Ultimo Aggiornamento:
22 maggio 2019
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La colomba pasquale

Stefano Zan * - 16.02.2019
Sondaggi elettorali

Tutti gli osservatori, nessuno escluso, hanno sempre sostenuto che il governo non sarebbe mai caduto prima delle elezioni europee. Non ostante tutte le difficoltà e le tensioni era interesse di entrambi i partiti che lo sostengono trovare delle mediazioni che consentissero di arrivare almeno fino a fine maggio. E in effetti di queste mediazioni spesso improbabili ne abbiamo viste molte in questi mesi con accordi raggiunti all’ultimo momento grazie al confronto diretto Di Maio-Salvini con Conte a fare da pompiere. Il quadro però sta progressivamente cambiando per almeno tre ragioni. La prima è che le continue mediazioni di varia natura hanno per i 5 Stelle un costo sempre più elevato perché progressivamente riducono il consenso di cui godevano al momento dell’insediamento del governo; ad oggi, stando ai sondaggi, hanno perso già tra il 7 e l’8%. E questo consenso passa direttamente nelle mani di Salvini che in pochi mesi ha superato la soglia del 30%. Quanto ancora possono permettersi di perdere i 5 Stelle prima di realizzare che per loro l’esperienza di governo è politicamente perdente?

La seconda regione è che dopo le elezioni in Abruzzo è probabile che anche le prossime elezioni regionali abbiano più o meno lo stesso esito. Come scrivevo la scorsa settimana il dato più rilevante è che dopo il 4 marzo è la Lega che si presenta come il vero partito nuovo e alternativo soprattutto al sud e questo può costare ai Cinquestelle decine di migliaia di voti che non si recuperano neanche con una intensa campagna elettorale. Le prossime elezioni regionali confermeranno il successo della Lega e il forte declino dei 5 Stelle. E non siamo ancora a Pasqua.

Nelle prossime settimane i due partiti di governo dovranno affrontare una serie di questioni (autonomia delle regioni del nord, autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini, alcune nomine importanti come l’INPS, ecc.) rispetto alle quali partono da posizioni distanti ma sulle quali potrebbero anche trovare l’ennesima mediazione pur di non fare cadere il governo. Ma c’è un punto di caduta sul quale non riusciranno a trovare nessuna mediazione, la Tav, a meno che non sia possibile rinviare la decisione a dopo le elezioni europee. Perché la Tav è così fondamentale?

Perché sulla realizzazione dell’opera non sono possibili mediazioni: o si fa o non si fa. Piccoli aggiustamenti di tracciato sarebbero politicamente irrilevanti. Un referendum popolare è tecnicamente improponibile anche perché nessuno sa chi dovrebbe votare: i piemontesi, i cittadini del nord, tutti gli italiani? Senza contare gli accordi con la Francia e i finanziamenti europei. L’analisi costi-benefici (economici) è sempre discutibile, soprattutto quando il valore di un’opera si proietta in un futuro molto lontano. Mentre l’analisi costi-benefici politici è di immediata comprensione.  Al di là del merito intrinseco infatti la Tav ormai è una bandiera. I 5 Stelle per la loro storia e la loro credibilità non possono cedere su questo punto: perderebbero la faccia, perderebbero voti e a quel punto sarebbero completamente alla mercè di Salvini per tutte le scelte e la tenuta del governo. Ma nel frattempo anche il sì alla Tav è diventato una bandiera. Una bandiera di tutto il nord: cittadini, piccole e grandi imprese, istituzioni locali (governate prevalentemente dalla Lega), tra l’altro una bandiera che sventola più forte in ragione del rallentamento dell’economia. Salvini non può lasciare cadere questa bandiera perché pagherebbe un prezzo elevato in termini di consensi, almeno al nord, e vedrebbe indebolita la sua leadership complessiva nei confronti de Di Maio. Da questione confusa, ambigua, sostanzialmente rinviata dal contratto di governo oggi la Tav è diventata un gioco a somma zero dove uno vince e l’altro perde. Ma per il valore simbolico che ha assunto e per le conseguenze politiche che la scelta comporta non è più pensabile la convivenza al governo dopo che uno dei due interlocutori sarà stato pesantemente sconfitto. Questa volta nemmeno Conte sarà in grado di trovare una soluzione soddisfacente.

A quel punto, visto il quadro complessivo, i sondaggi, l’andamento delle elezioni regionali, i numerosi conflitti in essere, entrambi gli interlocutori si chiederanno che interesse hanno a procrastinare una scelta, quella della caduta del governo, che ormai è sempre più nelle cose.

Salvini potrebbe realizzare che ha già guadagnato tutto quello che poteva guadagnare dall’esperienza di governo e che anzi, senza la zavorra dei 5 Stelle potrebbe consolidare ulteriormente il proprio consenso. Di Maio potrebbe realizzare al contrario che stando al governo rischia di perdere rapidamente ulteriori consensi oltre a quelli che ha già perso. Il tutto in un quadro economico complessivo e con una prossima finanziaria che rendono sempre più difficile per qualsiasi governo uscirne bene.

A questo punto le probabilità che i due vice primi ministri mangino insieme la colomba di Pasqua mi pare, politicamente, sempre meno probabile. Se si vota sulla Tav il governo cade.

 

 

 

 

* E' stato docente universitario di Teoria delle organizzazioni. Il suo blog è ww.stefanozan.it