Ultimo Aggiornamento:
13 novembre 2019
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La presidentessa Dilma Rousseff appesa a un filo

Rafael Ruiz * - 11.07.2015
José Dirceu

Il susseguirsi degli avvenimenti politici brasiliani ha subito un’accelerazione estrema. La Convenzione Nazionale del PT (Partido de los Trabalhadores – Partito dei Lavoratori), svoltasi nel mese scorso, non ha portato nulla di nuovo. Tantomeno si sono calmati gli animi o si sono placate le critiche contro il ministro delle finanze, Joaquim Levy, che – come visto in un articolo precedente – stava incontrando una forte opposizione da parte di molti esponenti dello stesso PT.

Di lì in poi sono diventati abituali gli annunci di nuovi sospetti di crimini di corruzione, di mazzette, di riciclaggio di denaro. Sono tutte accuse che mettono in luce le collusioni delittuose degli ultimi anni tra le maggiori imprese di costruzione civile del Paese e il Partito dei Lavoratori. Il governo e la presidentessa Dilma Rousseff si sono lamentati perché la stampa nazionale propone un’informazione selettiva, attenta solo alle irregolarità del PT e non a quelle degli altri partiti. Probabile che il lamento sia fondato, ma la verità è che queste sono le notizie veicolate dai mezzi di comunicazione. E il bilancio dell’operato della presidentessa e del suo partito è estremamente negativo. La scorsa settimana l’indice di approvazione di Dilma è sceso addirittura al 9%, senza che nessuno potesse immaginare una cifra così bassa. L’indice di disapprovazione, al contrario, supera il 75%.

Gli effetti dello stravolgimento del quadro politico sono per di più aggravati dal severo adeguamento fiscale in corso, che al momento (primi giorni di luglio) non sembra portare a nulla. Questo almeno è quanto avverte la popolazione al momento del conteggio delle spese mensili. L’aumento di più del 50% delle spese pubbliche – principalmente trasporti, luce e acqua – ha avuto come effetto un forte aumento dell’inflazione che si riflette sulla vita quotidiana: alimentazione, scuole, vestiti, prodotti per l’igiene. Quello che sta succedendo, di fatto, è che se fino allo scorso anno i brasiliani non si dovevano preoccupare molto al momento di pagare le proprie spese, ora invece sono costretti a prestare molta attenzione e a stringere la cinghia per arrivare a fine mese con un saldo positivo.  

Nel frattempo, le notizie sugli scandali che coinvolgono la Petrobrás e le denunce degli imprenditori stanno arrivando sempre più vicine sia alla presidentessa, sia a Lula. Esemplare è il caso dell’ex-ministro José Dirceu (governo Lula). Al momento a piede libero, Dirceu, già condannato per lo scandalo noto come “mensalão” (compravendita di voti di deputati), ha inoltrato una richiesta di habeas corpus preventivo per evitare un’altra possibile incarcerazione legata agli scandali Petrobrás.

D’altro canto, quella che fino a poco tempo fa poteva sembrare solo una voce, addirittura una follia, comincia a essere paventata pubblicamente da alcuni esponenti del PMDB (Partido do Movimento Democrático Brasileiro), partito che sostiene il governo ma che ora sembra sempre più voler prenderne le distanze. Ogni giorno qualche politico dichiara alla stampa di non essere certo che Dilma possa arrivare alla fine del proprio mandato. Altri pensano che si debba avviare un procedimento di impeachment, tenendo conto che le accuse cominciano a mostrare degli indizi – non delle prove – conto la presidentessa. Nel partito che ha perso le ultime elezioni (PSDB – Partido da Social Democracia Brasileira) i possibili candidati alla presidenza già cominciano a manifestarsi e a fare delle congetture. La cosa più grave, però, è che nello stesso PT esiste un movimento teso a creare un rinnovato “fronte di sinistra”, fatto di politici, deputati, senatori e intellettuali. Guidato da uno storico membro del PT, l’ex-governatore dello stato Rio Grande do Sul Tarso Genro, il gruppo ha iniziato a convocare riunioni e promuovere dibattiti. Sarà un fronte di sinistra che abbandonerà la nave del PT? Al momento non si sa.

Come si vede, sembra davvero che il governo sia appeso a un filo. Un filo che può essere forte a sufficienza per consentire la sopravvivenza dell’esecutivo e per provare a far fronte agli innumerevoli problemi politici ed economici apparsi sulla scena. Un filo che però potrebbe anche rompersi. Per il momento nessuno ne conosce la robustezza.

 

 

 

 

* Professore di História da América nella Universidade Federal de São Paulo

Traduzione di Claudio Ferlan