Ultimo Aggiornamento:
20 luglio 2019
Iscriviti al nostro Feed RSS

La crisi politica ed economica della Grecia. Uno spettro che si aggira per l'Europa?

Rigas Raftopoulos * - 23.12.2014
Antonis Samaras

La prima votazione per eleggere il nuovo presidente della Repubblica ellenica si è tenuta mercoledì 17 dicembre come aveva annunciato l'8 dicembre scorso il primo ministro Antonis Samaras ed ha avuto esito negativo. Il candidato proposto dal governo, Stavros Dimas, ha ricevuto infatti soltanto 160 voti a favore  laddove la Costituzione greca prevede per la prima tornata il quorum di 200 deputati sui 300 del Parlamento. Se la maggioranza necessaria non viene raggiunta allora dopo cinque giorni si torna a votare con stesse modalità e requisiti. In caso ancora negativo, dopo altri cinque giorni si dovrà effettuare la terza ed ultima votazione con il quorum abbassato a 180 voti. Il fallimento al terzo turno comporterebbe dopo dieci ulteriori giorni le dimissioni del Consiglio dei ministri, lo scioglimento del Parlamento e la convocazione di elezioni politiche. Il nuovo Parlamento procederebbe come suo primo compito all'elezione del presidente della Repubblica seguendo un calendario articolato su tre votazioni: nella prima il quorum è fissato a 180 voti, nella seconda, cinque giorni dopo, a 151 voti e nelle eventuale terza tornata si confronterebbero i due candidati più votati in precedenza e il vincitore della tornata verrebbe eletto nuovo presidente della Repubblica.

Nella più stringente attualità politica si registrano le risposte negative da parte dei partiti del Greci Indipendenti ANEL (12 deputati) e della Sinistra Democratica DIMAR (10 deputati) sul nome Stavros Dimas proposto da Nuova Democrazia (127 deputati) e PASOK (28 deputati), il settantatreenne, avvocato di formazione, Dimas, attualmente vice presidente di Nuova Democrazia con una lunga carriera da ministro in svariati dicasteri ultimo dei quali quello degli Esteri nel governo tecnico del banchiere Lukas Papadimos nel novembre 2011, di commissario europeo per l'Ambiente e di collaboratore della Banca Mondiale.

Nuova Democrazia ha comunicato con enfasi che il suo ex primo ministro Kostas Karamanlis ha dato il suo appoggio a Dimas probabilmente per esercitare pressioni sui deputati transfughi dalle sue fila e appartenenti a ANEL e indipendenti. Il risultato della prima tornata è però inferiore alle aspettative del premier Samaras che con il suo staff contava su almeno 167 voti a favore.

Allo stesso tempo i due partiti di governo attendono le mosse del leader di Sinistra Democratica  Fotis Kouvelis la cui eventuale scelta di allearsi con il SYRIZA – ipotesi al momento smentita – potrebbe in qualche modo "convincere" i deputati della destra fuori da ND a orientarsi verso il nome di Dimas.

La tattica del governo sembra sempre più orientata a sfruttare tutti i segnali negativi provenienti dall'economia del paese per collegare l'elezione del presidente della Repubblica ad una imminente conclusione del percorso della Grecia all'interno del meccanismo finanziario di sostegno della troika (Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale). L'elezione immediata del presidente costituirebbe infatti per il governo un messaggio di stabilità e affidabilità politica verso l'esterno allontanando allo stesso tempo lo spettro di elezioni politiche anticipate e della nascita di un governo diverso, guidato dal SYRIZA, che porterebbe con certezza, come afferma lo stesso Samaras, al caos. Il crollo recente della borsa valori di Atene con una perdita di circa 8 miliardi di euro in una sola seduta che la riporta ai livelli del 1987 e le notizie di scenari inquietanti per il futuro della Grecia che iniziano a circolare tra i media internazionali  - Il Wall Street Journal definisce oggi la Grecia come il “fantasma del Natale” - sembrano prestarsi perfettamente allo scopo. Il canovaccio che il governo sembra voler seguire sarebbe dunque finalizzato a incutere un vero e proprio terrore prima ai deputati "incerti" in merito al voto del presidente della Repubblica e, in caso di fallimento, sarebbe rivolto agli elettori in previsione delle politiche di febbraio. A ben vedere si tratta della riproposizione del tema sfruttato (con successo) per le politiche del 2012 ma è noto che la seconda riproposizione non possiede quasi mai la capacità persuasiva della prima. In mezzo a tante incertezze e incognite la situazione politica greca è certamente molto polarizzata e i suoi esiti si decideranno su tavoli tanto interni quanto internazionali. Un altro scenario possibile – e già concretizzatosi alle politiche del 2004 con Karamanlis – è che Samaras reputi altamente improbabile una vittoria per l'elezione del presidente della Repubblica e, soprattutto, alle elezioni politiche, e scelga quindi di defilarsi e lasciare così nella mani dell'opposizione il difficile compito di gestire una situazione economica e sociale incandescente.

La pubblicizzazione da parte del Consiglio di Stato della lunga lettera riservata che il ministro dell'Economia Ghikas Chardouvelis ha recentemente inviato ai rappresentanti della troika e nella quale si preannunciavano pesanti misure di austerità per un valore complessivo di poco meno di un miliardo di euro che il governo di coalizione avrebbe intenzione di approvare entro la metà del 2015 ha provocato le ire e il panico nel governo Samaras. Inoltre la recente denuncia dagli scranni del Parlamento da parte della deputata di ANEL Stavroula Xoulidou di tentativi di corruzione da parte di “emissari” di Nuova Democrazia per convincerla a votare in accordo con il governo per il presidente della Repubblica, denuncia attualmente sotto indagine della magistratura ellenica, rende il clima ancora più avvelenato. È di giovedì 18 dicembre una analoga denuncia resa pubblica dal deputato di ANEL Pavlos Chaikalis che, in precedenza, si era rivolto alla magistratura denunciando la circostanza.

 

Sul piano internazionale la troika sembra invece abbastanza indifferente alle sorti politiche di questo governo e più interessata invece all'applicazione dei punti di austerità del Memorandum. Il rinvio di due mesi deciso l'8 dicembre scorso sull'applicazione di questi punti sembra essere l'ultima chance concessa dai creditori internazionali ad un governo di cui si fidano sempre meno, dopo le insistenti richieste di Samaras nel tentativo di  “alleggerire” i deputati dal gravoso compito di approvare misure di estrema austerità “agevolandoli” invece nella scelta del presidente della Repubblica che potrebbe rilanciare così le sorti del governo. Il SYRIZA ha annunciato che non parteciperà alle votazioni e il suo netto vantaggio nelle intenzioni di voto,  manifesto già dal mese di agosto 2014, chiarisce il perché di tale scelta. I numeri però sembrano non esserci in alcun modo per il governo e per il suo candidato Dimas. Il governo si trova così in grandissima difficoltà stretto da un lato tra l'assoluta intransigenza dei creditori internazionali e dall'altro tra le infauste previsioni elettorali sia per l'elezione del presidente che, per conseguenza diretta, per le prevedibili elezioni politiche.

 

La troika sembra volersi preparare ad ogni possibile sviluppo compreso quello di un nuovo governo guidato dal partito di Alexis Tsipras legandolo a impegni presi dal governo Samaras e non negoziabili. Nei primi due trimestri del 2015 infatti Samaras ha preso impegni nei confronti del FMI (partner nella troika) per la riscossione di circa 5 miliardi di euro mentre nel terzo di circa 8 miliardi e mezzo, un totale di 13 miliardi e mezzo di euro in nove mesi che metterebbero in seria difficoltà un nuovo e ben diverso governo nell'ambito delle trattative coi creditori.

Nel complesso gli scenari politici del prossimo futuro si presentano difficili da prevedere data l'estrema instabilità del governo e i ristretti margini concessi al paese sul piano del debito dai creditori internazionali. Le ombre che incombono sul paese sono quelle di un vicolo cieco politico ed economico dall'impatto sociale il cui solo pensiero proietta un'inquietudine ancora più grande se si pensa che il corpo del paese subisce duri colpi da oltre cinque anni.

 

 

 

* Ricercatore Università di Roma III