Ultimo Aggiornamento:
07 dicembre 2019
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L’Ucraina orientale tra scontri, separatisti e speranza

Carlo Reggiani * e Yevgeniya Shevtsova ** - 12.06.2014
Poroschenko e Putin

Lo scorso autunno l’Euromaidan iniziò a Kiev come un movimento per avvicinare l’Ucraina all’Europa e ai valori europei. Tuttavia, a pochi mesi di distanza, si potrebbe avere l’impressione che la metà russofona del paese non condivida il messaggio della piazza di Kiev o addirittura lo opponga. Questo è il quadro dipinto dalla maggioranza dei media russi ma che a volte traspira anche a Occidente, dove una lettura superficiale della questione potrebbe suggerire una netta divisione tra Est e Ovest. Ma dove si trova esattamente il conflitto in Ucraina e da dove esattamente deriva? La questione è complessa ma proveremo a suggerire alcune interpretazioni.   

 

Scontri e infiltrazioni dalla Russia  


A seguito della proclamazione da parte di ribelli della “Repubblica di Donetsk” e dell’elezione del nuovo presidente Poroschenko, gli scontri armati e le vittime del conflitto nell’Est dell’Ucraina sono purtroppo aumentati di settimana in settimana. Nelle regioni di Donetsk e Lugansk, infatti, si registra una sempre più copiosa presenza di miliziani armati. Ai miliziani locali si vanno aggiungendo un numero elevato di cittadini russi, facilmente trasportati nella regione dato che al momento la protezione dei confini è praticamente nulla. Particolarmente controversa è la presenza nella regione di guerriglieri ceceni, documentata anche da un video pubblicato dalla CNN a questo link:   

http://www.youtube.com/watch?v=LVR7reDAUSk

Alla domanda del giornalista, il soldato risponde in russo: “siamo Cadirovci”, cioé soldati dell’esercito privato di Kadyrov, il presidente incaricato della Republica Cecena, supportato da Putin.

Dal canto suo, Putin continua a negare pubblicamente un supporto ufficiale della Russia a tali infiltrazioni. Inoltre, è opinione diffusa che il presidente russo, grazie agli scontri delle ultime settimane abbia già ottenuto quello che desiderava: l’impossibilità per l’Ucraina di entrare nella NATO e un’importante influenza sulle decisioni di Kiev più in generale.      

 

Cui prodest?


Uno sguardo più attento alla geografia delle proteste anti-governative e all’evoluzione delle stesse nell’ultimo periodo può forse fornire qualche risposta.

Dalla Figura 1 si può notare come gli scontri armati siano concentrati in parti selezionate delle regioni di Lugansk e Donetsk - le parti che erano tradizionalmente controllate dal Partito delle Regioni dell'ex presidente Yanucovich.

Nelle vicine regioni di Dnipropetrovsk e Kharkiv, invece, le proteste di Aprile si sono completamente assopite e non c’è traccia di scontri. Questo fatto, apparentemente sorprendente, può essere spiegato considerando il ruolo degli oligarchi, i veri e propri detentori del potere economico e politico in queste regioni.

 

Figura 1. Scontri armati nelle regioni di Donetsk e Lugansk.

 

 

Donestk


Rinat Akmetov è uno degli uomini di affari più importanti del paese essendo proprietario di 162 aziende, costituenti l’80% della produzione industriale della regione di Donetsk. Chiaramente, il suo potere economico si basa anche su rilevanti connessioni con la politica: Akmetov è stato uno dei maggiori sostenitori di Yanucovich e dei rappresentanti del “Partito delle Regioni” in parlamento. La caduta di Yanucovich ha potenzialmente effetti catastrofici sui suoi affari e aprirebbe anche la possibilità a inchieste giudiziarie.   

 

Kharkiv e Dnepropetrovsk


Al contrario, la regione di Kharkiv è stata teatro di violente proteste e scontri armati molto simili a quelli di Donetsk fino ad Aprile. Gli scontri sono terminati quasi magicamente dopo il ferimento e la fuga del sindaco Gennady Kernes - un attivo sostenitore del Partito delle Regioni.

Invece, nella regione di Dnipropetrovsk non si sono mai registrati né proteste né scontri. L’oligarca locale Igor Kolomoysky ha sempre supportato il movimento Euromaidan e, a seguito della fuga di Yanucovich, è diventato governatore della regione. Essendo forse il più grande rivale di Rinat Akmetov, sta approfittando della situazione per guadagnare il controllo di parti della confinante regione di Donetsk.      

 

Poroschenko, Putin e la fine degli scontri?


Al di là di questioni linguistiche, sembra chiaro che da un lato gli interessi geo-politici russi e dall’altro gli interessi finanziari degli uomi d’affari più influenti del paese giochino un ruolo importante per comprendere l’attuale situazione nell’est dell’Ucraina.

In questo contesto, a due settimane dall’elezione del nuovo presidente Poroschenko, alcuni eventi possono dare qualche ragione di ottimismo circa una possibile soluzione del conflitto.

In primis, Poroschenko ha brevemente incontrato Putin in Francia: un piccolo passo verso l’inizio di un vero e proprio dialogo tra i due presidenti. Secondariamente, il nuovo presidente ha sorprendentemente invitato all’ultimo momento Rinat Akmetov alla sua cerimonia di insediamento, a cui era presenta anche Igor Kolomoysky. A distanza di poche ore, il presidente della autoproclamata “Repubblica di Donetsk” è stato ferito un attentato: solo una coincidenza? In ogni caso, Poroschenko si è detto ottimista per una soluzione del conflitto entro la fine di questa settimana.

 

 

* Economista presso l’Università di Manchester (GB).

** Economista presso l’Università di Liverpool (GB).