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24 luglio 2021
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Laroussi, un duplice omicidio in diretta Facebook: una riflessione

Francesca Del Vecchio * - 18.06.2016
Isis e social

Ora che ciascuno può diventare un miliziano di Isis, arruolandosi sul web tra i foreign fighters, anche la diffusione della propaganda si fa decentralizzata. É quanto successo con le immagini della diretta Facebook di Laroussi Abballa, il killer di Parigi, riprese dall’agenzia di stampa del Califfato, Amaq News. Il venticinquenne francese aveva accoltellato una coppia di poliziotti – marito e moglie - a Magnaville, nella periferia parigina. Ciò che più sorprende è che, dopo aver compiuto il gesto, si è fermato. Non per rimorso: per consultare un pubblico virtuale, chiedendo cosa fare del bambino di tre anni alle sue spalle, rimasto fortunatamente illeso.

L’assassino ha strizzato gli occhi, giurando fedeltà ad al-Baghdadi. Si sentiva un martire. Affermava di aver risposto all’appello dello sceicco Abu Mohamed Adnani, numero due di Isis, a cui dedicava il duplice omicidio. Poi ha chiuso il filmato con un’esortazione, un imperativo: uccidere poliziotti, guardie carcerarie, giornalisti e rapper, minacciando direttamente il Campionato europeo di calcio: «Euro 2016 diventerà un cimitero». Il suo video sembrava non avere fine: 13 minuti e 15 secondi di immagini angoscianti, rimaste online per ore, prima di essere oscurate. A distanza di poco tempo la chiusura del suo profilo Facebook. Il principale organo di stampa dello Stato Islamico non ha tardato a rivendicare l’attentato, riconoscendo lo status di «combattente dell’Isis» al giovane estremista.

Nel 2013, Laroussi era stato condannato a tre anni di prigione - insieme ad altre sette persone - per associazione a delinquere finalizzata alla preparazione di atti terroristici. Secondo la polizia francese, che lo teneva sotto controllo da quando era in contatto con un altro connazionale, partito come combattente per la Siria, Loroussi avrebbe contribuito al reclutamento di jihadisti dalla filiera afghano-pakistana.

Omar Mateen, il killer afghano-americano che ha compiuto la strage nel locale gay di Orlando, e Laroussi Abballa: entrambi lupi solitari. Entrambi, subito dopo i rispettivi attacchi, hanno dichiarato di simpatizzare per il sedicente Califfato. Non è chiaro se vi fosse – effettivamente - una struttura organizzativa alle loro spalle. È più probabile l’arrivo del jihad “fai da te”, come lo hanno definito diverse testate internazionali.

Da quando l’Isis è protagonista della scena jihadista globale e ha costituito uno stato che domina su importanti porzioni di territorio siriano e iracheno, si stima che i militanti proveniente dall’estero siano pari a 5.000 unità (dati a gennaio 2015). È indubbio che parte del successo dello Stato Islamico stia in ciò che è riuscito a conseguire militarmente, ma non di minore importanza è l’abilità mediatica del gruppo. Filmati, podcast e comunicati: la capacità di propaganda di Isis è una della caratteristiche che lo differenzia da al-Qaeda, i cui sforzi mediatici, per quanto sofisticati, sono stati annientati per modernità, diffusione ed efficacia da quelli della sua costola e rivale: lo Stato Islamico, appunto.

La nuova frontiera, in un momento critico per gli equilibri interni al Califfato – alle prese con l’erosione di alcune fette importanti di territori conquistati -, sembra essere l’appropriazione a posteriori di testamenti video realizzati da lupi solitari inneggianti al jihad. Il filmato di Laroussi rimbalza sui profili social dei presunti jihadisti, mentre i loro profili Twitter lo rilanciano. Quello che preoccupa è che oggi si tratta di Facebook Live, domani potrebbe essere Snapchat. Poco importa il mezzo, occorre farsi sentire ed essere presenti sui network internazionali. Per farlo, Isis ha epurato i video delle immagini più cruente, conscio dell’esistenza di un algoritmo che censura automaticamente prigionieri in tuta arancione, cadaveri e uomini incappucciati. 

Solo poche settimane fa avevamo celebrato l’arrivo dello streaming sul social di Zuckerberg: ne abbiamo esaltato tutti gli aspetti positivi. Gli eventi degli ultimi giorni, però, dovrebbero indurci a riflettere su quali sono i risvolti negativi. Ma soprattutto: sulla necessità di un algoritmo che censuri in tempo reale contenuti poco appropriati.

 

 

 

 

Francesca Del Vecchio, praticante giornalista. Collabora con Prima Comunicazione e ha collaborato con il canale all news Tg Com 24.