quantomeno atipico? Ci si divide fra chi come Salvini la butta subito in caciara, chi sbraita a difesa del popolo in lotta che sarebbe maggioranza (ma il fatto che un terzo grande sindacato non ci stia, non significa proprio nulla?), chi si butta da una parte e chi dall’altra.

Si è messa in campo una riforma costituzionale sull’assetto della presidenza del Consiglio che avrebbe potuto portare a larghe intese visto che in precedenza era stata in qualche modo ventilata a destra come a sinistra. La si deve trasformare in un pasticcetto perché da un lato di devono rincorrere le bandierine di partiti (la Lega che vuol salvarsi la possibilità di fare quei ribaltoni che dice di voler impedire, le sinistre impigliate nello stucchevole ritornello della difesa della costituzione così com’è).

Che tutto sia governato ormai dall’ottica della lotta elettorale per i voti alle prossime europee l’hanno capito quasi tutti, come risulta anche dai sondaggi d’opinione. Adesso più di un commentatore attira la nostra attenzione sul fatto che siamo ai duelli personalizzati: Salvini vs. Meloni, Schlein vs. Conte, con le varianti del confronto diretto che ci sarebbe fra Meloni e Schlein per il centro della scena e i tentativi dei partiti meno forti, a cominciare da Forza Italia con Tajani, di fare a gomitate per guadagnarsi uno spazietto almeno in seconda fila. Proposte di contenuti: pochine per non dire di peggio.

Eppure intorno non è che spiri una gran bella aria. Delle guerre siamo tutti al corrente, anche se l’ultima spinge fuori dei riflettori la prima: si veda quel che accade con l’Ucraina dopo l’esplosione del conflitto fra Hamas e Israele. Ma ci sono problemi di equilibrio generale nel sistema mondiale. Quel che è avvenuto in Argentina con l’elezione presidenziale di un esponente dell’estrema destra utopista non dovrebbe essere preso sotto gamba. La gestione del prossimo G20 a cui torna a partecipare Putin nel momento in cui sembra consolidarsi un’alleanza antioccidentale dei cosiddetti Brics dentro cui stanno India ed Iran, per non dire di Cina e Russia qualche campanello d’allarme dovrebbe pur averlo fatto squillare.

Ciò che succede nell’Unione Europea non dovrebbe essere sottovalutato. La scarsa forza della Commissione in rapporto al Consiglio è stata evidenziata da Romano Prodi, che di queste cose se ne intende. L’Italia si trova incastrata a contestare una riforma delle regole di bilancio comunitarie che i vertici tedeschi e i loro alleati del Nord misurano sulle loro egoistiche fortune (e dire che non è che siamo messi gran che bene …), i vertici francesi vedono solo la necessità di accordarsi coi tedeschi per salvare il loro tornaconto, negli altri tutto è piuttosto confuso. Il nostro paese come è stato più volte ricordato da molti osservatori si trova in posizione debole, perché ha normative che si è stupidamente rifiutato di applicare (la concorrenza a partire dai balneari), perché fa inutili barricate sull’approvazione del MES e perché mantiene un deficit preoccupante.

In un contesto del genere ci sarebbe bisogno di solidarietà nazionale, o almeno di un confronto responsabile fra le forze politiche. Paradossalmente la agenzia di rating Moody’s ha detto che l’Italia ha prospettive stabili per rimanere come adesso con una valutazione che pone i nostri titoli di debito poco sopra il livello di titoli spazzatura. Tutti contenti? Significa solo che la previsione è che rimaniamo intrappolati in questo assurdo festival della radicalizzazione che esalta le forze politiche, ma che consente all’economia di tirare avanti più o meno come al solito. Col suo buono, il suo meno buono e il suo decisamente cattivo.