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Le scuse di Cameron

Giulia Guazzaloca - 28.06.2014
David Cameron

Qualche giorno fa il premier britannico David Cameron ha rivolto pubblicamente le sue scuse al paese per aver assunto nel suo staff Andy Coulson, già direttore di News of the World, riconosciuto dalla magistratura colpevole di aver ordinato intercettazioni illegali sui telefoni di personaggi famosi, tra cui anche membri della famiglia reale. Fin dall’epoca dello scandalo, nel 2011, che aveva provocato la chiusura del tabloid e un gran putiferio nel mondo dei media inglesi, il primo ministro si era impegnato ad assumersi la piena responsabilità per aver nominato Coulson suo spin doctor per la comunicazione, qualora le accuse nei suoi confronti fossero state confermate dalle indagini. Così ha fatto, in una dichiarazione trasmessa in TV, lo scorso martedì, presentando agli inglesi le scuse «più sincere» e ammettendo che l’assunzione di Coulson era stata «una decisione sbagliata».

 

Lo scandalo del 2011 e la condanna


In Gran Bretagna lo hanno ribattezzato «Tabloidgate»: si tratta di una vicenda che nel 2011 coinvolse diverse testate del gruppo Murdoch e portò alla chiusura del domenicale News of the World, i cui giornalisti avevano effettuato intercettazioni telefoniche abusive e corrotto pubblici ufficiali per raccogliere notizie riservate su politici, personaggi del mondo dello spettacolo e persino sulle famiglie delle vittime degli attentati del 2005 a Londra. Ne seguì un’ondata di critiche da parte dell’opinione pubblica e fu aperta un’inchiesta che, oltre a coinvolgere Rupert Murdoch e suo figlio, condusse all’arresto di Rebekah Brooks, celebre «regina dei tabloid» e direttrice del News of the World dal 2000 al 2003.

Dopo quasi 8 mesi di processo, un verdetto a sorpresa pronunciato il 24 giugno. Brooks e altri tre imputati, tra cui l’ex marito e la ex segretaria, sono stati assolti, mentre Andy Coulson è stato giudicato colpevole di aver contribuito a pianificare le intercettazioni. Nel corso del processo il procuratore ha anche informato la giuria (8 donne e 3 uomini) che la Brooks e Coulson erano stati amanti proprio negli anni, tra il 1998 e il 2004, in cui secondo l’accusa era stata messa in atto la «cospirazione»; secondo il procuratore, infatti, «ciò che sapeva Coulson, lo sapeva anche la Brooks e viceversa» e la giuria gli ha dato ascolto.

 

L’imbarazzo del primo ministro


Quando, 8 anni fa, Cameron aveva presentato Coulson come suo nuovo capo della comunicazione, disse che avrebbe avuto un impatto «formidabile» sulle fortune dei tories; probabilmente pensava (e sperava) che la mancanza di esperienza politica dell’ex giornalista sarebbe stata compensata dalla sua perfetta conoscenza del mondo della carta stampata e dall’assidua frequentazione degli ambienti della mondanità nazionale e internazionale. Ma così, evidentemente, non è stato e lo scandalo Brooks-Coulson, oltre a colpire la credibilità del primo ministro, va ad indebolire un partito conservatore già duramente provato dalla sconfitta alle elezioni europee.

Non è mancato infatti, durissimo, l’attacco del leader laburista Ed Miliband, che ha accusato il premier di non aver agito per tempo nei confronti di Coulson e di aver anteposto i suoi rapporti con

Murdoch al senso di giustizia, trasparenza e correttezza dovuto cittadini. Non è stato solo un «errore di giudizio» o un «fatto accidentale»  – ha spiegato Miliband – perché la vicenda «ha contaminato» l’intero esecutivo e «David Cameron deve fare molto di più che rilasciare delle scuse». Chiedendo «spiegazioni» al premier, i laburisti hanno anche coinvolto il cancelliere dello Scacchiere George Osborne, responsabile di aver tenuto il primo colloquio con Coulson e di averlo raccomandato a Cameron: «ammette ora il cancelliere che si è trattato di un terribile errore di valutazione?», ha chiesto provocatoriamente Edward Balls.

 

Le scuse di Cameron


Se per gli standard della politica italiana le scuse del primo ministro possono apparire sufficienti – o comunque significative – per chiarire il suo ruolo nello scandalo delle intercettazioni, in Gran Bretagna, dove la tradizione delle libertà civili ha radici profonde e antichissime, il caso Coulson è destinato a produrre strascichi duraturi per Cameron e per il consenso al suo governo. Oltre alla questione dello «spionaggio» sulle comunicazioni delle persone (caso ancora più ampio è complesso è quello dei controlli sulla rete e sui social network effettuati dall’ufficio per la sicurezza contro il terrorismo), qui entra infatti in gioco il sospetto che Cameron abbia mentito circa la sua effettiva conoscenza del coinvolgimento di Coulson nelle intercettazioni abusive. E nella cultura anglosassone – come ben dimostrano l’affaire Clinton-Lewinsky o la crisi che investì il governo Blair quando emerse che aveva deliberatamente presentato un dossier falso sulla presenza di armi di distruzione di massa in Iraq – una delle colpe più gravi di cui può macchiarsi un esponente politico è proprio la menzogna.

Nel caso di Cameron si aggiunge poi un ulteriore sospetto: che le scuse pubbliche siano un comodo escamotage per levarsi d’impaccio nelle situazioni imbarazzanti. Pare infatti che il primo ministro vi sia ricorso altre 15 volte e il quotidiano online Huffington Post UK si è preso la briga di rievocarle: quando, ad esempio, ha ammesso che la Thatcher e i conservatori si erano sbagliati a definire «terrorista» l’African National Congress di Mandela durante la lotta contro l’apartheid; si è scusato a proposito di una controversa normativa che vietava la «promozione dell’omosessualità nelle scuole»; ha ritrattato la sua definizione della Gran Bretagna come «junior partner» degli USA nella guerra ai nazisti; si è scusato anche dopo essere stato fotografato mentre, in bicicletta, ignorava un semaforo rosso e percorreva una strada contro mano.

Sembra dunque molto incline alle scuse il premier britannico e questo probabilmente toglie peso e valore ai suoi atti di «contrizione» pubblica. È anche probabile che esse non basteranno in merito al caso Coulson. Certo è, però, che visto dall’Italia tutto questo desta sorpresa e forse anche un pizzico d’invidia.