Ultimo Aggiornamento:
14 settembre 2019
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L’ultimo dei Moikani: c’è o ci fa

Stefano Zan * - 18.04.2018
Di Maio e Mattarella

Di Maio è rimasto l’ultimo degli antiberlusconiani militanti. La cosa è al contempo curiosa e ingenerosa per molte ragioni.

Intanto addebitare a Berlusconi i disastri, assolutamente presunti, dell’economia italiana degli ultimi anni è singolare visto che Forza Italia è da tempo all’opposizione insieme ai 5Stelle.

Insieme ai 5Stelle Forza Italia ha combattuto Renzi in tutti i modi e, insieme, hanno fatto fallire la riforma costituzionale con il referendum del 4 dicembre.

Ma, soprattutto, Forza Italia ha regalato ai 5Stelle le città di Roma e Torino sottraendole al PD.

E’ vero che alle ultime elezioni Berlusconi è (ri)disceso in campo per l’ennesima volta adducendo il pericolo grillino a suo avviso ancora più insidioso di quello dei comunisti del ’94, ma così come allora “scherzava”.

Non si capisce dunque il perché di tanta ingratitudine e di tanto astio retroattivo. A meno che ….

Nelle sue ultime esternazioni, non sappiamo quanto reali o quanto tattiche e/o strumentali, Di Maio ipotizza un governo 5Stelle, Lega, PD con l’esclusione esplicita di Forza Italia.

Anche questa ipotesi è curiosa.

Da un lato è pronto a perdonare, nell’interesse del Paese, tutte le nefandezze di cui ha accusato il PD negli ultimi anni. Dall’altro lato, pur di arrivare alla stesura di un contratto di legislatura, si è già dichiarato disponibile a “rivedere” alcune delle posizioni più radicali del movimento. Non si parla più di uscire dall’euro o dall’Europa; i ministri li nomina il Presidente della Repubblica e non lui; il reddito di cittadinanza è diventato un intervento sul welfare; vanno persino bene le olimpiadi a Torino; la Lega può avere i ministri dell’Economia e dell’Interno (ancora non si sa cosa spetterebbe al PD). Insomma, per usare l’antico linguaggio del candidato premier in pectore, un grande inciucione di lunga durata.

Prima di pensare che sia un grande e innovativo disegno politico, Di Maio l’ha definito un governo rivoluzionario, proviamo a valutarne la fattibilità.

Anche se alcuni esponenti del PD si sono dichiarati disponibili ad un’apertura di credito nei confronti dei 5Stelle, la maggioranza resiste all’ipotesi di un accordo di questa natura. Ma, in questa prospettiva, al PD si chiede un doppio salto mortale: non solo un accordo con i grillini, ma anche, contemporaneamente, un accordo con la Lega di Salvini che nessuno, ma proprio nessuno, nel PD è pronto a votare.

Nel contempo Salvini dovrebbe buttare a mare Forza Italia e Fratelli d’Italia che oggi gli hanno consentito di arrivare, in coalizione, al 37% e domani chissà. Di Salvini si possono dire le peggio cose ma non che sia fesso. Intanto ha già portato a casa la leadership del centro destra e in prospettiva le cose potrebbero ulteriormente evolvere a suo favore. Il fatto che lo stesso abbia dichiarato: “mai con il PD” è più un’aggiunta di colore rispetto alle ben più profonde ragioni politiche che lo sconsigliano di abbandonare la sua posizione attuale.

Dunque, dovrebbe essere evidente che l’ipotesi avanzata da Di Maio del governo a tre non è minimamente praticabile neanche con l’intervento taumaturgico del Presidente Mattarella.

Ma allora perché Di Maio insiste?

Tre ipotesi possibili.

La proposta è un semplice diversivo in attesa di vedere come evolvono le cose.

Nella foga del post ideologico Di Maio ha un’idea un po' troppo fantasiosa di come vadano (ancora) le cose in politica. Credere che gli altri siano disposti a suicidarsi politicamente solo per fargli un piacere va ben oltre l’ingenuità o l’appello all’interesse generale del Paese, tratto dal tradizionale armamentario demagogico.

Infine, la spiegazione più razionale: Di Maio è già in campagna elettorale in vista delle elezioni prossime venture.

Avanzare ai due partiti più rappresentativi dopo i 5Stelle una proposta chiaramente irricevibile è un modo per dire agli italiani: avete visto, noi eravamo pronti a fare un contratto con il PD e la Lega nell’interesse degli italiani. Con il loro diniego questi due partiti dimostrano di essere la vecchia guardia interessata solo alle poltrone. Se volete cambiare l’Italia (e se volete il reddito di cittadinanza – una sorta di voto di scambio) alle prossime elezioni dovete votare tutti per noi.

Il problema è che molti elettori sprovveduti potrebbero anche credergli.

 

 

 

 

* E' stato docente universitario di Teoria delle organizzazioni. Il suo blog è ww.stefanozan.it