Ultimo Aggiornamento:
19 settembre 2020
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La riforma elettorale

Stefano Zan * - 29.08.2020
Renzi e Calenda

E’ interessante notare come grandi sostenitori dei sistemi elettorali di stampo maggioritario si siano di recente riconvertiti e con la stessa foga che usavano un tempo a difesa del maggioritario sostengano oggi sistemi di impianto proporzionale o, addirittura, il proporzionale puro con sbarramento al 5% sul modello  tedesco.

Ovviamente le ragioni di questa riconversione intellettuale, che induce alcuni a dichiararsi ancora per il maggioritario come modello astratto, sostenendo al contempo che però non va bene per l’Italia di oggi, sono ragioni nobili e determinate da mutazioni del contesto politico in cui ci troviamo ad operare. In particolare si sostiene che la riduzione del numero dei parlamentari voluta dai 5Stelle, ma sostenuta per amore o per forza anche dagli altri  partiti, crea in sé un deficit di rappresentanza, deficit che verrebbe accentuato da un sistema maggioritario (soprattutto se basato su collegi uninominali). Per varie ragioni non voglio entrare nel merito della questione che ancora una volta ipostatizza modelli elettorali in sé migliori degli altri a prescindere dalle contingenze e dai rapporti di forza esistenti al momento del varo della nuova legge. Infatti sono proprio queste contingenze e questi rapporti di forza che spiegano in maniera meno nobile ma assai più concreta perché alla fine del percorso dovremmo trovarci con un sistema di tipo proporzionale che per altro ha già trovato un primo accordo di massima tra i partiti di governo. L’opzione per il proporzionale dipende dalla differenza fondamentale tra i due sistemi che consiste in un fatto molto semplice: con il sistema maggioritario le coalizioni si formano prima delle elezioni, con quello proporzionale le coalizioni si formano dopo, in parlamento, sulla base dei voti ottenuti dai singoli partiti.

Non solo. Con il proporzionale il numero dei seggi corrisponde sostanzialmente al numero dei voti ottenuti; con il maggioritario chi vince ha un numero di seggi percentualmente superiore al numero dei voti ottenuti.

Queste due caratteristiche spiegano la posizione attuale dei partiti politici a prescindere da quanto avevano sostenuto in precedenza. I partiti di centro destra sono già una coalizione e come tale si presentano con successo alle elezioni regionali e alle amministrative in genere. Con un sistema maggioritario non avrebbero difficoltà, non ostante i rapporti a volte critici con Forza Italia a costruire una coalizione solida che si presenta compatta agli elettori. Stando ai sondaggi di oggi questa coalizione si fermerebbe poco sotto il 50% dei voti,  sufficienti a governare se il sistema elettorale è maggioritario; insufficienti di per sé se il sistema è un proporzionale puro (vedi la Merkel alle ultime elezioni). Di qui la loro posizione decisamente propensa a un sistema maggioritario.

Dall’altra parte esiste una forte frantumazione che non ostante la comune esperienza di governo fatica a tradursi in una vera e propria coalizione, non solo per le tensioni PD 5Stelle ma anche per le posizioni di Renzi, Calenda, Bonino, Speranza. Salvo ipotizzare un’alleanza tipo Ulivo con dentro tutti da Speranza a Calenda che sulla carta e sui sondaggi di oggi si collocherebbe non lontano dal Centrodestra sembra prevalere oggi l’ipotesi della corsa solitaria con il proporzionale per poi verificare in parlamento cosa è possibile fare. Questa ipotesi ha però un limite che non è quello della fantasia, dopo tutto quello che abbiamo visto in questa legislatura, ma quello dei partiti minori.

Con la soglia la 5% nessuno di essi entrerebbe in parlamento. E quindi o si tiene una soglia molto bassa, non oltre il 3% (che per alcuni è già critico) oppure si fanno alleanze intermedie tipo quella tra Bonino, Renzi, Calenda (ma resta il  problema LEU).

Un quadro tutt’altro che promettente per  il cosiddetto centro sinistra e per i suoi partiti minori i quali a questo punto, persa per persa, potrebbero decidere l’azzardo del maggioritario. Una legge elettorale costringe alla formazione delle coalizioni prima del voto. I due più grandi partiti del Centrosinistra non possono pensare di fare a meno dei partiti più piccoli i quali avrebbero in questo modo un discreto potere contrattuale e poi….decidano gli elettori e  si potrebbe scoprire che la maggioranza nel paese ce l’ha il centrosinistra! Pura fantasia? Può essere ma pensiamo all’attuale governo! Inoltre le cose evolvono rapidamente e fino all’ultimo momento non c’è bisogno di alcuna  legge elettorale che, come di consueto, verrà varata all’ultimo istante utile non sulla base di modelli astratti che definiscono a priori quale sia la legge migliore in assoluto, ma sulla base dei rapporti di forza di quel momento, cercando di  favorire le posizioni della maggioranza del parlamento uscente laddove questa esista politicamente e non solo sulla carta.

 

 

 

 

* E' stato docente universitario di Teoria delle organizzazioni. Il suo blog è ww.stefanozan.it